
Da quando i chatbot basati sull’AI hanno iniziato a rispondere direttamente alle domande degli utenti, il futuro dei motori di ricerca è diventato uno dei temi più discussi del settore tecnologico. Questi strumenti permettono infatti di ottenere spiegazioni, confronti e riassunti senza dover passare dalla tradizionale pagina dei risultati, composta da collegamenti, immagini e annunci. È allora facile immaginare che questo nuovo modo di accedere alle informazioni possa sottrarre pubblico a Google Search.
I dati relativi a giugno 2026 raccontano però uno scenario meno immediato. Come spiegato nell'analisi di BofA Securities riportata da Barron’s, l’espansione degli assistenti AI non ha finora ridotto gli accessi a Google Search: la piattaforma continua infatti ad ampliare il proprio pubblico sia sul Web sia sui dispositivi mobili. Il confronto va però letto tenendo conto delle dimensioni dei diversi servizi.
I numeri di Google: le visite crescono del 4% e gli utenti mobili del 12%
Secondo un’analisi di BofA Securities, firmata dall’analista Justin Post e basata sulle rilevazioni di Similarweb e Sensor Tower, lo scorso mese le visite globali a Google sono aumentate del 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo una media di circa 2,8 miliardi al giorno.
La tendenza è positiva pure sui dispositivi mobili. Il numero medio di persone che utilizzano Google ogni giorno da smartphone e tablet è salito del 12% su base annua. I due indicatori mostrano che il motore di ricerca continua a mantenere una forte presenza tra gli utenti, almeno in termini di accessi complessivi.
Una variazione del 4% può sembrare modesta se confrontata con gli incrementi a tre cifre registrati da alcuni strumenti concorrenti. Applicata però a una piattaforma utilizzata quotidianamente da miliardi di persone, corrisponde a un volume aggiuntivo molto rilevante. Per interpretare questi valori bisogna quindi considerare anche le dimensioni iniziali delle diverse realtà prese in esame.
Va altresì precisato che le visite a Google e gli utenti attivi sui dispositivi mobili non corrispondono necessariamente al numero esatto di ricerche effettuate. Le rilevazioni indicano quanto viene utilizzato il servizio, ma non permettono di sapere quante ricerche siano state eseguite né quanti collegamenti verso siti esterni siano stati aperti.
Claude e gli altri chatbot AI avanzano molto più rapidamente
Il quadro diventa più interessante confrontando i risultati di Google con quelli dei principali assistenti basati sull’intelligenza artificiale. Sempre a giugno scorso, le visite via Web a Claude sono aumentate del 736% rispetto all’anno precedente, mentre Meta AI ha registrato un incremento del 98%. Il traffico di ChatGPT è invece rimasto sostanzialmente stabile nel confronto annuale.

La situazione cambia sui dispositivi mobili. Gli utenti attivi ogni giorno su ChatGPT sono cresciuti del 51%, mentre Claude ha fatto segnare un aumento del 1.206%. Sono percentuali molto elevate, che mostrano quanto rapidamente gli assistenti conversazionali stiano entrando nelle abitudini quotidiane.

Questi valori, però, non significano che Claude o Meta AI abbiano raggiunto le dimensioni di Google. Un servizio relativamente giovane può moltiplicare il proprio pubblico in poco tempo proprio perché parte da una quantità di utenti più contenuta. Al contrario, per una piattaforma già dominante è più difficile ottenere variazioni percentuali altrettanto appariscenti.
Il divario tra i tassi di espansione non equivale quindi automaticamente a un sorpasso imminente: i chatbot stanno conquistando spazio, ma operano ancora su volumi inferiori rispetto a quelli del motore di ricerca più utilizzato al mondo.
Gemini cresce senza sottrarre pubblico a Google Search
Un altro dato significativo riguarda Gemini, l’assistente sviluppato dalla stessa Google. Nell’arco di un anno, il suo traffico Web è più che quadruplicato, mentre gli utenti attivi ogni giorno da mobile sono aumentati del 295%. Nello stesso periodo, tuttavia, anche gli accessi alla ricerca tradizionale hanno continuato a salire.
