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15 Giugno 2026
14:00

Perché in Alaska i fiumi diventano arancioni: è la fusione del permafrost, la scoperta del nuovo studio

Un recente studio su Nature svela perché i fiumi della catena montuosa Brooks Range in Alaska stanno diventando arancioni e acidi: il riscaldamento globale fonde il permafrost, liberando nel sistema idrico ferro e metalli tossici rimasti congelati per millenni.

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Perché in Alaska i fiumi diventano arancioni: è la fusione del permafrost, la scoperta del nuovo studio
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Il fenomeno dei fiumi arancioni in Alaska. Credit Photo: Josh Koch, U.S. Geological Survey

Il "mistero" dei fiumi arancioni in Alaska è stato risolto grazie a una nuova ricerca pubblicata su Nature da un team internazionale di scienziati: la colpa è del cambiamento climatico, che sta letteralmente "scongelando" il sottosuolo artico. Questo fenomeno, battezzato dagli scienziati con il termine river rusting (letteralmente, l'arrugginimento dei fiumi), ha destato forte preoccupazione negli ultimi anni. Immaginate, infatti, di sorvolare una delle zone selvagge più incontaminate e protette del pianeta, la catena montuosa Brooks Range. Vi trovereste di fronte a uno spettacolo surreale: corsi d'acqua un tempo cristallini e turchesi che improvvisamente appaiono colorati di un arancione intenso, quasi come se qualcuno ci avesse versato dentro del succo di carota o della vernice antiruggine.

Il sottosuolo artico "sembrava succo d'arancia": la testimonianza sui fiumi dei ricercatori

Tra i primissimi a documentare la catastrofe c'è Roman J. Dial, professore di biologia alla Alaska Pacific University e tra i principali autori dello studio. Dial, che esplora e studia queste aree remote da oltre quarant'anni, ha descritto lo shock nel vedere la trasformazione radicale del paesaggio:

Frequento questi luoghi selvaggi da quattro decenni e le acque sono sempre state limpidissime, piene di vita. Poi, all'improvviso, abbiamo iniziato a notare fiumi che sembravano arrugginiti o riempiti di un denso succo d'arancia lattiginoso. È stato come se un velo mi cadesse dagli occhi: l'intero ecosistema stava cambiando chimica davanti a noi.

Le sue osservazioni sul campo hanno dato il via a una campagna di campionamenti intensiva guidata insieme all'ecologo Jon O'Donnell, confermando che il fenomeno si sta espandendo a macchia d'olio in tutto l'Artico.

Il permafrost: una cassaforte geologica che si sta aprendo

Per capire cosa sta succedendo, dobbiamo fare un piccolo passo indietro e parlare del permafrost. Si tratta del terreno perennemente congelato tipico delle regioni polari. In condizioni normali, questo strato funge da vera e propria cassaforte geologica, sigillando e mantenendo stabili minerali, batteri, rocce e materia organica per migliaia di anni.

Tuttavia, l'Artico si sta scaldando a una velocità da due a tre volte superiore rispetto alla media del resto del pianeta. L'aumento delle temperature estive ha causato l'approfondimento del cosiddetto "strato attivo", ovvero la porzione di suolo superficiale che fonde stagionalmente. Scongelandosi, l'acqua piovana e di fusione riesce a penetrare molto più in profondità nel terreno rispetto al passato, raggiungendo strati minerali che non vedevano l'ossigeno e l'acqua liquida da millenni.

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River rusting in Alsaka. Credit Photo: Josh Koch, U.S. Geological Survey

La chimica dell'arrugginimento delle acque

Lo studio pubblicato su Nature spiega che la colorazione arancione e l'improvvisa acidificazione delle acque avvengono principalmente attraverso due meccanismi chimici e biologici:

  • Il drenaggio acido naturale delle rocce: Quando l'acqua penetra nel terreno scongelato, entra in contatto con rocce ricche di minerali sulfurei, come la pirite. La reazione chimica tra acqua, ossigeno e solfuri genera acido solforico e rilascia ferro e metalli pesanti – come zinco, nichel, rame e cadmio –  nei corsi d'acqua. È un processo identico a quello che avviene nelle miniere abbandonate, ma in questo caso si sviluppa in modo del tutto naturale a causa del riscaldamento globale.
  • L'azione dei microbi: Nelle zone umide e pianeggianti, la fusione del permafrost crea ambienti saturi d'acqua e privi di ossigeno. In queste condizioni, speciali batteri decompongono la materia organica e convertono il ferro insolubile in ferro solubile. Quando questa miscela sotterranea fluisce nei fiumi principali e incontra l'ossigeno dell'aria, il ferro si ossida istantaneamente, precipitando sotto forma di microscopiche particelle di ruggine arancione.

Fiumi arancioni in Alaska: un disastro silenzioso per l'ecosistema artico

Non si tratta purtroppo solo di una questione estetica. Le particelle di ferro sospese nell'acqua si depositano sul fondo dei fiumi per decine di chilometri. Questo processo soffoca le alghe, distrugge l'habitat degli insetti acquatici e ostruisce le branchie dei pesci. Molti dei fiumi colpiti sono storici siti di riproduzione dei salmoni e dei salmerini, che sono fondamentali sia per la fauna selvatica locale – come gli orsi – sia per il sostentamento e l'economia delle comunità indigene dell'Alaska. Inoltre, l'elevata acidità  e la forte concentrazione di metalli pesanti tossici rendono l'acqua imbevibile e pericolosa per la salute umana. I fiumi arancioni dell'Alaska sono l'ennesimo campanello d'allarme visivo di un pianeta che sta cambiando a ritmi spaventosi. Ci mostrano chiaramente come gli effetti del riscaldamento globale non siano concetti astratti o lontani nel tempo, ma dinamiche chimiche concrete capaci di alterare la vita nei luoghi più remoti e selvaggi della Terra.

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