
Sessantasei milioni di anni fa, un gigantesco asteroide con un diametro stimato tra i 10 e i 15 km viaggiò nello spazio a una velocità di circa 64.000 km/h, fino a schiantarsi contro la superficie terrestre nell'attuale penisola dello Yucatán, in Messico. L'impatto scatenò un'energia equivalente a miliardi di bombe atomiche, creando il celebre cratere di Chicxulub e innescando una reazione a catena che spazzò via il 75 % delle specie viventi sul pianeta, mettendo fine al dominio dei dinosauri non aviani. Nonostante le enormi dimensioni del cratere, largo oltre 180 km, e decenni di ricerche sul campo, la natura e la provenienza di questo corpo celeste sono rimaste a lungo avvolte nel mistero. A fornire una risposta è lo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Science Advances, condotto da un team internazionale di geochimici, tra cui i ricercatori della Vrije Universiteit Brussel e dell'University of British Columbia, che è riuscito a ricostruire l'identikit chimico dell'asteroide.
La firma dell'asteroide negli isotopi del nichel
Negli ultimi anni, le analisi chimiche condotte sullo strato geologico globale del limite Cretaceo-Paleogene (K-Pg) – quel sottile livello di argilla ricchissimo di iridio presente in tutto il mondo – avevano già suggerito la natura carboniosa dell'asteroide. Tuttavia, distinguere tra le diverse sottofamiglie di meteoriti e tracciarne l'esatta origine astronomica è sempre stato una sfida complessa a causa dell'alterazione delle rocce nel corso dei millenni. Le recenti ricerche guidate dal geochimico Georgy V. Makhatadze hanno segnato una svolta grazie all'analisi ad altissima precisione delle variazioni degli isotopi stabili del nichel presenti nei microscopici detriti – sferule e polveri d'impatto – ricaduti sulla Terra dopo la collisione.
Il nichel è l’elemento chiave: essendo infatti di un metallo siderofilo (affine al ferro), abbondante negli asteroidi ma scarso nella crosta terrestre – dunque non soggetto a contaminazioni ambientali – può considerarsi un indicatore affidabile. Le proporzioni isotopiche del nichel riflettono pertanto in modo inequivocabile le condizioni chimico-fisiche della regione del Sistema Solare in cui il corpo si è condensato oltre 4,5 miliardi di anni fa. Confrontando la firma isotopica dei campioni del K-Pg con quelle di meteoriti noti, i ricercatori hanno ristretto il campo a una classe straordinariamente rara: una condrite carboniosa di tipo CO, appartenente al gruppo Ornans. Si tratta di rocce primordiali, ricche di inclusioni refrattarie e piccole condrule, formatesi nelle regioni esterne, gelide e indisturbate del Sistema Solare primordiale, ben oltre l'orbita di Giove.
Il ruolo dello zolfo e delle polveri sottili nell’estinzione dei dinosauri
L'identificazione della classe CO porta con sé un'implicazione scientifica inaspettata. A differenza di altre condriti carboniose, i meteoriti di tipo CO contengono quantità nettamente inferiori di elementi volatili come acqua, carbonio, zinco e soprattutto zolfo.
Come spiegato dal professor Philippe Claeys, geologo e coautore dello studio:
Un asteroide di tipo CO contiene una quantità di elementi volatili molto inferiore rispetto ad altre classi di meteoriti finora rinvenute sulla Terra. Questo dato non mette in discussione la teoria generale sull’estinzione, ma rende meno plausibile che lo zolfo contenuto nell’'impattatore abbia avuto un ruolo determinante nell’innescare la catastrofe.
Se il contributo di zolfo fornito dall'asteroide è stato probabilmente più limitato di quanto ipotizzato in passato, a causare il drastico calo delle temperature e il blocco della fotosintesi sul pianeta siano stati causati dalle enormi quantità di polveri di silice e altri detriti finissimi vaporizzati dall'impatto e scagliati nell'atmosfera a quote stratosferiche, dove avrebbero schermato la radiazione solare per anni.
I dinosauri furono sfortunati
Le condriti carboniose di tipo CO rappresentano una frazione infinitesimale dei meteoriti recepiti o analizzati sul nostro pianeta. La maggior parte dei grandi impatti asteroidali registrati negli ultimi 500 milioni di anni è stata infatti causata da asteroidi silicei di tipo S, provenienti dalla fascia principale, e più vicina, compresa tra Marte e Giove.
Il professor Claeys ha sottolineato la straordinaria eccezionalità dell'evento:
Essere stati colpiti da un "proiettile" così raro e proveniente da regioni tanto remote del Sistema Solare sottolinea quanto i dinosauri siano stati sfortunati.
La catastrofe avvenuta 66 milioni di anni fa si rivela dunque non solo come uno degli eventi più devastanti della storia geologica, ma come l'esito di una rarissima coincidenza cosmica.