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27 Maggio 2026
13:30

Come Cuba potrebbe resistere a un’invasione degli USA: droni, missili e la situazione odierna

Alla luce delle crescenti tensioni tra gli USA e Cuba, in vista di un possibile intervento armato americano contro il regime de L'Avana, in molti si stanno chiedendo se sia possibile per l'isola caraibica riuscire a resistere efficacemente a un'invasione e a una guerra. Cuba potrebbe utilizzare i 300 droni militati che avrebbe ricevuto dall'Iran.

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Come Cuba potrebbe resistere a un’invasione degli USA: droni, missili e la situazione odierna
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Negli ultimi 67 anni di storia, a partire dalla Rivoluzione Cubana del 1953-1959 sino ad oggi, le relazioni tra gli Stati Uniti d'America e la Repubblica di Cuba sono state per la maggior parte improntate alla mutua ostilità. Innumerevoli volte nel corso di queste quasi sette decadi, tutte le successive amministrazioni presidenziali a Washington hanno tentato di soffocare il regime di Cuba e di sbarazzarsi della sua leadership senza però mai riuscirci.

Oggi, con la Seconda Amministrazione Trump al comando alla Casa Bianca, pare che gli americani siano determinati a risolvere una volta per tutte questo conflitto lasciato perennemente in sospeso: anche alla luce degli ultimi avvenimenti, con il regime indebolito da crisi economica e dalla mancanza di cibo, elettricità e carburante, è diventato di primaria importanza capire se, nel caso la guerra dovesse veramente scoppiare, Cuba abbia effettivamente i mezzi (come i 300 droni che avrebbe di recente ricevuto dall'Iran) e le capacità per potersi difendere da un'invasione statunitense.

Come potrebbero agire gli Usa di Trump contro Cuba

La prima cosa che dobbiamo chiederci è che tipo di azione vogliano intraprendere i decisori politici e militari a Washington.

Le possibilità sono diverse e implicherebbero la mobilitazione di forze e mezzi molto differenti: potrebbero optare per un'operazione di forze speciali in grande stile come è avvenuto in Venezuela; oppure per un'offensiva aerea generalizzata nella speranza di una rivolta popolare come nel corso della guerra in Iran, o ancora per un'azione armata a mezzo di gruppi di esuli (come avvenuto proprio contro Cuba in occasione degli eventi della Baia dei Porci nel 1961). Potrebbero anche tentare un'invasione senza restrizioni del paese come in Afghanistan nel 2001 o in Iraq nel 2003.

L'esperienza della Guerra d'Iran ha esposto drammaticamente tutti i limiti del “potere aereo”, che non è bastato da solo a far vincere il conflitto. Vista l'esperienza storica della Baia dei Porci e di tutti gli altri tentativi di sovversione interna rispetto ai quali Cuba ha dimostrato di essere assai coriacea e considerando che lo scenario cubano è assai diverso da quello venezuelano (la rimozione di un unico individuo non garantirebbe affatto una modifica del corso politico del Paese) l'unica opzione rimasta agli statunitensi è quella di un'invasione in grande stile che porti alla “debellatio” definitiva dello stato cubano e di tutte le sue strutture politiche, ideologiche, amministrative e militari. Ed è proprio questo lo scenario sul quale si focalizzano invece i pianificatori politici e militari cubani sin dal 1959.

L'Avana e il lascito militare della “Guerra Fredda”

Le Forze Armate Rivoluzionarie (nome ufficiale delle Forze Armate della Repubblica di Cuba) sono state forgiate ex-novo dal governo di Fidel Castro, il vincitore della Rivoluzione Cubana, nel corso della “Guerra Fredda” con due missioni ufficiali:

  • La prima, volta a proteggere l'integrità territoriale di Cuba e la stabilità del regime rivoluzionario da qualsiasi tentativo americano di riprendere il controllo dell'isola;
  • La seconda, per contribuire a esportare la “rivoluzione internazionalista” in America Latina, in Africa ed in Asia supportando sia con mezzi convenzionali che non convenzionali (quelle che nel parlato corrente verrebbero definite “operazioni di guerra ibrida” oppure “operazioni asimmetriche”) le forze armate dei “paesi socialisti fratelli”, impegnati in operazioni contro Paesi imperialisti o i movimenti di guerriglia ideologicamente affini.
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Soldati cubani fotografati durante la Guerra Fredda. Credit: Public domain

L'Unione Sovietica riconobbe immediatamente la potenziale utilità di Cuba come “ariete d'assalto” soprattutto nei Paesi del cosiddetto “Terzo Mondo”. Oltre a sostenere a fondo l'economia cubana, fornì anche una generosissima assistenza nel pluridecennale processo di espansione e modernizzazione delle sue forze armate, le quali divennero de facto una riproduzione su scala ridotta di quelle dell'URSS – pur presentando punti di notevole divergenza come, per esempio, nelle dottrine d'impiego delle forze aeree e nello sviluppo di forze speciali spiccatamente indirizzate verso gli scenari di guerriglia.

