
Gli Houthi, il gruppo armato di ribelli yemeniti sostenuti dall'Iran, hanno conquistato l'isola strategica di Mayyun (nota anche come Perim) e la città portuale di Mocha, avvicinandosi gradualmente al controllo dell'intera costa yemenita affacciata sul Mar Rosso e minacciando la navigazione attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb, che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden verso l'Oceano Indiano.
Secondo quanto riportato da Al Jazeera, i ribelli stanno ora puntando verso le roccaforti del governo yemenita a Marib (una provincia ricca di petrolio e gas) e a Taiz, dopo aver conquistato anche le isole di Piccola Hanish e Grande Hanish, rafforzando così la propria posizione nel controllo dello Stretto di Bab el-Mandeb.
Per il momento, gli Houthi hanno comunicato che la navigazione nello Stretto «resta libera e sicura» per tutti, tranne che per le navi e le petroliere saudite. Dopo che Riyad ha chiuso temporaneamente l'oleodotto East-West (che porta il greggio saudita verso il porto di Yanbu, sul Mar Rosso) danneggiato da una serie di attacchi con droni, il prezzo del greggio è volato oltre i 107 dollari al barile.
Come evidenziato dagli esperti, in realtà al gruppo di ribelli armati non serve nemmeno bloccare Bab el-Mandeb: è sufficiente aumentare i rischi per la navigazione (legati a possibili attacchi contro le imbarcazioni) per far schizzare alle stelle i premi assicurativi e rendere il passaggio da questo stretto non più conveniente.
Un eventuale blocco di Bab el-Mandeb avrebbe pesanti ricadute anche sull'Europa: da qui transita circa il 12% del commercio mondiale, (incluso l'11% del petrolio globale trasportato via mare e l'8% del gas naturale liquefatto). Le navi mercantili e petrolifere sarebbero obbligate a circumnavigare l'Africa, attraverso il Capo di Buona Speranza, per raggiungere l'Europa, con pesanti ricadute in termini di costi e tempi di consegna.
La conquista degli Houthi dell'isola di Perim, l'attacco all'oleodotto e le operazioni contro l'Arabia Saudita
Gli Houthi sono di fatto vicini al controllo di tutta la costa yemenita affacciata sul Mar Rosso, arrivando a poche decine di chilometri dall'Africa: il gruppo di militari ribelli ha conquistato la città di Mocha, l'ultimo grande porto occidentale riconosciuto a livello internazionale al governo yemenita, ha occupato l'isola di Mayyun (o Perim), che divide naturalmente lo Stretto di Bab el-Mandeb in due canali, e ha preso il controllo anche delle isole di Piccola Hanish e Grande Hanish, situate a nord dello snodo marittimo.

Non si tratta solo di conquiste territoriali. Da mesi gli Houthi conducono operazioni mirate contro l'Arabia Saudita, con un blocco navale annunciato lo scorso luglio e attacchi contro le infrastrutture energetiche. Non a caso, negli scorsi giorni Riyad ha chiuso temporaneamente l'oleodotto saudita “East-West”, a causa di una serie di attacchi con droni che l'hanno parzialmente danneggiato. Secondo le autorità dell'Arabia Saudita, i droni sarebbero partiti dal territorio iracheno, dove sono attive alcune milizie filo-iraniane.
La notizia che ha subito spinto in alto i prezzi del greggio, con il Brent che ha superato i 107 dollari al barile, e i motivi sono piuttosto chiari: con lo Stretto di Hormuz bloccato a fasi alterne dal 28 febbraio (a seguito dell'attacco congiunto di USA e Israele contro l'Iran), l'Arabia Saudita ha gradualmente dirottato il 70% delle proprie esportazioni di petrolio verso lo Stretto di Bab el-Mandeb, potenziando l'oleodotto East-West, già esistente dagli anni '80.
Questa infrastruttura trasporta il greggio da Abqaiq, situato sulla costa orientale (che affaccia sul Golfo Persico), verso il porto di Yanbu, situato sul Mar Rosso. Da qui, la maggior parte del greggio saudita scende lungo il Mar Rosso, attraversando proprio lo Stretto di Bab el-Mandeb per immettersi nell'Oceano Indiano e raggiungere l'Asia. La restante parte, invece, risale fino al Canale di Suez, entrando poi nel Mediterraneo.

