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12 Maggio 2026
6:00

Il terremoto di Sichuan, la ricostruzione del disastro di Md 7.9 che colpì la Cina 18 anni fa

Il terremoto di Sichuan del 2008 è stato uno dei terremoti più devastanti dell’ultimo secolo. Con una magnitudo di 7,9, ha causando la morte di oltre 69.000 persone e provocato danni a edifici e infrastrutture per un valore superiore agli 86 miliardi di dollari.

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Il terremoto di Sichuan, la ricostruzione del disastro di Md 7.9 che colpì la Cina 18 anni fa
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Un’immagine dei danni causati dal terremoto nella provincia di Sichuan nel 2008.

Il terremoto di Sichuan, avvenuto nel sud-ovest della Cina il 12 maggio 2008 alle ore 14:28, è stato uno dei sismi più violenti mai registrati nell’area, la cui magnitudo raggiunse una magnitudo pari a 7.9. L’impatto della scossa – con epicentro nella contea di Wenchuan – la regione centrale della provincia di Sichuan, fu catastrofico. Villaggi e città vennero rasi al suolo, quasi 70 mila persone morirono, tra cui oltre 5300 studenti, mentre più di 5 milioni di persone furono costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. A 18 anni dall’evento, la ricostruzione sembrerebbe essersi conclusa, con investimenti complessivi che hanno superato i 150 miliardi di dollari.

12 maggio 2008: la ricostruzione dell’evento

La prima scossa, la più violenta, fu registrata dai sismografi cinesi alle ore 14:28:01 (ora locale) del 12 maggio 2008. L’ipocentro del terremoto fu localizzato a una profondità di circa 19 km, con epicentro nei pressi della città di Dujiangyan, a circa 90 km a nord-ovest da Chengdu, capitale della provincia di Sichuan. La maggior parte dei sismografi registrò una magnitudo pari a 7.9 gradi.

Localizzazione dell'epicentro e delle aree colpite dal terremoto. Credits: Britannica
Localizzazione dell'epicentro e delle aree colpite dal terremoto. Credits: Britannica

Gli effetti del terremoto furono da subito devastanti e si estesero su un’area di circa 110.000 km². Secondo il rapporto ufficiale pubblicato un anno dopo il disastro, oltre 45,5 milioni di persone, distribuite in dieci province, furono colpite, in misura differente, dal sisma. Il bilancio finale raggiunse le 69.185 vittime, a cui si aggiunsero 374.171 feriti e 18.467 dispersi. Tra le vittime si contarono oltre 5300 studenti, la maggior parte dei quali morì a causa del crollo degli edifici scolastici durante le lezioni. Inoltre, più di 15 milioni di persone furono evacuate. Si stima che circa 5,36 milioni di edifici collassarono, mentre altri 21 milioni subirono gravi danni, lasciando oltre 5 milioni di persone senza una casa.

Al terremoto si associarono diversi fenomeni cosismici, attivati nei minuti e nelle ore successive alla scossa principale. Tra questi, una frana nella contea di Qingchuan seppellì circa 700 persone. Numerose altre frane bloccarono il corso naturale di svariati fiumi, formando laghi di sbarramento e pericolosi accumuli d’acqua che minacciarono i villaggi e le popolazioni situate a valle. Oltre 2400 dighe, più di 53.000 km di strade e circa 47.000 km di condotte idriche furono danneggiati. Nei pressi di Qingchuan furono osservati circa 1,5 km di fagliazione superficiale; inoltre, nei mesi successivi al terremoto, altre fratture e crepe superficiali vennero identificate su tre montagne dell’area. La perdita economica complessiva stimata raggiunse gli 86 miliardi di dollari statunitensi.

Molteplici scosse di assestamento seguirono nei giorni, nei mesi e persino negli anni successivi al terremoto del 2008, tra cui un sisma di magnitudo 5.0 che colpì l’area di Chengdu nel maggio 2010 e un altro terremoto di magnitudo 6.6 nell’aprile 2013. Quest’ultimo evento causò la morte di circa 200 persone e provocò oltre 13.000 feriti.

