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10 Luglio 2026
16:30

Google usa ricerche, foto e dati degli utenti per addestrare l’AI: cosa cambia e come disattivarlo

Google aggiorna le impostazioni: ricerche, immagini e file usati nei suoi servizi possono ora addestrare l'IA generativa. Per impedirlo, è sufficiente disattivare la "Cronologia dei servizi di ricerca" o deselezionare l'opzione "Salva contenuti multimediali" nelle impostazioni del proprio account.

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Google usa ricerche, foto e dati degli utenti per addestrare l’AI: cosa cambia e come disattivarlo
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Credit: Pixabay

Google ha aggiornato alcune impostazioni legate alla cronologia dei suoi servizi di ricerca e la novità interessa anche l’uso delle informazioni raccolte per migliorare le funzioni basate sull’intelligenza artificiale. Non si parla soltanto delle ricerche scritte nella barra del motore, ma pure di alcuni materiali caricati o usati durante l’interazione con le piattaforme dell’azienda, come immagini, file, registrazioni audio e video. Il punto è che, se determinate opzioni sono attive, questi elementi possono essere salvati nella cronologia dei servizi di ricerca e impiegati per sviluppare e perfezionare i prodotti del gruppo, compresi i modelli di AI generativa. Ciò non vuol dire che qualsiasi foto o documento presente su smartphone, tablet o computer venga automaticamente prelevato per addestrare l’intelligenza artificiale: la questione riguarda le attività svolte nei servizi Google quando si è connessi al proprio account e quando le relative impostazioni risultano abilitate.

Cosa cambia con la cronologia dei servizi di ricerca di Google

Questa nuova area dell’account serve a gestire il salvataggio delle attività eseguite su diversi strumenti collegati alla ricerca di informazioni. Non concerne solo il motore di ricerca, ma anche altri prodotti Google come Maps, Shopping, Voli, Hotel, Traduttore e News.

In questa sezione possono rientrare le query digitate, i risultati visualizzati, le risposte generate dalle funzioni basate sull’AI e alcuni dati generali sulla posizione. L’aspetto più delicato riguarda però il salvataggio dei contenuti multimediali, cioè immagini, file, audio e video utilizzati durante alcune interazioni con l’ecosistema Google.

Un esempio semplice è Google Lens: quando si carica un’immagine per cercare informazioni su un oggetto, un luogo o un testo, quel materiale può essere associato alla cronologia dei servizi di ricerca, se l’opzione è attiva. Lo stesso può valere per registrazioni vocali, audio di Search Live, documenti caricati per ottenere una risposta o contenuti impiegati in alcune funzioni di Google Traduttore.

Secondo la documentazione dell’azienda, queste informazioni possono essere usate per fornire, sviluppare e migliorare i servizi, incluso l’addestramento dei modelli di AI generativa. Prima di essere impiegati per il training o revisionati da fornitori specializzati, i contenuti vengono scollegati dall’account Google dell’utente. Questo passaggio riduce il collegamento diretto con il profilo personale, ma non elimina il tema del controllo su ciò che viene condiviso con le piattaforme digitali.

Quali dati  possono essere usati per aggiornare l’AI

Le informazioni coinvolte non sono tutte uguali. Da una parte ci sono le attività testuali, come ricerche, suggerimenti selezionati, risposte AI visualizzate e trascrizioni, dall’altra i materiali caricati o usati durante l’interazione con alcuni strumenti collegati alla ricerca.

Non tutti i contenuti, però, rientrano in questa categoria. Google precisa che i contenuti multimediali salvati non includono quelli generati o modificati con l’AI, né quelli gestiti da servizi separati come Gemini, YouTube, NotebookLM o Google Voice. Inoltre, non rientrano in questa voce i materiali condivisi pubblicamente nei servizi di ricerca, come le foto aggiunte alle recensioni.

La distinzione è importante perché le impostazioni privacy del colosso di Mountain View sono distribuite in più sezioni. Una parte riguarda la cronologia dei servizi di ricerca, un’altra la personalizzazione dell’esperienza e altre ancora prodotti specifici come YouTube, Maps o gli annunci. Per questo è utile capire prima quali dati sono coinvolti e poi, nella sezione successiva, dove intervenire.

