
Questa mattina i notiziari di tutto il mondo stanno parlando di terremoti che, in meno di 24 ore, hanno colpito quattro diversi Paesi. Più nello specifico, abbiamo avuto un terremoto di magnitudo 5.4 in Papua Nuova Guinea, a est di Kokopo; poi un sisma di magnitudo 5.6 in California, a nord di Redwood Valley; ci spostiamo poi in Giappone, dove una violenta scossa di magnitudo 6.9 ha fatto tremare la costa nord-orientale al largo di Kuji; e infine, il disastro più grande, in Venezuela, dove sono stati registrati non uno, ma ben due terremoti devastanti, una "doppietta" di magnitudo 7.2 e 7.5 a pochissimi secondi di distanza l'uno dall'altro che hanno causato almeno 32 vittime e oltre 70o feriti.
Ma c’è un collegamento tra questi eventi? In realtà no, e per capirne il motivo dobbiamo necessariamente parlare del contesto in cui la maggior parte di loro si è verificata: la Cintura di Fuoco del Pacifico.
Il ruolo della Cintura di Fuoco, una zona geologicamente “viva”
Prendete l'Oceano Pacifico. Ora disegnate una linea immaginaria a forma di ferro di cavallo, lunga la bellezza di 40.000 chilometri. Parte dalla punta meridionale del Sud America, dal Cile, sale su lungo tutta la costa pacifica delle Americhe passando per Perù, Centro America, Messico e California, su fino in Alaska. Poi attraversa lo Stretto di Bering, scende lungo la penisola russa della Kamchatka, passa per il Giappone, le Filippine, l'Indonesia, la Papua Nuova Guinea, fino ad arrivare alla Nuova Zelanda. Ecco, questa è la Cintura di Fuoco del Pacifico. Non è una struttura "fisica" che potete toccare, ma è una immensa zona di confine tettonico.

Sappiamo bene che la crosta terrestre non è un guscio intero e compatto come quello di un uovo sodo, ma è frammentata in enormi blocchi, come pezzi di un puzzle, che chiamiamo "placche tettoniche". La Cintura di Fuoco non è altro che la linea di confine in cui la gigantesca Placca Pacifica (insieme ad alcune placche minori adiacenti) si scontra, sfrega e si inabissa contro le placche continentali che la circondano.
È una zona geologicamente "viva". E per farvi capire i numeri di questa belva geologica sappiate che qui si trova la maggior parte dei vulcani attivi e dormienti del mondo ed è responsabile del 90% dei terremoti a livello globale. Infatti se andiamo a vedere i più violenti sismi mai registrati nella storia, i principali si trovano proprio in questo lungo ferro di cavallo, come il terremoto di Valdivia in Cile nel 1960 (con magnitudo 9.5) o il tragico sisma del Giappone del 2011. Quindi, se in 24 ore ci sono tanti terremoti nel mondo, è molto molto probabile che la maggior parte di questi avvenga proprio qui. Ma dal punto di vista geologico, perché qui ci sono così tanti terremoti? Il meccanismo principale è quello della subduzione.
L’origine dei terremoti lungo la cintura di fuoco
Dovete sapere che la crosta oceanica, ovvero quella che forma il fondale dell'Oceano Pacifico, è tendenzialmente più fredda e più densa rispetto alla crosta continentale. Quando queste due enormi porzioni di roccia si scontrano frontalmente, la placca oceanica, essendo più densa, è costretta a "immergersi", a scivolare sotto la placca continentale, sprofondando lentamente verso il mantello terrestre. E proprio lì, dove la placca oceanica si piega per inabissarsi, si formano alcune delle depressioni più estreme e inesplorate del pianeta: mi riferisco alle profondissime fosse oceaniche, come la Fossa delle Marianne o la Fossa delle Aleutine.
E proprio la discesa della placca dà poi origine al magma che, risalendo in superficie, va ad alimentare l'infinità di vulcani di questa zona (ed ecco perché si chiama "Cintura di Fuoco"). Ma attenzione al lato sismico: il viaggio di questa placca verso il basso non è per niente fluido. Immaginate di strofinare due blocchi enormi di roccia ruvidissima l'uno contro l'altro. Le due placche tettoniche non scivolano via lisce e l'attrito è gigantesco. Le rocce si incastrano, si bloccano, ma la spinta non si ferma mai. Quindi le rocce iniziano a deformarsi, accumulando un'energia elastica pazzesca per decenni, secoli, o millenni. A un certo punto, il blocco non regge più. La roccia si rompe di scatto lungo la faglia e le due placche compiono in pochi secondi un balzo violento per recuperare il movimento bloccato per secoli. Tutta quell'energia accumulata viene sprigionata improvvisamente sotto forma di onde sismiche. E quindi, terremoti.
E siccome stiamo parlando dello scontro tra alcune delle placche più grandi e veloci del pianeta, l'energia liberata lungo la Cintura di Fuoco è spesso mostruosa.