Le cause geologiche: la faglia di Longmen Shan

Sichuan si trova in una delle regioni geodinamicamente più attive del pianeta, situata nel contesto della collisione tra la placca Euroasiatica e quella Indiana. Quest’ultima si muove grossomodo verso nord a una velocità di circa 4 cm all’anno, penetrando nel continente asiatico e spingendo l’Altopiano Tibetano verso est. Si tratta della stessa collisione continentale, iniziata circa 50 – 60 milioni di anni fa, che ha portato alla formazione della catena montuosa con i picchi più elevati al mondo, quella dell’Himalaya. Questa osservazione è già sufficiente a comprendere quale sia l’entità delle forze naturali-tettoniche in gioco nell’area. Infatti, i terremoti di magnitudo elevate associati a questa collisione continentale sono relativamente frequenti. Tra gli eventi più recenti si ricordano il terremoto di magnitudo 5.9 che colpì il Pakistan il 6 ottobre 2021 e il terremoto di magnitudo 7.1 che interessò il Tibet il 7 gennaio 2025.

Contesto tettonico della collisione tra la placca indiana e quella euroasiatica. La stella bianca indica la posizione del terremoto di Sichuan del 2008, mentre i punti colorati rappresentano altri terremoti registrati nell’area. Credits: Caltech.
Contesto tettonico della collisione tra la placca indiana e quella euroasiatica. La stella bianca indica la posizione del terremoto di Sichuan del 2008, mentre i punti colorati rappresentano altri terremoti registrati nell’area. Credits: Caltech.

Le analisi sismologiche hanno localizzato l’epicentro del terremoto di Sichuan lungo la faglia di Longmen Shan, una faglia inversa, o thrust, che separa l’omonima catena montuosa di Longmen Shan, situata sul margine orientale dell’Altopiano Tibetano, dal bacino di Sichuan a sud-est. In particolare, la rottura sarebbe iniziata nei pressi della città di Chengdu, propagandosi poi verso nord-est per oltre 200 km nell’arco di circa 50 secondi. In alcuni punti, il movimento della faglia provocò uno spostamento relativo delle rocce sovrastanti e sottostanti il piano di faglia pari a 12 metri.

Il contesto geodinamico in cui si trova Sichuan rende la regione altamente soggetta al rischio sismico. Già nel 1933, infatti, fu registrato un terremoto di magnitudo 7.5. Secondo gli esperti, eventi sismici di simile intensità potrebbero verificarsi nuovamente anche in futuro.

La fase successiva al sisma

Nelle ore successive al terremoto, il governo cinese dispiegò 130.000 soldati e numerose squadre di soccorso, a cui si aggiunsero 100.000 medici professionali da diverse parti della Cina e aiuti economici e umanitari da parte di associazioni no-profit e di numerose nazioni, tra cui l'Italia e la Germania. Nei mesi successivi ebbe invece inizio un’intensa fase di ricostruzione, sostenuta da investimenti che superarono i 150 miliardi di dollari. Oltre 41.000 progetti di riedificazione e riabilitazione furono sviluppati, la maggior parte dei quali si concentrava su settori chiave, come istruzione, sanità, infrastrutture, ambiente e assistenza sociale. I numeri sono impressionanti: oltre 3,5 milioni di abitazioni nelle aree rurali e più di 1 milione nelle aree urbane furono ricostruite, a cui si aggiungono 18 milioni di m² di scuole, 7 milioni di m² di ospedali e strutture sanitarie, e circa 27.000 km di strade nazionali, provinciali e rurali. Già tra il 2011 – 2012, il governo cinese dichiarò che ben oltre il 90% di questi progetti era stato completato. Oggi il piano di ricostruzione sembrerebbe essere concluso. Tuttavia, rimangono ancora città o villaggi distrutti lasciati in mano alla natura, oltre ad aree in cui la popolazione è stata completamente rilocata.

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Nonostante non fosse il primo terremoto vissuto dalla popolazione locale, quello del 2008 fu sicuramente il più devastante, con conseguenze profonde anche sul piano sociale e politico. Numerosi studi e polemiche si concentrarono sulla mancanza di adeguate misure antisismiche negli edifici e, in particolare, sulla scarsa qualità degli edifici scolastici, realizzati rapidamente e a basso costo durante il forte boom economico cinese. Secondo diversi esperti, l’adozione di standard antisismici più rigorosi avrebbe potuto salvare diverse vite.

Negli anni successivi al terremoto, il governo cinese ha investito considerevolmente nello sviluppo di sistemi di allerta sismica precoce, con l’obiettivo di ridurre vittime e danni in occasione di futuri disastri naturali. Dal 2009, inoltre, il 12 maggio è stato ufficialmente designato come “Giornata Nazionale per la Prevenzione e la Riduzione dei Disastri”. In questo contesto sono state promosse anche attività educative, tra cui esercitazioni antisismiche nelle scuole primarie e secondarie e lezioni informative dedicate alla conoscenza dei principali rischi naturali.

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