
L'International Moon Day (IMD) è la giornata internazionale dedicata al nostro satellite, celebrata ogni anno nella data che coincide con l'anniversario dello sbarco dell'Apollo 11, avvenuto proprio il 20 luglio 1969.
La storia dell'esplorazione lunare comincia però molto prima del 1969: il primo oggetto costruito dall'uomo a raggiungere la Luna fu la sonda sovietica Luna 2, dieci anni prima. Da allora Stati Uniti, Russia, Europa, Giappone, Cina e India hanno inviato decine di missioni, ma l'allunaggio umano dell'Apollo 11 resta il momento simbolicamente più importante, quello appunto scelto per identificare la giornata del 20 luglio.
Ma l’istituzione dell’International Moon Day assume un significato che va oltre la commemorazione storica dell’Apollo 11. Cinquantasette anni dopo il primo passo di un essere umano, Neil Armstrong, sulla superficie di un altro corpo planetario, la Luna è tornata a essere un obiettivo realistico ma allo stesso tempo conteso, con molteplici significati geopolitici ed economici. Ma potrebbe diventare anche un banco di prova per la capacità dell'umanità di esplorare lo spazio in modo cooperativo e con programmi spaziali condivisi.
Chi ha istituito l'International Moon Day e perché
L'idea nasce dalla Moon Village Association (MVA), un'organizzazione non governativa internazionale che promuove la cooperazione pubblico-privata per l'esplorazione e l'utilizzo sostenibile della Luna. È stata proprio la MVA a presentare la proposta durante la 64ª sessione del Comitato delle Nazioni Unite per l'uso pacifico dello spazio extra-atmosferico, UN-COPUOS (Committee on the Peaceful Uses of Outer Space), l'organismo che si occupa di regolamentare le attività spaziali a livello internazionale. La proposta è stata accolta e il 9 dicembre 2021 l'Assemblea Generale dell'ONU ha ufficialmente proclamato il 20 luglio come International Moon Day.
L’obiettivo nasce dall’idea di cercare di informare il pubblico sullo stato e le prospettive dell'esplorazione lunare, sensibilizzare sull'importanza di uno sfruttamento sostenibile delle risorse del nostro satellite e promuovere la cooperazione tra le agenzie spaziali, i governi e le aziende private che stanno proiettando i propri interessi verso la Luna.
L'edizione di quest'anno si estende su un periodo lungo, dal 1° luglio al 31 ottobre 2026, durante il quale vengono organizzati eventi locali in decine di città del mondo: dallo Sri Lanka al Sudafrica, dall'India al Regno Unito, dagli Emirati Arabi alla Spagna, fino al Giappone e al Brasile. L'evento principale del 2026, l'IMD Main Event, si terrà a Bogotá, in Colombia.
Dal programma Artemis della NASA verso una base commerciale lunare
Dopo il volo senza equipaggio di Artemis I nel 2022 e la circumnavigazione lunare di Artemis II, compiuta il 1° aprile 2026 dall'equipaggio composto da Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e dal canadese Jeremy Hansen, il programma Artemis della NASA ha dato inizio a una svolta strategica e completamente nuova rispetto al ruolo della Luna nelle future missioni spaziali.
Il 24 marzo 2026 l'amministratore della NASA Jared Isaacman ha presentato Ignition, un piano che ridisegna radicalmente le priorità dell'agenzia: non più missioni isolate a cadenza pluriennale, ma l'avvio di una vero e proprio programma commerciale per la creazione di infrastrutture e asset per una presenza umana permanente sulla superficie lunare. L’obiettivo è quello di costruire una Moon Base, un avamposto al polo sud lunare, pensato fin dall'inizio come infrastruttura semi-commerciale più che come progetto interamente governativo.

La zona individuata come possibile sito operativo è lo Shackleton Connecting Ridge, una cresta vicino al polo sud, sulle pendici dell’omonimo cratere lunare. Il sito è stato scelto per l'illuminazione quasi costante da parte del Sole e la vicinanza a crateri ricchi di ghiaccio d'acqua, due risorse che sono essenziali per gli insediamenti umani.