Perché la piattaforma utilizza foto, immagini e ricerche degli utenti

I modelli di AI hanno bisogno di grandi quantità di esempi per migliorare la comprensione di testi, immagini, audio e altri formati. Nel caso dei servizi di ricerca, l'azienda dichiara di utilizzare queste informazioni per rendere più utili le risposte, personalizzare l’esperienza, sviluppare nuove funzioni e aumentare sicurezza e affidabilità dei sistemi.

Dal punto di vista tecnico, contenuti di tipo diverso aiutano i sistemi di AI a riconoscere schemi differenti: elementi visivi, linguaggio parlato, testi nei documenti e richieste formulate in modo naturale. È proprio questa varietà di esempi a rendere più efficaci gli strumenti che interpretano immagini, audio e contenuti testuali.

Il tema, però, non è solo tecnologico. Sempre più servizi quotidiani integrano funzioni basate sull’AI, come cercare informazioni, tradurre, riconoscere immagini, ottenere riassunti, generare risposte o interagire con assistenti conversazionali. Di conseguenza, cresce anche la quantità di materiale potenzialmente utile per il loro sviluppo.

Per gli utenti, il punto centrale è la consapevolezza. Molte persone usano Google ogni giorno senza controllare nel dettaglio le impostazioni dell’account. Una modifica di questo tipo può quindi passare inosservata, soprattutto se si trova all’interno di menu poco frequentati.

Quali importazioni disattivare nell’account per impedire l’uso dei media

Per limitare il salvataggio di immagini, file, audio e video bisogna raggiungere la sezione Cronologia dei servizi di ricerca del proprio account Google e scegliere se disattivare del tutto la cronologia cliccando sulla voce La cronologia viene salvata in alto e selezionando l'opzione Disattiva dal menu a seguire, oppure se mantenerla abilitata deselezionando però l’opzione Salva contenuti multimediali.

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La sezione “Cronologia dei servizi di ricerca” dell’account Google da cui gestire il salvataggio delle attività nei servizi dell'azienda.

Nel primo caso, le attività successive nei servizi di ricerca non verranno conservate nell’account e non saranno usate per addestrare i modelli di AI generativa, salvo situazioni specifiche come l’invio volontario di feedback. Nel secondo, invece, l’azienda smetterà di salvare i nuovi media, ma potrà continuare a mantenere altri elementi della cronologia, come attività testuali, trascrizioni o informazioni sulle interazioni.

Occorre poi raggiungere la sezione Personalizzazione dei servizi di ricerca e disattivare l'interruttore accanto all'opzione Personalizza la Ricerca. In questo modo, si impedisce a Google di usare le informazioni associate all'account per personalizzare risultati, suggerimenti, feed di notizie, risposte AI e altri contenuti mostrati durante la navigazione.

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La sezione delle impostazioni dell’account Google tramite la quale è possibile disattivare l’opzione “Personalizza la Ricerca”.

Un aspetto da non trascurare è che queste impostazioni sono in fase di implementazione graduale. Se la pagina visualizzata non corrisponde ancora a quella descritta da Google, cronologia e suggerimenti personalizzati dei servizi di ricerca continuano a essere gestiti tramite la sezione Attività web e app. Questo significa che modificare solo una sezione potrebbe non bastare e per avere un controllo più completo conviene controllare pure le altre pagine dell’account dedicate a YouTube, Google Maps, annunci personalizzati e cronologie varie.

Cosa succede dopo la disattivazione

Disattivare queste opzioni non impedisce di usare Google. Si potranno continuare a fare ricerche, usare Google Maps, tradurre testi, cercare immagini o sfruttare le funzioni vocali disponibili. La differenza riguarda principalmente il salvataggio delle nuove attività nell’account e il loro possibile impiego per migliorare i modelli di AI.

Ci possono però essere effetti sull’esperienza d’uso. Alcuni risultati potrebbero essere meno personalizzati, i suggerimenti meno pertinenti e certe funzioni basate sulla cronologia più generiche. È il classico compromesso tra comodità e controllo dei dati. Più informazioni vengono salvate, più i servizi possono adattarsi alle abitudini dell’utente, mentre meno elementi vengono conservati, maggiore è il controllo sulla propria attività.

La novità non va letta come un allarme, ma come un promemoria importante: con l’espansione dell’intelligenza artificiale nei servizi di uso quotidiano, le impostazioni sulla privacy diventano sempre più centrali. Controllarle periodicamente è il modo più semplice per capire quali informazioni vengono salvate, per quali finalità possono essere usate e quali autorizzazioni è possibile revocare.

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