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16 Luglio 2026
10:13

Elliot Page e Lupita Nyong’o nell’Odissea di Nolan: chi sono Sinone, Elena e Clitemnestra

Nell'Odissea di Christopher Nolan i personaggi minori, come Sinone, Elena e Clitemnestra, diventano decisivi per capire come il regista ha deciso di raccontare l’esilio e la guerra che Odisseo sta combattendo dentro di sé. Perché a volte il senso di un mito si nasconde ai margini del racconto.

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Elliot Page e Lupita Nyong’o nell’Odissea di Nolan: chi sono Sinone, Elena e Clitemnestra
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Un frame dell'Odissea di Nolan. Credit: Universal Pictures

L'Odissea di Christopher Nolan, in uscita oggi 16 luglio 2026, è il film di cui tutti parlano. Epica, dramma, vertigine, dolore, non c’è niente che manchi a quest’opera che vede Matt Damon nei panni di Odisseo, Anne Hathaway nei panni di Penelope, e poi Tom Holland, Zendaya, Robert Pattinson, Charlize Theron, Elliot Page e Lupita Nyong’o. Un cast enorme per un poema visivo senza precedenti, che rilegge (e riscrive) il mito composto da Omero, uno dei testi fondativi della cultura occidentale. Insomma aspettative altissime e, come sempre con Nolan, un discreto polverone prima dell’uscita.

Questo perché quando un regista prende in mano un poema di quasi tremila anni fa e lo porta sullo schermo, la parte più interessante non è quasi mai il protagonista, quanto i personaggi che lo circondano, quelli che nel poema occupano poche righe e che al cinema possono diventare centrali, strategici e decisivi.

È il caso di due, anzi tre, ruoli affidati a Elliot Page e a Lupita Nyong’o, apparentemente secondari, in realtà fondamentali per capire come Nolan ha deciso di raccontare l’esilio e la guerra che Odisseo sta combattendo dentro di sé. Il ruolo di Elliot Page e quelli di Lupita Nyong'o diventano i volti oltre cui si osserva il vero Odisseo, con i suoi dubbi, le sue colpe, la sua umanità.

ATTENZIONE SPOILER! Da qui in avanti parliamo di segmenti narrativi del film e dei personaggi

Chi è davvero Sinone interpretato da Elliot Page nell’Odissea di Nolan

Come dicevamo, nell’Odissea di Nolan possiamo osservare Elliot Page vestire i panni di Sinone, e Lupita Nyong’o interpretare due ruoli, sia quello di Elena che di sua sorella Clitemnestra. Ma chi sono questi personaggi? Facciamo un passo indietro. L'Odissea racconta i dieci anni che Odisseo impiega per tornare nella sua Itaca, attraversando mari, tempeste, scontrandosi con Ciclopi, giganti, maghe, sirene. La guerra è terminata e nel poema viene spesso ripresa e cantata come una storia che i personaggi pronunciano e si scambiano a distanza di anni.

Forse Sinone è un nome che dice poco, considerando che nell'immaginario collettivo la caduta di Troia è tutta condensata nell'immagine del cavallo di legno. In realtà è proprio Sinone che convince i Troiani a portare il cavallo dentro la città.

Questo perché il giovane greco, di cui si narra nell'Eneide di Virgilio, lasciato apposta solo sulla spiaggia, finge di essere un disertore e racconta ai Troiani che il cavallo è un’offerta per Atena. È una menzogna così ben costruita che funziona, tant’è che i Troiani decidono di accogliere quell’oggetto imponente, che per loro diventa vittoria, salvezza e in seguito rovina.

Nel racconto tradizionale, Sinone, consapevole dell’inganno a cui ha partecipato, è un ingranaggio che continua a girare anche dopo aver innescato la catastrofe. Nolan invece cambia le carte. Nel film osserviamo Sinone morire proprio mentre sta consegnando il cavallo in dono ai Troiani, nel momento esatto in cui la sua menzogna sta per compiersi. Il Sinone di Nolan viene “tradito” dall’impresa ideata da Odisseo, come se l'inganno che apre le porte di Troia si portasse via anche l’unica persona che l'aveva reso possibile.

Elemento che porterà Odisseo, nel film, prima a dubitare dello stratagemma del cavallo, e poi ad essere sempre più convinto che dietro quell’atto in realtà si celi una profanazione, una violazione della legge divina. Quando il cavallo viene consegnato, quel momento trasforma un atto di devozione, un’offerta votiva ad Atena, in un'arma di sterminio.

In altre parole, la vittoria ottenuta con l'inganno si cicatrizza in condanna. Nolan tornerà molto su questo tema, sulla responsabilità che sente di abitare Odisseo e sulla corruzione dei costumi che tale scelta si rivela poi generatrice. In questo senso la scena in cui Odisseo incontra Sinone nell’Ade contiene tutto il fallimento, la finitezza, la sconfitta di un uomo che deve fare i conti con il prezzo umano che le sue scelte belliche hanno comportato. Un prezzo che non riguarda soltanto il singolo e che in verità segna la crisi di un'intera civiltà.

Il doppio volto della guerra: Elena e Clitemnestra di Lupita Nyong’o

Parallelamente troviamo la bravissima Lupita Nyong'o in un doppio ruolo, quello di Elena di Troia, e quello di sua sorella Clitemnestra. Secondo il mito sono figlie di Leda, regina di Sparta, e di padri diversi. La tradizione vuole Elena nata da Zeus e Clitemnestra dal mortale Tindaro. Queste due donne sposano a loro volta due fratelli, Elena va in moglie a Menelao, re di Sparta, mentre Clitemnestra ad Agamennone, re di Micene. Tutti conosciamo la storia di Elena, "il volto che ha fatto salpare mille navi”, la passione per Paride che la conduce a Troia, e Menelao che, per riprenderla, chiama a raccolta i re greci dando inizio all’assedio.

Invece Clitemnestra ha tutt’altra storia, è l’altra metà, forse anche più oscura. Mentre Agamennone combatte a Troia, lei resta a Micene e medita la sua vendetta. Questo perché all'inizio della spedizione, per ottenere il favore degli dèi, Agamennone sceglie di sacrificare la loro figlia, Ifigenia. Così, quando il re fa ritorno vittorioso e trionfante, lei lo attende e lo uccide.

Le soglie che Odisseo deve attraversare

Elena e Clitemnestra sono esattamente le due estremità della guerra, i due fuochi ellittici, una la innesca e l'altra ne raccoglie il sangue. E sono fondamentali per lo stesso Odisseo che incontra proprio il fantasma di Agamennone nell’oltretomba e che lo mette in guardia, invitandolo a rientrare con estrema cautela a Itaca. Con il suo ritorno a casa Agamennone ha trovato la fine e la casa che avrebbe dovuto accoglierlo in realtà ne ha provocato la morte. Il racconto di Clitemnestra esiste per proiettare la sua ombra su Penelope. Per lui Itaca è un luogo idealizzato, sognato, dimenticato, sofferto, cicatrizzato, e come tutti i luoghi che diventano spazi sentimentali rischia di non coincidere mai del tutto con la realtà che lo attende.

Ecco perché questi personaggi, apparentemente marginali, sono in realtà cruciali per innescare la vera posta in gioco del film, sono ombre lunghe, soglie che Odisseo attraversa e che favoriscono la transizione tra ciò che un uomo può immaginare, creare e scatenare e ciò che la storia continuerà a ricordare.

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