A costruire concretamente questa base sarà un consorzio di aziende private. Per esempio Blue Origin fornirà i lander pesanti Blue Moon Mark 1 per il trasporto dei carichi principali. Sul fronte della mobilità, la NASA ha assegnato ad Astrolab e Lunar Outpost contratti da oltre 200 milioni di dollari ciascuno per sviluppare i veicoli lunari con e senza equipaggio che dovranno essere operativi entro il 2028. Alcune missioni includono già payload internazionali, come quelli dell'ESA e del Korea Astronomy and Space Science Institute, segno che il modello resta comunque aperto alla cooperazione con altre agenzie.

Il traguardo del primo allunaggio con equipaggio, inizialmente previsto con la missione Artemis IV, è oggi collocato non prima del 2028, con la missione Artemis III prevista nella metà del 2027: da quel momento gli astronauti passeranno dalla capsula Orion a un lander commerciale per scendere sulla superficie. L'ambizione dichiarata dalla NASA è arrivare a un ritmo di un allunaggio ogni sei mesi nella fase iniziale, per poi stabilizzarsi su una missione l'anno, lasciando poi alle aziende private di operare direttamente le loro missioni in maniera indipendente.
La Cina e la corsa al polo sud lunare
Parallelamente, la Cina sta accelerando il proprio programma di esplorazione lunare. Dopo i successi delle missioni Chang'e 5 (2020) e Chang'e 6 (2024), che hanno riportato sulla Terra campioni rispettivamente dal lato visibile e dal lato nascosto della Luna, la CNSA (China National Space Administrations, ovvero la controparte cinese della NASA) si prepara al lancio di Chang'e 7, diretta al polo sud lunare per cercare tracce di ghiaccio d'acqua con un lander, un rover e persino un piccolo veicolo configurato come hopper, cioè in grado di volare tra i crateri in ombra permanente sfruttando la bassa gravità lunare.
L'obiettivo dichiarato dalla CNSA è un allunaggio con equipaggio entro il 2030, per il quale sono già stati individuati alcuni siti candidati nella regione lunare denominata Rimae Bode. Ma le missioni robotiche Chang'e, insieme al futuro sbarco umano, convergono verso un progetto più ampio: l'International Lunar Research Station (ILRS), ovvero una base scientifica che sorgerà sempre vicino al polo sud lunare e che Cina e Russia intendono realizzare insieme ad altri partner internazionali entro la metà degli anni 2030. Il sito previsto sarà quello del cratere Shackleton, per gli stessi motivi per cui è stato selezionato dal programma Ignition della NASA.
Manca ancora un progetto di cooperazione condivisa per la Luna
Da una parte gli Artemis Accords, promossi dagli Stati Uniti nel 2020 e sottoscritti oggi da 68 Paesi. Dall'altra il progetto ILRS a guida cinese e russa, aperta anch'essa a partner internazionali, pensata come alternativa esplicita al programma americano, tanto che Pechino e Mosca non hanno mai aderito agli Accordi Artemis (né sono mai state invitate a farlo).
Si stanno quindi sempre più consolidando due assi contrapposti, nei fatti, a due blocchi geopolitici. Ma tutto quello che si sta costruendo attorno al polo sud lunare insieme allo sviluppo della futura space economy lunare si muove sulla stessa cornice giuridica internazionale: l’Outer Space Treaty, ovvero il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967, ratificato da oltre 110 Paesi, che vieta a qualunque stato di rivendicare sovranità sulla Luna o su altri corpi celesti.
È un principio nato in piena guerra fredda proprio per evitare che la corsa allo spazio si trasformasse in una corsa all'annessione di territori, e resta a tutt'oggi l'unico riferimento di space law internazionale per la futura espansione umana verso la Luna e Marte. Il problema è che il trattato non dice quasi nulla su come gestire l'estrazione delle risorse, la possibile interferenza tra missioni diverse o l'uso condiviso dei siti più favorevoli che al polo sud, per ragioni di illuminazione solare e vicinanza al ghiaccio d'acqua, sono un numero molto limitato. Manca insomma un progetto realmente condiviso tra i due blocchi per l'esplorazione umana della Luna e non è ancora chiaro se e quando le principali potenze spaziali riusciranno a cooperare in futuro.