
La Costituzione della Repubblica italiana è stata scritta dall’Assemblea costituente, eletta dai cittadini il 2 giugno 1946 e composta dagli esponenti dei partiti politici che avevano condotto la guerra di liberazione contro il fascismo e contro l’occupazione nazista. Le forze politiche principali erano la Democrazia Cristiana, il Partito socialista e il Partito comunista.
Per la redazione del testo della Costituzione – il cui processo di scrittura fu un grande esercizio di scrittura collettiva e compromesso politico, articolato in fasi precise –, in seno all’Assemblea costituente fu eletta una commissione di 75 deputati, che nominò a sua volta tre sottocommissioni competenti su specifiche materie. Tutti gli articoli furono discussi in aula in seduta plenaria. Il testo finale della Costituzione fu approvato il 22 dicembre 1947.
La composizione della Costituente: partiti e deputati
L’Assemblea costituente fu eletta dai cittadini il 2 e 3 giugno 1946, contestualmente al referendum istituzionale attraverso il quale fu stabilita la forma repubblicana dello Stato italiano.
L’Assemblea era composta da 556 deputati. Si riuniva a Palazzo Montecitorio e avrebbe dovuto chiudere i lavori in otto mesi, ma la durata fu prorogata.
Della Costituente facevano parte gli esponenti dei principali partiti antifascisti, che avevano condotto la guerra di liberazione contro la dittatura e intendevano dare un ordinamento democratico al Paese. I principali partiti emersi alle elezioni del 2 giugno erano i seguenti:
- Democrazia cristiana, con 207 seggi
- Partito socialista italiano di unità proletaria, con 115 seggi
- Partito comunista italiano, con 104 seggi
- Partito liberale italiano, con 33 seggi
- Fronte dell’uomo qualunque, con 30 seggi
Gli altri seggi erano attribuiti a partiti minori.
Tra i membri dell’Assemblea figuravano i leader delle principali forze politiche, come il democristiano Alcide De Gasperi, che era anche presidente del consiglio, il comunista Palmiro Togliatti e il socialista Pietro Nenni. Tra gli altri esponenti, figuravano nomi che avrebbero avuto un ruolo determinante nella storia della repubblica italiana, per fare qualche esempio: i democristiani Amintore Fanfani, Giovanni Leone, Aldo Moro e Giorgio La Pira; i comunisti Concetto Marchesi, Giuseppe Di Vittorio e Umberto Terracini; i socialisti Lelio Basso e Sandro Pertini.
Erano presenti anche intellettuali di fama internazionale come l’economista Luigi Einaudi e il giurista Piero Calamandrei, nonché leader politici dell’Italia prefascista come Francesco Saverio Nitti, Ivanoe Bonomi e Vittorio Emanuele Orlando, che erano stati presidenti del consiglio prima dell’ascesa al potere di Mussolini.

La gran parte dei deputati era di sesso maschile, ma non mancavano 21 donne (ammesse al voto solo da pochi mesi): le "madri costituenti".
I partiti della Costituente avevano condotto concordemente la Resistenza contro il fascismo, riuniti nel Comitato di liberazione nazionale, e, al momento dell’elezione dell’Assembla, governavano insieme il Paese attraverso un governo di unità nazionale, presieduto da De Gasperi e composto da esponenti di diverse forze politiche. Tuttavia, tra i partiti della Costituente sussistevano profonde divergenze ideologiche e nel maggio del 1947 l’unità nazionale venne meno: la Democrazia cristiana formò un governo senza socialisti e comunisti. Ciò nonostante, i deputati della Costituente lavorarono in maniera armonica, anche dopo la fine del governo di unità nazionale, e riuscirono a produrre un documento innovativo e di eccezionale valore, quale è la nostra Costituzione: «la più bella del mondo», secondo una popolare definizione.
I presidenti della Costituente
La Costituente fu presieduta da due deputati. Alla prima seduta fu nominato presidente provvisorio Vittorio Emanuele Orlando, ma fu subito eletto come presidente effettivo Giuseppe Saragat, esponente socialista e futuro presidente della repubblica. Nel febbraio del 1947 Saragat, che nel frattempo era uscito dal partito socialista e aveva formato un altro partito (Partito socialista dei lavoratori italiani, poi Partito socialdemocratico) fu sostituito da Umberto Terracini, esponente del partito comunista, che durante il fascismo aveva trascorso lunghi anni in carcere e al confino.

