tonga sorpresa struttura
in foto: Credit: NIWA.

Un recente studio neozelandese, a gran sorpresa, ha dimostrato come l'edificio vulcanico del Tonga sia rimasto praticamente intatto, nonostante la violentissima eruzione del 15 gennaio 2022. In effetti l'evento eruttivo durato poco meno di 12 ore causò un'enorme esplosione in atmosfera, una tra le più potenti mai registrate dal Ventesimo secolo in poi – riuscendo addirittura a creare perturbazioni all'interno della ionosfera.

Lo stato dell'edificio vulcanico del Tonga

Le analisi riportate in questo studio sono state effettuate principalmente tramite il sonar dal vascello da ricerca Tangaroa del NIWA (New Zealand's National Institute for Water and Atmospheric).

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in foto: Vascello Tangaroa (credit: NIWA).

Queste le parole di Kevin Mackay, leader della spedizione:

Vista la violenza dell'eruzione del 15 gennaio, mi sarei aspettato che l'edificio sarebbe collassato o distrutto, ma così non è stato. […] Anche se il vulcano appare intatto, il fondale mostra gli effetti drammatici dell'eruzione. Ci sono fanghi sabbiosi e ceneri depositati fino a 50 km di distanza dal vulcano.

I ricercatori hanno indagato un'area di circa 22 mila km2 e hanno stimato che sul fondale si siano depositati tra i 6 e i 7 km3 di materiale. Si tratta di materiale che inizialmente è stato eruttato in aria ma che, ricadendo, si è depositato sul fondo dell'Oceano Pacifico

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in foto: Credit: NIWA.

L'immagine soprastante mostra in rosso la deposizione di nuovo materiale mentre in blu la quantità di materiale perso – e, come vediamo, questo si concentra principalmente attorno il cratere. Sempre secondo il NIWA, questa quantità è pari circa a 2-3 km3.
La ricaduta di sedimenti ha influenzato anche la vita sottomarina: dal giorno dell'eruzione i primi pesci e molluschi si trovano a circa 15 km di distanza dal cratere. D'altra parte, è stato osservato come la caduta di ceneri abbia dato vita ad un "effetto fertilizzante", stimolando la crescita di plancton nella colonna d'acqua.

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in foto: Pesci a 80 km dal Tonga. Credit: NIWA.

Queste indagini hanno permesso di valutare con più dettaglio anche le condizioni del cavo sottomarino di Tonga, tranciato durante l'eruzione e inagibile da allora. Vista la quantità di sedimenti che si è depositata, probabilmente sarà necessario sostituirlo completamente e rimpiazzarlo con uno nuovo.

Articolo a cura di
Stefano Gandelli