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27 Maggio 2026
12:30

Campi Flegrei, uno studio prevede un’evoluzione del vulcano entro 10 anni, perché va interpretato con cautela

La ricerca della Southern University of Science and Technology (Cina) è ancora preliminare e rappresenta soltanto un'ipotesi e non una previsione certa di un’eruzione. In base allo studio, l'attività del sistema vulcanico dei Campi Flegrei starebbe accelerando sempre più velocemente, al punto che entro il 2030-2034 potrebbe andare incontro a una transizione.

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Campi Flegrei, uno studio prevede un’evoluzione del vulcano entro 10 anni, perché va interpretato con cautela
Campi Flegrei
Credit: Google Earth

Un nuovo studio preliminare, attualmente ancora in fase di revisione scientifica, ipotizza che il sistema della caldera dei Campi Flegrei si stia avvicinando a una transizione, che potrebbe avvenire entro il 2030-2034. A suggerirlo sarebbe il fatto che l’attività della caldera sta accelerando sempre più velocemente. I ricercatori non sanno però se la transizione porterà a un’eruzione oppure semplicemente a un cambiamento nella dinamica interna del vulcano. Lo studio, che ha come autore principale Davide Zaccagnino, ricercatore della  nel Guangdong in Cina, è disponibile sulla piattaforma arXiv ma deve ancora essere pubblicato formalmente. Come precisa l’INGV, non rappresenta uno strumento di previsione certa di un’eruzione.

Cosa ipotizza il nuovo studio sull’evoluzione dei Campi Flegrei

Dal 2005 a oggi, il suolo presso la caldera dei Campi Flegrei si è sollevato di 140 cm a causa del bradisismo. Il fenomeno si è accentuato progressivamente a partire dal 2018-2019, accompagnato da terremoti superficiali sempre più frequenti e con magnitudo crescente (il terremoto più forte è stato quello del 13 marzo 2025, di magnitudo 4.6). Il progressivo aumento del rilascio di anidride carbonica, in corrispondenza delle fumarole della caldera, testimonia il fatto che il magma situato in profondità rilascia sempre più gas. Questi riscaldano le acque sotterranee di origine meteorica accumulate tra i 2,7 e i 4 km di profondità, facendole espandere. La conseguenza è, appunto, un aumento della pressione nel sottosuolo e l’intensificarsi del sollevamento del suolo e dei terremoti associati.  Secondo il nuovo studio, tutte queste evidenze costituirebbero il segnale di un’accelerazione sempre più rapida dell’attività della caldera. Il sistema vulcanico sembrerebbe avvicinarsi a una soglia meccanica critica, un “punto di rottura” in cui non riesce più a compensare l’aumento di pressione e deformazione che persiste da anni.

I ricercatori ritengono che, entro il 2030-2034, il suolo della caldera potrebbe sollevarsi di circa 4 m e potrebbe avvenire una transizione verso una nuova fase. Ciò non significa che avverrà un’eruzione, anche perché finora non ci sono evidenze di una risalita del magma, quali terremoti a bassa frequenza e anomalie nell’aspetto delle deformazioni del suolo. Potrebbe invece trattarsi semplicemente di un cambiamento interno del sistema vulcanico, che prevede per esempio l’apertura di nuove fratture.

L’autore dello studio, Davide Zaccagnino, ha dichiarato:

Il nostro articolo identifica quando è probabile che il sistema raggiunga un punto di rottura, ma non può determinare cosa accadrà a quel punto con i dati attuali.

Immagine
L’evoluzione temporale del sollevamento del suolo, del rilascio di gas e della sismicità ai Campi Flegrei. Credit: arXiv

Perché la ricerca cinese non rappresenta la previsione di un’eruzione

Lo studio è ancora in fase di revisione scientifica e, anche se costituisce uno strumento utile per approfondire la conoscenza del sistema vulcanico dei Campi Flegrei, non rappresenta una previsione certa di un evento eruttivo. Quelli delle caldere sono sistemi vulcanici estremamente complessi, in cui si verifica un’interazione tra i processi magmatici e quelli idrotermali. La loro interpretazione richiede un monitoraggio costante e prolungato nel tempo, con analisi di carattere multidisciplinare e un continuo confronto scientifico a livello internazionale. Le attività ufficiali di monitoraggio e valutazione del rischio sono svolte dall’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) nell’ambito del sistema nazionale di Protezione Civile. Nonostante il monitoraggio, la complessità della caldera limita comunque fortemente l’affidabilità di qualsiasi previsione di eruzione. Secondo un recente studio dell’INGV, attualmente il volume del serbatoio magmatico sotto la caldera non sarebbe sufficiente per innescare un’eruzione, che potrebbe invece avvenire solo tra alcuni decenni.

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