Le funzioni della Costituente
La Costituente era incaricata, anzitutto, di redigere il testo della Costituzione. Tuttavia, mancando un Parlamento (solo la Costituzione avrebbe stabilito le sue attribuzioni), l’Assemblea svolgeva anche alcune funzioni tipicamente parlamentari: dava la fiducia ai governi, approvava le leggi in materia elettorale, ratificava i trattati internazionali (tra i quali il trattato di pace firmato nel 1947). Il potere legislativo spettava, in teoria, al governo, che avrebbe potuto perciò emanare le leggi, come abitualmente fanno i parlamenti. Tuttavia, in virtù della tradizione parlamentare del Paese, spesso il governo sottopose i provvedimenti più importanti all’approvazione della Costituente, che si trovò così a esercitare anche il potere legislativo.
La “Stanza dei Bottoni”: la Commissione dei 75
Il principale compito della Costituente, come abbiamo detto, era redigere la Costituzione. Per preparare la bozza del testo, i deputati elessero un gruppo ristretto, la Commissione per la Costituzione, nota come Commissione dei 75, dal numero di deputati che la componeva. La Commissione era composta da esponenti di tutti i partiti, tra i quali 26 democristiani, 13 comunisti e 7 socialisti. Ne facevano parte anche cinque donne: Maria Federici, Angela Gotelli, Angelina Merlin, Teresa Noce e Nilde Iotti. Presidente era Meuccio Ruini, politico di lungo corso, noto per le sue doti di mediatore.

La Commissione divise il lavoro in tre sottocommissioni, ognuna delle quali era incaricata di preparare la bozza di specifiche parti del testo costituzionale.
- Diritti e dovere di cittadini, presieduta dal democristiano Umberto Tupini;
- Organizzazione costituzionale dello Stato, presieduta dal comunista Umberto Terracini;
- Rapporti economici e sociali, presieduta dal socialista Gustavo Ghidini.
Un comitato più ristretto, composto da 18 deputati scelti dalla Commissione dei 75, si occupò di redigere materialmente il testo, armonizzando le bozze redatte dalle tre sottocommissioni. La Commissione dei 75 terminò i lavori il 12 gennaio 1947. Dal successivo 4 marzo iniziò il dibattito in aula, con la partecipazione di tutti i deputati: gli articoli furono discussi e modificati uno per uno. Alcuni subirono modifiche solo dal punto di vista della forma, altri furono cambiati in maniera più sostanziale.
Per esempio, dopo il lavoro della Commissione dei 75, l’articolo uno aveva questa formulazione
L'Italia è Repubblica democratica. Essa ha per fondamento il lavoro e la partecipazione effettiva di tutti i lavoratori alla organizzazione politica, economica e sociale del Paese. La sovranità emana dal popolo e si esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione e delle leggi.
In aula il testo fu modificato e divenne quello che conosciamo:
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Un capolavoro linguistico
I Costituenti volevano che la Carta costituzionale fosse comprensibile a tutti i cittadini e non solo agli addetti ai lavori. Per tale ragione, prestarono particolare attenzione anche agli aspetti linguistici e stilistici. Una prima revisione della lingua fu fatta nel febbraio del 1947, dopo il lavoro della Commissione dei 75, dallo scrittore Pietro Pancrazi. Al termine del dibattito in aula sui singoli articoli, quando il testo della Carta era già pronto dal punto di vista del contenuto, il celebre latinista Concetto Marchesi fu incaricato di effettuare una ulteriore revisione per armonizzare la lingua e lo stile del testo.

In tal modo, fu realizzato un capolavoro anche dal punto di vista della lingua: il testo della Costituzione tratta una materia molto complessa in termini chiari e comprensibili per tutti, senza degenerare in forme di scrittura "giuridichese" (come spesso avviene con le leggi ordinarie.), ed è perciò considerato un modello di scrittura normativa.
L'entrata in vigore
Il testo finale della Costituzione fu approvato dall’Assemblea costituente il 22 dicembre 1947 e fu promulgato il successivo 27 dicembre con le firme del Capo provvisorio dello stato, Enrico De Nicola, del presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, del Presidente della Costituente, Umberto Terracini e dal Ministro guardasigilli Giuseppe Grassi. Entrò in vigore il primo gennaio 1948. La Costituente tenne la sua ultima seduta il 31 gennaio 1948. Pochi mesi dopo, il 18 aprile, fu eletto il primo parlamento dell’Italia repubblicana.