L’isola di Pasqua, che oggi appartiene ai territori del Cile, da cui dista circa 3700 chilometri, è una remota isola di origine vulcanica.  Conosciuta per essere una delle destinazioni più lontane e affascinanti al mondo, l'isola di Pasqua ospita i Moai, le celebri statue di pietra dalle grandi teste che furono scolpite dai suoi abitanti tra il XIII e il XVI secolo.

Moai dell'isola di Pasqua

Il giorno di Pasqua del 1722 Jacob Roggeveen, tra i più importanti navigatori olandesi, fu il primo europeo ad approdare sull’isola di Rapa Nui, nel mezzo dell’Oceano Pacifico meridionale. Per celebrare la scoperta, battezzò il luogo col nome di “Isola di Pasqua” e diede il via a un lungo periodo di spedizioni ed esplorazioni.

Origine dell’Isola di Pasqua

L’isola di Pasqua ha origine vulcanica e cominciò a formarsi sul fondo dell’Oceano Pacifico 3 milioni di anni fa, eruzione dopo eruzione, fino ad emergere in superficie circa 700.000 anni fa. Il meccanismo che ha dato origine all’Isola di Pasqua è quello dei punti caldi, che non ha a che fare con i movimenti delle placche sui cui bordi si trova la maggior parte dei vulcani, ma con delle risalite di magma a partire da zone relativamente fisse del mantello. La struttura dell’isola di Pasqua (cioè l’insieme di ciò che vediamo in superficie e di ciò che è nascosto sotto il livello del mare) è data dalla sovrapposizione di eruzioni di lava principalmente basaltica, quindi poco viscosa e abbastanza “liquida”, proveniente da almeno 10 vulcani a scudo. Per questo motivo, le rocce magmatiche più comuni sull’isola sono basiche (cioè povere in silice) e  prendono il nome di basalti. Oggi l’attività vulcanica è terminata e i crateri principali ancora visibili sulla superficie sono tre: Rano Kau, Terevaka e Poike. La loro disposizione dona all’isola una caratteristica forma triangolare.

Isola di Pasqua
in foto: Isola di Pasqua. Credits: Ciszewski et al., 2009.

Scoperta dell’isola da parte degli esploratori europei

Prima dell’arrivo dei velieri olandesi, l’isola di Pasqua era già abitata dalla popolazione locale e conosciuta col nome di Rapa Nui, che in lingua rapanui (o pasquense) significa “grande roccia”. Si trattava di persone originarie della Polinesia, arrivate probabilmente dai territori delle isole Marchesi o dalle isole Gambier (luoghi meravigliosi, vi consigliamo di spulciare online o di pianificare un viaggio prima o poi).

Perché si chiama Isola di Pasqua?

Quando l’ammiraglio Jacob Roggeveen sbarcò sulle coste dell’isola con la sua piccola flotta, decise di battezzare quell’insolito luogo col nome di “Isola di Pasqua”, a causa di una curiosa circostanza: quel 5 aprile del 1722, dall’altra parte del mondo, si celebrava proprio la domenica di Pasqua. Da quel momento in poi cominciarono ripetute esplorazioni da parte delle flotte dei Paesi europei che si contendevano l’isola: furono moltissimi i colonizzatori spagnoli, inglesi e francesi, che da una parte produssero numerose mappe e studi utili a conoscere flora e fauna del territorio e dall’altra contribuirono al declino della popolazione indigena di Rapa Nui.

Moai dell'isola di Pasqua

Cosa sono i Moai?

I Moai sono statue presenti sull’isola di Pasqua, raffiguranti figure umane. Gli antropologi e archeologi ritengono si tratti di uomini rapanui, quindi appartenenti alla popolazione indigena pasquense. Sono celebri in tutto il mondo e siamo sicuri vi sarà certamente capitato di osservarne foto e video in documentari e libri di scuola. I Moai sono monoliti, significa che sono stati scolpiti in blocchi unici di rocce vulcaniche, e date le grandi dimensioni (alti fino a 10 metri e pesanti 80 tonnellate) ci si è a lungo arrovellati per comprendere le tecniche utilizzate per la loro realizzazione. Le statue non sono isolate ma si trovano disposte in gruppo e appartengono a grandi complessi cerimoniali chiamati ahu, tipici delle popolazioni del Pacifico meridionale. Una piccola curiosità. Sull’isola sono stati ritrovati quasi 1000 Moai e nel mondo sono anche conosciuti col semplice nome di “teste”, perché spesso sono queste le uniche parti visibili della statua. I corpi, infatti, venivano interrati e ancora oggi si trovano disposti in questo modo. Attorno a queste statue sono sorte nel tempo centinaia di leggende e tradizioni…voi ne conoscete qualcuna?

Bibliografia

Ciszewski A., Ryn Z.J., Szelerewicz M. The caves of Easter Island. Underground world of Rapa Nui (pp.61-80). Chapter: 2. Publisher: AGH University of Science and Technology
Rull, Valentí (2019). The deforestation of Easter Island. Biological Reviews, (), brv.12556–.         doi:10.1111/brv.12556 

Articolo a cura di
Arianna Izzi