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L'Ucraina ha dichiarato di aver interrotto il flusso di gas russo attraverso il punto di ingresso di Sokhranivka: qui transita circa un terzo di tutto il gas naturale che arriva in Europa dalla Russia attraverso l'Ucraina – cioè circa 32,6 milioni di metri cubi di gas al giorno. La decisione è stata comunicata dal gestore del gas ucraino (GTSOU) sul proprio sito ufficiale e dovrebbe essere attiva a partire dalle ore 7:00 di oggi, mercoledì 11 maggio 2022. A tal proposito l'azienda ha dichiarato che la scelta di chiudere è stata presa "a causa delle azioni delle forze di occupazione russe".
Al momento non si registrano rallentamenti nella rete italiana ma la Russia dovrà necessariamente trovare una soluzione – anche perché altrimenti potrebbe non riuscire a rispettare i contratti di fornitura con i vari Paesi europei.

La dichiarazione dell'Ucraina

Stando alle fonti ucraine, l'11 maggio alle ore 7:00 (ora locale) sono stati interrotti i flussi di gas dell'impianto di Sokhranivka e della stazione di compresssione Novopskov. Per quale motivo? Queste si trovano nella regione di Luhansk e, stando sempre alle dichiarazioni ucraine, l'occupazione russa renderebbe impossibile garantire la corretta gestione e sicurezza degli impianti, costringendo quindi le due strutture a chiudere temporaneamente i battenti. La Russia, d'altra parte, afferma che non sussistono condizioni tali da giustificare l'interruzione del servizio.

Questo vuol dire che l'Europa resterà senza gas naturale? Per il momento non è necessario allarmarsi.
Sempre nel comunicato stampa ucraino viene specificato che i due impianti sono sì fuori dal controllo dell'azienda ma che, per garantire comunque all'Europa il gas naturale di cui ha bisogno, la Russia potrà convogliare il flusso alla stazione di Sudzha che, invece, rientra nel territorio ancora sotto controllo ucraino. Anche in questo caso Mosca ha risposto e Gazprom ha affermato che è tecnicamente "impossibile" convogliare tutto quel flusso di gas naturale ad altri impianti. In realtà secondo un report di Bloomberg già da ieri il punto di accesso di Sokhranivka ha visto transitare solo il 26% del flusso normale di gas, mentre la restante parte sarebbe già stata convogliata dalla Russia verso Sudzha. Probabilmente nelle prossime ore la situazione diventerà più chiara e sarà possibile sapere con più certezza quale sarà la contromossa della Russia.

Quello che è certo è che Mosca deve necessariamente trovare un'alternativa per rispettare i contratti di fornitura con i diversi Paesi Europei. Per quanto riguarda l'Italia, il portale di SNAM segnala un leggero calo nell'import di gas naturale attraverso l'impianto di Tarvisio (cioè quello che ci permette di ricevere gas dalla Russia), controbilanciato però da un leggero aumento in quello di Passo Gries (che ci permette di importare gas dall'Europa del Nord).

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Articolo a cura di
Stefano Gandelli