
Girando per l’Italia vi sarete certamente imbattuti in una serie di toponimi che iniziano con un numerale. I casi sono diversi e sparsi un po' in tutto il Paese: Terzo d’Aquileia (Udine); Quarto Oggiaro (Milano); Quarto (Napoli); Quinto Vicentino (Vicenza); Quinto Vercellese (Vercelli); Sesto Calende (Varese); Sesto San Giovanni (Milano); Sesto Fiorentino (Firenze); Settimo Milanese (Milano); Settimo Torinese (Torino). A questi si aggiungono diverse altre località più piccole, come frazioni, borghi e nuclei rurali. Ma cosa significano questi numeri? La risposta ci porta indietro ai tempi dell’antica Roma, quando strade e infrastrutture per la viabilità diventarono i pilastri di un impero la cui espansione sembrava non volersi fermare mai e la misurazione delle distanze stradali veniva calcolata a partire da un centro principale lungo le consolari. In questo contesto nacque un primo sistema di segnaletica stradale, impiegato per indicare le distanza in miglia romane da un luogo all'altro.
La rete stradale romana
Tra la fine del IV secolo a.C. e il II d.C. – mentre Roma ampliava progressivamente il proprio controllo dall’Italia all’intero bacino del Mediterraneo, fino a creare un dominio che si estendeva sulle terre di tre diversi continenti – la realizzazione di una rete stradale efficiente divenne una priorità strategica. Proprio come collegamenti in un immenso sistema nervoso, le strade romane garantivano il rapido passaggio di risorse e informazioni da un estremo all’altro del vastissimo dominio di Roma, repubblicama prima e imperiale poi. In questo modo era possibile il controllo di aree sempre più vaste.
La realizzazione di nuove strade procedeva di pari passo con la conquista di nuovi territori: durante la fase di massima espansione, l’Impero romano incorporava una rete di strade lastricate che si snodava per oltre 53.000 miglia romane, pari a circa 80.000 chilometri di oggi, alle quali si aggiungevano numerosi altri tracciati non lastricati.
Il “sistema di segnaletica”
Per quanto fossero l'elemento fondamentale, le strade rappresentavano solo l’aspetto più immediato di un sistema assai più complesso: per garantire la mobilità di eserciti, mercanti, funzionari e privati, i Romani realizzarono una fitta rete di infrastrutture e servizi, che comprendeva, tra le altre cose, luoghi di sosta e sistemi di segnaletica.
La gestione della viabilità, infatti, richiedeva un attenta organizzazione e mappatura del territorio, in modo che gli spostamenti potessero svolgersi in modo sicuro, rapido ed efficiente anche da parte dei viaggiatori meno esperti. A questo proposito assunsero un ruolo molto importante le cosiddette pietre miliari: colonne con iscrizioni (che potevano assumere forme e dimensioni anche molto diverse tra loro) poste lungo le strade e utilizzate per scandire le distanze in miglia romane (1 miglio romano corrisponde a circa 1480 metri) dall’inizio della strada o da un vicino e importante centro abitato.
Ed è qui che entrano in gioco i nostri toponimi contenenti numerali.
Dalle miglia ai nomi moderni di Quarto, Quinto e Sesto
Lungo le strade romane si potevano quindi trovare pietre miliari che indicassero il terzo miglio, poi il quarto, poi il quinto, poi il sesto e così via… per indicare la distanza da una grande e importante città. Alcune di queste pietre si trovavano in posizioni strategiche per i viaggiatori e, più che antichi cartelli stradali, rappresentavano veri e propri punti di riferimento geografici, tanto che attorno a essi nacquero stazioni di posta, attività commerciali, piccoli centri abitati. Tali nuclei con il tempo si trasformarono in insediamenti. Questi centri venivano identificati dal miglio di riferimento presso cui si trovavano con le espressioni latine ad quartum; ad quintum; ad sextum sottintendendo la parola lapidem, cioè presso la quarta, presso la quinta o presso la sesta pietra miliare.
Con il passare dei secoli e l’affermarsi delle lingue volgari, le denominazioni di questi luoghi si semplificarono ed entrarono in modo stabile nella toponomastica locale, spesso affiancati da altri nomi o appellativi nati nel corso del tempo.
Per fare un esempio, Sesto San Giovanni è un comune della città metropolitana di Milano e, secondo le teorie più accreditate, il suo nome deriva dall’espressione latina ad sextum lapidem, cioè presso la sesta pietra miliare, che in questo caso si sarebbe trovata, per l’appunto, a sei miglia dall’antica Milano romana. San Giovanni invece fu aggiunto solo più tardi – si pensa sul finire dell’XI secolo – per indicare come il territorio del comune facesse riferimento alle dipendenze della basilica di San Giovanni Battista di Monza.