
La storia delle relazioni tra Cina e USA è stato un percorso complesso, passato da un'ammirazione filosofica iniziale all'alleanza nella Seconda Guerra Mondiale, fino all'odierno scontro geopolitico, in cui questi due sistemi antitetici che competono per l'egemonia economica e tecnologica.
Dai primi contatti alla politica della "Porta Aperta"

Quando gli USA nascono nel 1776, in Cina sta regnando ancora la dinastia Qing. Inizialmente, i Padri Fondatori americani guardano con profonda ammirazione per l'estremo oriente, di cui ammirano la prosperità e la meritocrazia diffusa nel mondo degli ufficiali dell'esercito.
Già nel 1784 vengono inaugurati i primi pacifici contatti commerciali.
Tutto precipita però nel corso del 1800, quando le potenze europee, forti di una supremazia militare e tecnologica, hanno iniziato ad obbligare la Cina a firmare i “Trattati ineguali” (patti economici totalmente svantaggiosi). .
L'antico Impero Celeste viene presto costretto a concedere enormi privilegi commerciali alle potenze occidentali, oltre che ad autorizzare l'importazione dell'oppio. Questa droga, imposta con la forza dalle navi da guerra britanniche, si è diffusa rapidamente tra la popolazione cinese, distruggendo il tessuto sociale del Paese e prosciugando le sue casse d'oro e d'argento.
Per la Cina si è trattato dell'inizio di una profonda crisi e di un lungo periodo di sottomissione economica, definita sui manuali scolastici odierni come “Secolo dell'umiliazione”.
Arrivata tardi sulla scena, Washington ha tentato di imporre la politica della “Porta Aperta” (Open Door Policy), cercando di salvaguardare la sovranità e l'integrità territoriale cinese e promuovendo una migliore equità nei rapporti commerciali.
Tutto ciò non per generosità, ma per evitare che europei e giapponesi si spartissero la Cina in colonie esclusive, sbarrando l'accesso alle merci americane.
L'idea, poi fallita, era quella di evitare che il teatro asiatico subisse la sorte dell'Africa, interamente spartita tra i colonizzatori occidentali.
1912-1970: Guerre, tradimenti e cortine di ferro

Nel 1912 una violenta rivoluzione ha abbattuto la dinastia imperiale, in carica da più di 200 anni, trasformando la Città Proibita in un museo. La Cina è diventata così una Repubblica, che nel 1928 viene unificata dal leader nazionalista Chiang Kai-shek.
Gli USA lo hanno appoggiano subito in chiave anti-giapponese e anti-comunista. Sarà proprio la difesa americana della Cina dall'invasione nipponica a innescare il blocco economico contro Tokyo, culminato nell'attacco a Pearl Harbor del 1941 e nell'ingresso degli USA nella Seconda Guerra Mondiale.
La vittoria del 1945 ha garantito alla Cina un seggio permanente all'ONU, ma la pace è durata poco: ben presto è riesplosa la guerra civile tra i nazionalisti di Chiang Kai-shek e i comunisti di Mao Zedong. Nel 1949 Mao vince e i nazionalisti fuggono sull'isola di Taiwan.
A Washington lo shock è totale; nel dibattito pubblico nasce la domanda: «Who lost China?» (Chi ha perso la Cina?). In piena Guerra Fredda, gli USA hanno deciso di applicare il "contenimento": le relazioni con Pechino vengono congelate, il seggio all'ONU congelato (lasciandolo a Taiwan) mentre viene imposto un rigido embargo commerciale.
I timori americani di un blocco comunista monolitico (sigillato dal patto Mao-Stalin del 1950) trovano conferma nella Guerra di Corea (1950-1953), che spacca il Paese in due. Per tutti gli anni Sessanta l'ostilità è totale, alimentata dall'occupazione cinese del Tibet, dal supporto di Mao ai vietcong in Vietnam e dal primo test atomico cinese nel 1964.
La diplomazia del ping-pong, il disgelo e l'esplosione dei mercati
La svolta è arrivata alla fine degli anni Sessanta con la crisi sino-sovietica: Pechino e Mosca finisco per scontrarsi militarmente sui confini. Il presidente americano Richard Nixon capisce che può sfruttare la frattura per isolare l'URSS dalla Cina.
