
Il frutto del giardino dell’Eden, mangiato da Adamo ed Eva, non era una mela. O meglio, il libro della Genesi, che racconta la vicenda, non specifica di che frutto si trattasse e si limita a parlare di «albero della conoscenza del bene e del male». L’idea che il frutto fosse una mela è nata nel Medioevo, probabilmente perché in latino la parola malum indica sia il male, sia la mela. In precedenza prevalevano altre interpretazioni e in genere si riteneva che il frutto fosse un fico. Anche la più generale interpretazione dell’episodio è discussa e non c’è accordo tra gli studiosi su cosa significasse mangiare i frutti dell’albero della conoscenza del bene e del male.
Il racconto del libro della Genesi
Il libro della Genesi racconta che, dopo la Creazione, Adamo ed Eva vivevano felici nel giardino dell’Eden, nel quale erano presenti tutti gli alberi da frutto, incluso l’albero della conoscenza del bene e del male.
Così Dio fece crescere dal suolo ogni albero desiderabile alla vista e buono come cibo e anche l'albero della vita nel mezzo del giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. (Genesi 2,9)
Adamo ed Eva erano liberi di mangiare tutto quello che volevano, con l’eccezione dei frutti dell’albero della conoscenza del bene e del male. Su questo punto, Dio era categorico:
E Dio impose all'uomo anche questo comando: «Di ogni albero del giardino puoi mangiare a sazietà. Ma in quanto all'albero della conoscenza del bene e del male non ne devi mangiare, poiché nel giorno in cui ne mangerai certamente dovrai morire». (Genesi 2, 17)

Tentati del serpente, però, Adamo ed Eva disobbedirono a Dio e mangiarono i frutti dell’albero:
Il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture. (Genesi, 3, 4-7).
Appena mangiato il frutto, Adamo ed Eva si resero conto di essere nudi e si coprirono con una foglia di fico. Per punizione, Dio li cacciò dall’Eden e li costrinse a vivere una vita mortale. L’atto di mangiare i frutti costituì infatti il peccato originale, che ha macchiato per sempre gli esseri umani.
La storia di Adamo ed Eva, nata in ambito ebraico, è stata accolta dal Cristianesimo e anche dall’Islam. È infatti narrata, sinteticamente, anche nel Corano:
E dicemmo: «O Adamo, abita il Paradiso, tu e la tua sposa. Saziatevene ovunque a vostro piacere, ma non avvicinatevi a quest’albero ché in tal caso sareste tra gli empi.
Poi Iblìs li fece inciampare e scacciare dal luogo in cui si trovavano. E Noi dicemmo: «Andatevene via, nemici gli uni degli altri Avrete una dimora sulla terra e ne godrete per un tempo stabilito.
Iblìs non è altri che il diavolo e ha il ruolo che nella Bibbia ha il serpente.

Cosa è l’Albero della conoscenza del bene e del male
Il racconto del libro della Genesi è chiaramente allegorico, ma sul suo significato esistono diverse interpretazioni. La più diffusa vuole che l’albero rappresenti la conoscenza nel suo insieme, non solo la conoscenza del bene e del male. Il gesto di mangiare i frutti, quindi, significherebbe che gli uomini si sono appropriati di una prerogativa divina, quella appunto di poter conoscere, cercando di giungere all’onniscienza riservata a Dio.
Secondo un’altra interpretazione, l’atto di mangiare i frutti dell’albero della conoscenza del bene e del male indica che l’uomo si è arrogato il diritto di stabilire ciò che è giusto o ciò che è sbagliato (il bene e il male) in maniera autonoma, senza tenere conto del giudizio di Dio. Anche in questo caso, l’uomo avrebbe assunto una prerogativa riservata a Dio.

Perché pensiamo che il frutto fosse una mela
Il libro della Genesi non specifica quale sia il frutto mangiato da Adamo ed Eva e, nel corso dei secoli, sono state proposte diverse interpretazioni. Stabilire quale fosse il frutto era necessario sia per poter formulare un'ipotesi di interpretazione sia per poter raffigurare artisticamente la vicenda.
Una prima interpretazione, diffusa nell’ebraismo, voleva che il frutto fosse un fico: poiché Adamo ed Eva si coprirono con la foglia di fico, fu “automatico” supporre che l’albero fosse proprio quello.
Tuttavia, dal Medioevo si è affermata l’idea che il frutto fosse una mela. Probabilmente a causa del fatto che in latino – lingua nella quale si leggeva la Bibbia in Europa Occidentale – la parola malum significa sia “male” sia “mela”.
La mela, del resto, nel mondo antico era un frutto carico di significati simbolici. Nel Vicino Oriente era simbolo di prosperità e bellezza; nella mitologia greca aveva il medesimo valore, ma poteva trasformarsi anche nel pomo della discordia, come nel caso del giudizio di Paride che, secondo un mito molto noto, doveva scegliere chi fosse più bella tra le dee Atena, Era e Afrodite assegnando alla prescelta una mela.

I significati simbolici favorirono l’associazione del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male con la mela, motivata, però, soprattutto dal doppio significato della parola malum.