Almeno per ora, dunque, la crescita di Gemini non sembra aver ridotto l’utilizzo di Google Search. Una possibile spiegazione risiede nel fatto che l’azienda non considera l’intelligenza artificiale soltanto come un prodotto separato, ma la sta integrando progressivamente all’interno del proprio motore.
Un esempio è rappresentato da AI Overviews, il sistema che elabora le informazioni e propone una risposta sintetica nella parte superiore della pagina dei risultati. A questo si aggiunge AI Mode, una modalità più conversazionale che consente di formulare richieste articolate, ottenere confronti e porre domande successive.
La distinzione tra motore di ricerca e chatbot sta quindi diventando meno netta. Una persona può aprire Google, ricevere una risposta generata da Gemini e proseguire con una conversazione senza passare attraverso un’applicazione separata.
È inoltre plausibile che le due modalità vengano scelte per necessità differenti. La ricerca classica resta pratica per trovare rapidamente un sito, un indirizzo, un prodotto o una notizia, mentre un assistente può risultare più comodo per sintetizzare un argomento, elaborare un testo o confrontare diverse possibilità. I dati sul traffico, comunque, non permettono di stabilire con certezza quali attività vengano svolte all’interno delle singole piattaforme.
Più accessi a Google non significano necessariamente più visite ai siti
La tenuta di Google non esclude che l’intelligenza artificiale stia trasformando profondamente il funzionamento del Web. Il numero di persone che utilizza il motore di ricerca può infatti aumentare mentre diminuiscono i clic diretti verso i siti esterni, tra cui giornali online, blog e portali specializzati.
Con AI Overviews e le modalità conversazionali, una parte delle informazioni viene mostrata direttamente nell’interfaccia di Google. L’utente può così leggere una sintesi, trovare ciò che cercava e chiudere la pagina senza aprire le fonti utilizzate per generare la risposta, un cambiamento già evidente nel modo in cui l’intelligenza artificiale sta modificando la ricerca sul Web.
Di conseguenza, l’aumento degli accessi alla piattaforma non basta a misurare l’impatto dell’AI sull’intero ecosistema online. Google può mantenere o ampliare il proprio pubblico mentre cambia il percorso seguito dalle persone per arrivare alle informazioni e si riduce la quantità di traffico distribuita ai produttori dei contenuti.
Google Search non è in crisi, ma la ricerca online sta cambiando
I risultati di giugno 2026 non dimostrano che Google sia al riparo da qualsiasi minaccia futura. Rappresentano una fotografia di un singolo periodo e non una previsione sull’evoluzione futura del settore. Mostrano però che, al momento, l’affermazione dei chatbot non sta provocando il crollo del motore di ricerca.
Prima di trarre conclusioni definitive, va ricordato che i dati analizzati riguardano il traffico e gli utenti attivi, ma non permettono da soli di stabilire quali strumenti vengano impiegati per ogni singola ricerca o quale sia l’impatto complessivo sull’ecosistema del Web.
Google mantiene comunque una traiettoria positiva, mentre Gemini e gli altri assistenti registrano aumenti molto più rapidi. Le due tendenze possono convivere perché l’intelligenza artificiale non sta soltanto creando servizi concorrenti: sta anche trasformando dall’interno gli strumenti già utilizzati per cercare informazioni.
La sfida, dunque, non riguarda semplicemente quale piattaforma riuscirà a conquistare più utenti. Il vero cambiamento interessa il modo in cui vengono formulate le domande, presentate le risposte e raggiunte le fonti originali. Per ora il motore di ricerca resiste al boom dei chatbot, ma la tradizionale lista di link sta progressivamente lasciando spazio a un’esperienza sempre più sintetica, personalizzata e conversazionale.