Il disgelo passa dallo sport: nell'aprile del 1971 la squadra americana di tennis tavolo viene invitata a Pechino (la “diplomazia del ping-pong”), aprendo la strada al viaggio segreto di Henry Kissinger a luglio. I risultati sono immediati: a ottobre la Cina di Mao ottiene il seggio permanente all'ONU espellendo Taiwan, nel 1972 Nixon vola storicamente a Pechino e il 1° gennaio 1979 arrivano le relazioni diplomatiche ufficiali.
Da qui inizia una fase di fortissima normalizzazione commerciale.
Nel 2001 la Cina ha fatto il proprio ingresso nel WTO (l'Organizzazione Mondiale del Commercio): nel giro di quindici anni (1980-2004) l'export cinese verso gli Stati Uniti è passato da 5 a ben 231 miliardi di dollari.
Nonostante gli affari, le spine sono rimaste: la Cina non si democratizza e Taiwan rivendica la propria indipendenza politica (celebrando le prime elezioni presidenziali nel 1996), mentre Pechino riscatta Hong Kong dagli inglesi nel 1997, chiudendo per sempre l'era coloniale europea e il “secolo dell'umiliazione”.
La nuova competizione strategica nel 21° secolo
Oggi siamo nel pieno di quello che il Premio Nobel Joseph Stiglitz ha consacrato come il "Secolo Cinese". In pochi decenni la Cina è diventata la "fabbrica del mondo", superando il Giappone nel 2010 come seconda economia planetaria e puntando al sorpasso sugli USA.
Parallelamente, Pechino ha avviato un poderoso riarmo militare e la costruzione di isole artificiali per controllare il Pacifico.
Nei primi anni 2010, i sorrisi tra il presidente americano Barack Obama e l'omonimo cinese Xi Jinping e la firma degli Accordi di Parigi sul clima sembravano promettere bene, ma dietro la facciata la tensione era già altissima.
Gli USA hanno accusato ben presto la Cina di concorrenza sleale, furto di brevetti e violazione dei diritti umani; Pechino ha risposto accusando l'America di voler sabotare la sua ascesa e intromettersi nei suoi affari interni. Lo scontro si è così articolato in tre mosse:
- Il "Pivot to Asia" di Obama: Gli USA spostano l'asse geopolitico dall'Europa al Pacifico, ridislocando navi e risorse militari per arginare l'espansionismo di Pechino nel Mar Cinese Meridionale.
- La guerra dei dazi di Trump (2018): L'America rompe gli indugi e applica tariffe miliardarie sulle merci cinesi. Pechino risponde punto su punto. È l'inizio della guerra commerciale aperta.
- La guerra dei chip di Biden: Lo scontro diventa tecnologico. Chi controlla i microchip avanzati e l'Intelligenza Artificiale controlla il futuro. Washington blocca l'export di semiconduttori verso Pechino e isola i colossi cinesi (come Huawei), puntando al decoupling (disaccoppiamento) per azzerare la dipendenza industriale dalla Cina.
Trump 2.0 e l'epilogo (aperto) di una sfida infinita
La partita a scacchi geopolitica ha subito un'ulteriore accelerazione con il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump per il suo secondo mandato. Se qualcuno pensava che la guerra commerciale del 2018 fosse stata solo una parentesi, la realtà di oggi ha dimostrato il contrario: il secondo capitolo dell'amministrazione Trump ha impresso una scossa ancora più forte.
Il nuovo corso di Washington ha alzato la posta, minacciando e applicando tariffe doganali ancora più pesanti sulle merci di Pechino, con l'obiettivo dichiarato di riportare la manifattura in terra americana e azzerare il deficit commerciale con il Dragone.
Tuttavia, a fare la storia di questa nuova fase è stata l'altalena tra lo scontro durissimo e i tentativi di dialogo diretto al vertice.
Nonostante le dichiarazioni incendiarie e le accuse incrociate di spionaggio e cyber-attivismo, il faccia a faccia e i summit bilaterali tra Donald Trump e Xi Jinping hanno mostrato al mondo una dinamica chiarissima: le due superpotenze sono ormai troppo interconnesse per potersi ignorare, ma troppo distanti per potersi fidare.