La situazione odierna delle Forze Armate Rivoluzionarie

Alla fine degli anni '80 del XX secolo, Cuba poteva vantare le terze forze armate per numero di effettivi (dopo Stati Uniti e Brasile) e le seconde per potenza e capacità operativa (dopo gli Stati Uniti) dell'intero continente americano. Tuttavia, questa “elefantiasi” non era più sostenibile in un'epoca storica nella quale il collasso del Comunismo e la disintegrazione dell'URSS avevano privato L'Avana del suo principale protettore geopolitico, sponsor ideologico e mercato di sbocco.

Sotto lo slogan di: “Meno proiettili, più fagioli”, nei due decenni successivi il Partico Comunista Cubano procedette a tagliare le spese militari del 97% ma, allo stesso tempo, l'intera dottrina militare dell'isola caraibica venne riformata in base ai dettami della “guerra asimmetrica” così che, pur in una situazione di palese svantaggio strategico i cubani potessero comunque difendersi efficacemente da un'invasione americana.

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Mezzi militari cubani fotografati al momento di essere consegnati alle Forze Armate Rivoluzionarie dopo essere stati sottoposti a modernizzazione. Credit: Oryx blog

Oggi le Forze Armate Rivoluzionarie operano all'interno della cornice rappresentata della dottrina denominata “Guerra di Tutto il Popolo”. Alle prime avvisaglie di un'imminente invasione, il Partito Comunista Cubano, attraverso il braccio armato dei “Comitati per la Difesa della Rivoluzione”, emanerebbe gli ordini di mobilitazione generale della popolazione mentre le Forze Armate Rivoluzionarie avrebbero il compito di prendere tempo utilizzando i loro arsenali convenzionali, datati ma comunque numerosi, per rallentare le operazioni avversarie e traghettare il Paese nella fase successiva della guerra. Durante questa fase, le strutture dello stato passerebbero completamente in “modalità guerriglia” e, in una riedizione aggiornata della Guerra del Vietnam o del fronte balcanico della Seconda Guerra Mondiale, cercherebbero con una lotta ad oltranza di sfiancare ed espellere le forze d'occupazione.

L'incognita dei droni e dei missili antinave

Negli ultimi giorni si è parlato molto della possibilità che Cuba abbia aggiunto l'elemento dronistico alla sua dottrina della “Guerra di Tutto il Popolo”.

In base alle indiscrezioni d'intelligence pubblicate dalla testata giornalistica Axios, l'isola avrebbe iniziato a ricevere droni militari dalla Russia e dall'Iran sin dal 2023 e recentemente ne avrebbe ricevuto un lotto di 300 esemplari. Questi appartengono probabilmente a una delle tante iterazioni dello HESA Shahed 136, il drone di origine iraniana divenuto simbolo sia della Guerra Russo-Ucraina che delle ultime guerre che hanno insanguinato il Medio Oriente.

Al momento però non sono emerse evidenze fotografiche che corroborino tali indiscrezioni anche se nel 2016, nel corso dell'esercitazione militare “Bastión 2016”, la TV di stato inquadrò per pochi attimi uno UAV da ricognizione di modello sconosciuto.

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Uno spettro si aggira nei cieli. Unica foto di uno UAV militare cubano di tipo sconosciuto ripreso nel corso delle esercitazioni militari del 2016. Credit: Oryx blog

In mancanza di informazioni più dettagliate è veramente difficile speculare su quale potrebbe essere l'impatto a tutti i livelli dell'introduzione dei droni. I velivoli senza pilota potrebbero essere utilizzati in congiunzione all'artiglieria per neutralizzare la strategica base di Guantanamo oppure per colpire obiettivi situati nel territorio della Florida.

L'utilizzo più pagante che i cubani potrebbero fare dei droni, specialmente in coppia con i missili antinave, sarebbe quello di adoperarli per bloccare le rotte navali che passano per gli stretti situati attorno a Cuba (il Passaggio di Windward, il Canale dello Yucatán e gli Stretti della Florida), isolando potenzialmente il Golfo del Messico ed emulando in tal modo la strategia che gli iraniani stanno utilizzando con grande efficacia nell'area del Golfo Persico, dello Stretto di Hormuz e del Golfo dell'Oman dall'inizio dell'attuale Guerra d'Iran.

In tale scenario Cuba non si limiterebbe a implementare una strategia puramente difensiva ma, sfruttando a proprio vantaggio la geografia, potrebbe far crescere ulteriormente i costi economici e politici di un tale conflitto fino a portare gli USA alla situazione di dover desistere nella prosecuzione delle ostilità.

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Mezzi lanciatori per missili antinave 4K51 Rubezh (meglio noti in Occidente con il nome di "Styx") in servizio presso le Forze Armate Rivoluzionarie. Credit: Oryx blog
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