Cosa significa per l'Europa un eventuale blocco dello stretto di Bab el-Mandeb
Per capire perché l'Europa guarda con apprensione a quello che sta accadendo in Yemen bisogna partire dalla geografia. Come anticipato, Bab el-Mandeb è l'ingresso meridionale del Mar Rosso: chi arriva dall'Asia e vuole raggiungere il Mediterraneo (e quindi l'Europa) passa da qui, risale il Mar Rosso e attraversa il Canale di Suez, entrando così nel Mediterraneo. È la rotta marittima più breve tra i due continenti.
Attraverso Bab el-Mandeb transita circa il 12% del commercio mondiale, incluso l'11% del petrolio trasportato via mare a livello globale e l'8% del gas naturale liquefatto (GNL). I dati dell'agenzia statunitense EIA mostrano quanto lo stretto sia importante anche per il solo settore energetico: nel 2023 ha movimentato fino a 9,3 milioni di barili al giorno di greggio e prodotti petroliferi, un volume poi calato negli ultimi rilevamenti (circa 4,1-4,2 milioni al giorno tra il 2024 e la prima metà del 2025) proprio a causa delle tensioni nella regione.
Ma cosa succede se questa collo di bottiglia si chiude o la navigazione diventa troppo pericolosa? Le navi sono costrette a evitare il Mar Rosso e a circumnavigare l'Africa passando per il Capo di Buona Speranza. È una deviazione enorme: secondo Al Jazeera, aggiunge più di 20 giorni di navigazione, con una conseguenza impennata dei costi globali del trasporto merci. E l'impatto non è teorico: i dati di IMF PortWatch indicano un calo tra il 50 e il 55% dei volumi e del tonnellaggio in transito nel Mar Rosso tra il 2023 e il 2025, periodo in cui le tensioni nel Mar Rosso si erano intensificate in seguito agli attacchi degli Houthi contro le navi mercantili.
C'è poi un dettaglio importante, messo in evidenza da diversi analisti: agli Houthi non serve bloccare fisicamente lo stretto, basta far crescere i rischi per la navigazione. L'aumento dei premi assicurativi e la riduzione delle coperture possono infatti rendere il passaggio commercialmente non conveniente, spingendo le compagnie a deviare le rotte anche senza una chiusura formale. Come riportato da Eleonora Ardemagni, Senior Associate Research Fellow dell'ISPI, «senza il controllo delle coste e delle isole del Bab el-Mandeb, gli Houthi erano già in grado di sferrare attacchi alle navi lì in transito. Il vero obiettivo di questa avanzata potrebbe essere imporre pedaggi replicando le mosse dell’alleato Iran su Hormuz. Oltreché aiutare Teheran e rafforzare il potere di ricatto su Riyadh».
Tra l'altro, il dispiegamento di risorse navali verso Bab al-Mandeb e lo Stretto di Hormuz ha creato delle falle nella sicurezza al largo delle coste del Corno d'Africa, di cui hanno approfittato i gruppi criminali marittimi organizzati. L'ex ufficiale di marina Alexandru Cristian Hudisteanu ha evidenziato come siamo aumentati gli atti di pirateria, in particolare lungo la costa somala, a causa dell'attenzione navale internazionale spostata sullo Stretto di Hormuz e su Bab el-Mandeb.

Secondo l'ORF Middle East, una doppia chiusura di Hormuz e Bab el-Mandeb metterebbe a rischio circa 10 miliardi di dollari al giorno di commercio globale, bloccando circa il 30% del traffico mondiale di container e minacciando circa il 22% della fornitura mondiale di petrolio.
Data l'importanza strategica dello Stretto, l'Unione Europea è già presente nell'area con diverse missioni navali, come l'Operazione Atalanta e la EUNAVFOR Aspides, che garantiscono sicurezza marittima nel Mar Rosso. Secondo Hudisteanu, tuttavia, la missione potrebbe avere le mani legate a causa di vincoli di mandato troppo stretti per intervenire in caso di nuovi attacchi e di ritardi burocratici nell'aggiornamento dei mandati di missione.