La doppietta di terremoti in Venezuela
Nelle scorse ore qui si sono verificati a distanza di pochissimo tempo due violenti terremoti. Alle 18:04 (ora locale) c'è stata una prima scossa di magnitudo 7.2. L'epicentro era ad ovest di Caracas, a una profondità di 20,3 chilometri. Molti credevano fosse finita lì. Ma solo 39 secondi dopo una seconda scossa, ancora più violenta, di magnitudo 7.5, a una profondità estremamente superficiale di appena 10 chilometri.
Qui però dobbiamo fare una precisazione, perché se andiamo a vedere la mappa, in realtà, il Venezuela non appartiene alla Cintura di Fuoco. Si trova più ad est, in una zona adiacente ma di fatto indipendente. Tuttavia questa è a sua volta una zona estremamente attiva, anche se segue un meccanismo un po’ diverso. Come spiega l'USGS, in quest’area a nord del Paese abbiamo due grandi placche che "litigano": la Placca Caraibica a nord e la gigantesca Placca Sudamericana a sud. Diversamente dalle zone di subduzione di cui parlavamo prima, qui la Placca Caraibica si muove verso est rispetto a quella sudamericana a una velocità di circa 2 centimetri all'anno. Questo scivolamento laterale crea una faglia di tipo "trascorrente", ovvero i due blocchi sfregano orizzontalmente scorrendo l'uno di fianco all'altro.
E in queste ore proprio qui si è verificato un doppio evento. Questo tendenzialmente indica un processo di rottura della faglia estremamente complesso. Lo scivolamento di un primo enorme blocco di roccia sulla faglia avrebbe innescato, quasi in tempo reale, la rottura di un blocco di faglia adiacente. Parliamo di una frattura immensa: l’USGS conferma che coppie di terremoti trascorrenti di questa magnitudo possono indicare una rottura di una superficie di faglia lunga decine di km.
La superficialità di questi eventi (appena 10 km per la scossa più forte) è il motivo per cui l'impatto a Caracas e nelle aree circostanti è stato così catastrofico, risultando il sisma più potente in quest'area da oltre un secolo. Il tremore estremo ha portato al crollo di decine di edifici e ha richiesto l'attivazione immediata dello stato di emergenza, con purtroppo numerose vittime accertate e centinaia di feriti. Ma purtroppo, lo abbiamo detto, il Venezuela non è stato l’unico Paese ad essere colpito.
I terremoti in Giappone di magnitudo 6.9, California (5.6) e Papua Nuova Guinea (5.4)
In Giappone abbiamo avuto un altro fortissimo terremoto di magnitudo 6.9, al largo della città costiera di Kuji, nella prefettura di Iwate. In questo caso qual è stato il motore di questo terremoto? Qui invece torniamo al classico motore della Cintura di Fuoco: la subduzione. Qui è stato rilevato un epicentro a poco più di 50 chilometri di profondità. La causa è da ricercare nella placca Pacifica che si sta inabissando sotto il Giappone e, sprofondando, accumula enormi tensioni lungo la Fossa del Giappone.
Lo scorso novembre, sempre in quest'area, si era verificato un altro fortissimo terremoto di magnitudo 7.7. Secondo gli esperti della Tohoku University, dopo quel grande evento è possibile che abbia preso il via un fenomeno chiamato afterslip, cioè uno "scorrimento lento" post-sismico. Se quest’ipotesi dovesse essere confermata, allora questo fenomeno avrebbe ridistribuito lo stresso sui bordi circostanti, andando a caricare una zona vicina e innescando l’ultima scossa di magnitudo 6.9.
Sempre nelle ultime 24 ci sono stati terremoti simili, anche se più deboli, uno in California di Md 5.6 e uno in Papua Nuova Guinea di Md 5.4. Si tratta di fenomeni simili tra loro, avvenuti sempre lungo la Cintura di Fuoco.
Le cinque scosse sono correlate tra loro?
No, i terremoti non sono collegati in alcun modo tra loro. Certo, il contesto alla macroscala è quello della Cintura di fuoco o, per il Venezuela, di una zona adiacente, ma non dobbiamo pensare che ad esempio quello in Giappone abbia innescato quello in Venezuela o viceversa. Si tratta di eventi totalmente indipendenti e che, come abbiamo visto, sono stati originati da meccanismi diversi.
Infatti un terremoto ne può innescare un altro solamente in determinati contesti e solamente a livello locale – lo abbiamo detto poco fa parlando del Giappone – ma è impossibile che ciò avvenga a lunghe distanze, proprio perché le strutture geologiche sono indipendenti a quella scala. Allora perché sembrano accadere tutti insieme? È una questione statistica: considerando che la sola Cintura di Fuoco genera il 90% di tutti i sismi terrestri, lo abbiamo detto in apertura, è matematicamente inevitabile che in alcuni giorni il calendario "scatti" in modo ravvicinato e si verifichino più sismi nel giro di poche ore.
Il pianeta perciò non sta "esplodendo" o "impazzendo". Sta solo facendo il suo mestiere di pianeta… il che, a volte, implica la presenza di più terremoti devastanti nella stessa giornata.