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13 Luglio 2026
7:00

Omero ha davvero scritto l’Iliade e l’Odissea? Vita e opere del poeta vissuto circa 2.800 anni fa

Omero è il poeta e cantore greco a cui sono attribuite Iliade e Odissea. La sua esistenza non è storicamente confermata e il dibattito sulla reale paternità dei poemi rimane aperto. Vissuto probabilmente tra il XI e l'VIII secolo a.C., si dice fosse cieco e che abbia viaggiato in tutta la Grecia.

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Omero ha davvero scritto l’Iliade e l’Odissea? Vita e opere del poeta vissuto circa 2.800 anni fa
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Ritratto immaginario di Omero, copia romana del II secolo d.C. di un'opera greca del II secolo a.C. Conservato al Museo archeologico nazionale di Napoli – fonte: Wikimedia Commons

Omero è stato probabilmente un cantore e poeta greco, vissuto indicativamente tra il XI e l’VIII secolo a.C., a cui è storicamente attribuita la paternità dei poemi Iliade e Odissea. La tradizione vuole che Omero fosse cieco, un'immagine alimentata dagli antichi che vedevano nella cecità il simbolo di una profonda saggezza.

In realtà però, sulla sua vita e sulla composizione delle due opere non ci sono certezze storiche, motivo per cui fin dall’antichità si dibatte la cosiddetta “questione omerica”, l’insieme degli studi storici e filologici che cercano di fare luce sia sull’esistenza di Omero sia sulla paternità delle opere a lui attribuite.

Ad oggi l’ipotesi comunemente accettata è che i due poemi siano frutto della stratificazione e contaminazione di molti canti diffusi dagli aedi, cantori di professione, e che Omero, la cui esistenza non può essere confermata, sia la figura storicamente gli ha dato la forma che conosciamo.

Le possibili origini di Omero e l’ipotesi della cecità

Secondo la tradizione, Omero era un cantore greco vissuto indicativamente nella metà dell’ VIII secolo a.C., anche se alcuni studiosi lo collocano in un periodo ancora precedente, nell’ XI secolo a.C.

Il nome Omero potrebbe derivare dai termini ὁ μὴ ὁρῶν (ho mè horôn) “colui che non vede”: da qui l’ipotesi che Omero fosse cieco, contestata da diversi studiosi che affermano che lo spirito di osservazione del cantore fosse troppo elevato.

Non è certa nemmeno la sua città natale, infatti ben sette città greche si contendono questo titolo: Atene, Smirne, Chio – dove il culto di Omero è molto forte, infatti qui è stata fondata una scuola di cantori omerici ufficiali – Colofone, Itaca, Pilo e Argo.

Anche della sua vita non si sa nulla, ma è certo che chiunque fosse, viaggiò in molti luoghi della Grecia e fu un grande conoscitore delle specifiche tradizioni locali di diverse città greche. Per spiegare i grandi spostamenti alcune teorie lo vogliono orfano affidato ad un mercante o viaggiatore lui stesso.

Questo suo continuo spostarsi, incontrare sovrani e potenti, frequentare militari, funzionari, religiosi, ma anche stare tra il popolo e la gente comune, gli permise di entrare in contatto con le storie che ha narrato, che all’epoca venivano tramandate oralmente.

Le opere di Omero: Iliade, Odissea e gli Inni omerici

Poiché i due capolavori epici nacquero originariamente da una lunga tradizione di trasmissione orale, studiosi e filologi si interrogano da secoli sull'effettiva esistenza di un unico autore. Si discute se dietro il nome "Omero" si celi un singolo individuo che ha unificato e messo per iscritto i canti tradizionali, oppure se i poemi siano il frutto collettivo di poeti di diverse generazioni. In ogni modo vediamo nel dettaglio quali opere sono tradizionalmente a lui attribuite.

Tra le opere ufficialmente attribuite ad Omero c’è l’Iliade – ovvero, “la vicenda di Ilio”, nome con cui in greco si chiamava Troia – storia degli ultimi 51 giorni dell’ultimo anno, il decimo, della guerra di Troia, scoppiata perché il troiano Paride rapì Elena, regina di Sparta.

Sul campo di battaglia ci sono i Greci, gli Achei – tra cui gli eroi Achille, Agamennone, Ulisse, Patroclo, Aiace Telamonio – contro  i Troiani – tra cui appunto Paride, il re Priamo, Ettore ed Enea. La guerra è vinta dai Greci grazie allo stratagemma del Cavallo di Troia, ideato da Ulisse.

L’altro poema che porta la firma di Omero è l’Odissea, storia dei dieci anni del viaggio di Ulisse verso casa, l’isola greca Itaca, dopo la fine della guerra. Ulisse dovrà superare numerose avversità e peripezie: affronterà dei, umani e creature mitologiche giocando d’astuzia, prima di potersi ricongiungere alla moglie Penelope e al figlio Telemaco.

Gli Inni omerici, 33 componimenti in metrica dedicati alle principali divinità greche, non sono in realtà stati scritti da Omero, ma sono così chiamati perché scritti nello stesso dialetto usato nell’Iliade e nell’Odissea.

Fin dai primi riferimenti a opera dello storico Tucidide, gli Inni omerici sono stati attribuiti al cantore e tradizionalmente sono sempre stati riportati con la sua firma.

Nell’Inno omerico dedicato ad Apollo, si trova un riferimento sia alla cecità di Omero, che alla sua città natale, in questo caso considerata Chio.

“O fanciulle, chi è per voi il più dolce tra gli aedi? che qui sono soliti venire, e chi è il più gradito?” E voi tutte risponderete: ”È un uomo cieco, e vive nella rocciosa Chio: tutti i suoi canti saranno per sempre i più belli" (Inno ad Apollo, vv. 169-173).

La “questione omerica”: Omero ha davvero scritto l’Iliade e l’Odissea?

Date le numerose incertezze sulla figura di Omero e l’assenza totale di fonti storiche che permettano di ricostruire la sua vita, fin dalle prime trascrizioni del poemi è stata sollevata la cosiddetta “questione omerica”.

La domanda che ci si pone è: Iliade e Odissea sono davvero opere di un unico poeta o sono frutto di diverse contaminazioni e stratificazioni di canti tramandati oralmente, come si era solito succedere in quel periodo storico?

Uno dei principali punti di dibattito è la differenza stilistica tra le due opere: i primi studiosi di Omero, avanzarono l’ipotesi che il cantore avesse composto l’Iliade da più giovane e l’Odissea da più anziano, attribuendo quindi entrambe le opere a lui. Altri studiosi avanzarono l’ipotesi che ci fossero stati due poeti diversi, di cui uno, Omero, dietro la composizione.

Nel 1795, il filologo tedesco Friedrich August Wolf ha acceso ulteriormente il dibattito sulla questione, avanzando l’ipotesi che i poemi omerici altro non fossero che raccolte di canti tramandati dai cantori che, a un certo punto, sono stati trascritti in forma unitaria.

Oggi l’idea prevalente è che la composizione dei poemi sia il culmine finale di una lunga tradizione orale di altissima qualità, a cui è possibile che abbiano contribuito diverse figure, tra le quali Omero (che sia o no realmente esistito) è la figura storicamente accreditata per la composizione dei due poemi nella forma in cui sono stati tramandati fino a noi.

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