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27 Gennaio 2026
12:38

La noce di mare invade la Laguna di Venezia e minaccia l’ecosistema locale

Si tratta di una specie aliena la cui diffusione è favorita dall'innalzamento delle temperature del mare e dalle concentrazioni saline dovute alla siccità. Uno studio dell'università di Padova spiega perchè la noce di mare (Mnemiopsis leidyi) può essere pericolosa per i pesci autoctoni più del granchio blu.

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La noce di mare invade la Laguna di Venezia e minaccia l’ecosistema locale
noce di mare

È una delle 100 specie invasive più dannose al mondo e ora rappresenta una minaccia concreta anche per l'ecosistema della Laguna di Venezia. Parliamo dello ctenoforo Mnemiopsis leidyi, meglio conosciuto come noce di mare, un'organismo gelatinoso trasparente con un corpo lobato di circa 10 cm. A sollevare il problema è un nuovo studio condotto dall’Università di Padova e dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), pubblicato sulla rivista scientifica Estuarine, Coastal and Shelf Science. La ricerca, guidata da Filippo Piccardi, ha monitorato la specie "aliena" per due anni, evidenziando come la sua straordinaria capacità di adattamento a diverse temperature e salinità unita a una proliferazione incontrollata e alla voracità nel nutrirsi di zooplancton rischi di mettere in difficoltà la biodiversità locale in modo più severo di un'altro alieno dell'Adriatico, il granchio blu (Callinectes sapidus).

Cos’è la noce di mare: caratteristiche

Originaria dell’Oceano Atlantico orientale, la noce di mare – chiamata così per la sua forma ovale e compatta – è un piccolo invertebrato di circa 10 cm. Spesso viene confusa con le meduse per il suo aspetto trasparente e gelatinoso, ma appartiene a un phylum diverso (Ctenophora, non Cnidaria) e non è urticante. Possiede 8 file di bande ciliate chiamate cteni (4 lunghe e 4 corte), che gli permettono di muoversi e che al buio brillano di una luce verde. Proprio come la "medusa immortale" (Turritopsis dohrnii), anche la noce di mare è in grado di "ringiovanire" sotto stress, regredendo dallo stadio adulto fino a quello larvale per sopravvivere.

I motivi della diffusione incontrollata e dell'impatto sull'ecosistema

La sua espansione globale, iniziata negli anni '80 probabilmente attraverso le acque di zavorra delle navi (ballast water) che servono per mantenere l’imbarcazione in assetto e in sicurezza durante la navigazione, è sostenuta da due fattori chiave:

  • Una riproduzione esplosiva. Le noci di mare sono organismi ermafroditi (possiedono organi maschili e femminili) e si auto-fecondano. Un solo esemplare può rilasciare fino a 14.000 uova al giorno. Questo causa le "fioriture" (bloom) estive, ovvero masse gelatinose enormi che intasano le reti dei pescatori.
  • L'adattabilità estrema. Essendo organismi euritermi ed eurialini sono capaci di vivere in un ampio range di temperature e concentrazioni di sale. Lo studio dell’Università di Padova ha dimostrato, tramite test in laboratorio e sul campo, che sopravvivono a temperature comprese tra i 10 °C e i 32 °C e a livelli di salinità tra il 10 e il 34 (grammi per litro).
reti noce di mare
Una rete da pesca con la presenza di noci di mare. Credit: Damien Delaunay (Ifremer, Laboratoire Ecologie et Modèles pour l’Halieutique, Centre Atlantique – Rue de l’Ile d’Yeu – BP 21105 – 44311 Nantes Cedex 03), via Wikimedia Commons

Queste caratteristiche si aggiungono alla voracità della noce di mare. Nutrendosi di zooplancton, entra in competizione diretta con i piccoli pesci che mangiano lo stesso cibo, come le acciughe (Engraulis encrasicolus). A dimostrazione di questo c’è un caso storico che riguarda il Mar Nero e risale al 1989. Si stimarono 840 milioni di tonnellate di biomassa di Mnemiopsis che causarono danni ecologici con il crollo della pesca e gravi danni socio-economici. Per questi motivi l'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) la inserisce tra le 100 specie invasive più dannose al mondo.

La specie aliena in Italia: perché è pericolosa

Nell’Adriatico, la specie è stata osservata per la prima volta nel Golfo di Trieste nel 2005 e, dopo una pausa di 10 anni, è riapparsa periodicamente dal 2016. Oggi, nella Laguna di Venezia, si nota una diminuzione del pescato locale – di quasi il 40% negli anni (2014-19) –  in concomitanza con il riscaldamento delle acque e l'aumento di questi organismi.

Lo studio italiano evidenzia un legame tra la diffusione della specie e i cambiamenti climatici. Le noci di mare nella Laguna di Venezia mostrano picchi di presenza in tarda primavera, estate e inizio autunno, correlati all'aumento delle temperature e della salinità (spesso dovuta alla siccità).

grafico noce id mare
Numero di ctenofori nei diversi mesi (da aprile a ottobre 2023) e nei tre diversi sottobacini della Laguna di Venezia: Nord in rosso, Centro in blu e Sud in verde. Credit: F. Piccardi et. al, An invader chronicles: local ecological niche of Mnemiopsis leidyi in the Venice Lagoon, Estuarine, Coastal and Shelf Science, 2026

Valentina Tirelli, ricercatrice dell'OGS e coautrice dello studio, ha affermato:

I risultati suggeriscono che i cambiamenti climatici in atto potrebbero favorire condizioni ambientali sempre più idonee a questo ctenoforo, incrementandone la presenza in grandi aggregati e, di conseguenza, aumentando il rischio di severe ripercussioni sul funzionamento dell’intero ecosistema lagunare.

Il clima rischia di spostare l'equilibrio della Laguna verso uno stato ideale per la noce di mare. Questo scenario rende urgente un monitoraggio costante e una gestione per proteggere le specie locali.

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