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4 Agosto 2026
8:30

A estinguere i dinosauri non fu solo l’impatto dell’asteroide, ma l’ondata di caldo che causò: lo studio

L'estinzione dei dinosauri, avvenuta 66 mln di anni fa, potrebbe non essere stata causata solo dall'urto provocato dal meteorite o dal freddo prolungato, ma da una potente ondata di calore. Secondo un nuovo studio, le polveri finissime sollevate dall'asteroide avrebbero infatti intrappolato la radiazione termica nell'atmosfera, trasformando la Terra in un "forno".

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A estinguere i dinosauri non fu solo l’impatto dell’asteroide, ma l’ondata di caldo che causò: lo studio
dinosauri caldo

Per decenni abbiamo dato per scontato che l'estinzione dei dinosauri nel Cretacico fosse stata un lungo e graduale processo guidato dal freddo dell'inverno nucleare. Tuttavia, questa visione tradizionale presenta una falla logica: non riesce a spiegare una moria simultanea e globale avvenuta prima che le temperature potessero crollare. Ad aprire la strada verso un cambio di prospettiva è lo studio pubblicato sulla rivista Journal of Geophysical Research: Biogeosciences dell'AGU, che individua come fattore determinante non i mesi di buio successivi, ma la risposta termica dell'atmosfera a due ore dall'evento nella penisola dello Yucatàn.

Le polveri dell'asteroide avrebbero intrappolato il calore: la nuova scoperta

La ricerca ha riesaminato in dettaglio la dinamica dell'impatto di Chicxulub ed è giunta alle seguenti conclusioni. Quando l'asteroide celeste largo una decina di chilometri colpì la penisola dello Yucatán, 66 milioni di anni fa, vaporizzò oltre 1000 chilometri cubi di roccia. Una parte di questo materiale fuso si condensò in piccole goccioline, chiamate sferule, mentre un'enorme quantità si polverizzò in particelle finissime. Quando le sferule ed i detriti sono ricaduti verso la superficie terrestre ad altissima velocità, l'attrito con l'atmosfera ha generato una quantità spaventosa di calore. Peculiare a questo punto il ruolo delle polveri sottili che, secondo gli studiosi, si sarebbero diffuse a livello globale formando un fitto strato isolante ad alta quota.

Come ha spiegato Alexandria Johnson, scienziata delle nubi presso la Purdue University e coautrice dello studio:

La nube di polvere ha agito esattamente come «un coperchio su una pentola», impedendo al calore di disperdersi nello spazio e riflettendolo di continuo verso la superficie.

Incendi e temperature estreme dopo l’impatto: le cause dell’estinzione dei dinosauri

L'effetto combinato di attrito e isolamento termico avrebbe trasformato l'atmosfera in una sorta di enorme "forno ventilato" impostato alla massima potenza; e  l'energia radiante raggiunto livelli tali da innescare incendi spontanei nelle foreste di tutto il pianeta: erba, licheni e aghi di pino avrebbero preso fuoco all'istante, alimentando roghi devastanti anche a migliaia di chilometri dal punto d'impatto.

Brandon Johnson, scienziato planetario della Purdue University e primo autore dello studio, ha descritto lo scenario con parole molto efficaci:

Tutta quella enorme energia cinetica doveva pur finire da qualche parte e alla fine si è convertita in calore. Con la nube di polvere che intrappolava la radiazione termica, è stato come se la superficie e tutto ciò che vi si trovava sopra venissero letteralmente grigliati».

L'esperto si è poi soffermato sulla rapidità dell'evento:

Ci troviamo in un contesto in cui potremmo aver assistito allo sterminio della maggior parte delle creature già nelle prime due ore.

Come hanno fatto alcune specie a sopravvivere?

Questa nuova ricostruzione risponderebbe anche a un altro enigma storico: perché i dinosauri si sono estinti mentre altri animali ce l'hanno fatta? La risposta sembra risiedere nella possibilità di trovare un riparo immediato. I grandi rettili terrestri, troppo grandi per nascondersi, non hanno avuto scampo di fronte a ustioni e ai colpi di calore provocati dall'intenso impulso termico. Al contrario, piccoli mammiferi, rettili fossori, organismi acquatici e gli antenati degli uccelli, potendo rifugiarsi in tane sotterranee o sotto la superficie dell'acqua, sarebbero rimasti al riparo dal picco di calore iniziale. Questo avrebbe permesso loro di superare le prime ore successive all'impatto e, nel tempo, di dare origine alle linee evolutive che hanno popolato il pianeta.

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