
La Groenandia è tornata al centro dell'attenzione geopolitica mondiale dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ribadito che l'isola più grande del mondo è «fondamentale per la sicurezza nazionale» e addirittura potrebbe «dover scegliere tra la Groenlandia e la NATO». L'interesse degli USA verso un territorio ostile tra l'Artico e l'Atlantico e quasi disabitato (conta appena 57.000 abitanti) è dovuta a una serie di fattori geografici, geologici e geopolitici che rendono la Groenlandia un caso pressoché unico nello scacchiere mondiale contemporaneo. Si tratta infatti di un territorio autonomo ma non indipendente (fa parte del Regno di Danimarca), ricco di risorse minerarie preziose e terre rare difficili da estrarre sia economicamente sia politicamente, che però permetterebbero agli Stati Uniti di avere vantaggi strategici a lungo termine soprattutto su Cina e Russia. Per non parlare della posizione che permette di controllare rotte militari e flussi commerciali. Trump ha parlato della possibilità di “annettere” o “comprare” la Groenlandia, ma il suo vero scopo è avere influenza su quel territorio più che conquistarlo o possederlo formalmente.
Le risorse minerarie in Groenlandia
In Groenlandia si trovano alcune delle rocce più antiche del pianeta, ed è attraversata da complessi magmatici e sedimentari che rappresentano una sorta di “archivio” della storia profonda della Terra. In questo contesto geologico troviamo una notevole ricchezza mineraria: terre rare, grafite, nichel, cobalto, rame, zinco e oro, materiali di utilità industriale o fondamentali per la transizione energetica e per l'elettronica avanzata.
Questo potenziale minerario è però di difficile estrazione: la Groenlandia è infatti un territorio fragile dal punto di vista degli ecosistemi e per questo motivo lo sfruttamento minerario può creare enormi rischi ambientali e sociali.
L’appartenenza al Regno di Danimarca: la politica
Si capisce quindi un primo interesse non solo degli USA, ma anche di altre superpotenze come la Cina, sul controllo delle risorse groenlandesi. La questione però è complicata dal fatto che la Groenlandia non è uno Stato indipendente, quindi non ci si può trattare direttamente. Si tratta di un territorio autonomo che fa capo al Regno di Danimarca per quanto riguarda la difesa e la politica estera, che sono i due principali ambiti di dialogo geopolitico. Sebbene i groenlandesi abbiano un diritto sancito all'autodeterminazione (stabilito dal Self-Government Act del 2009), e nel suo parlamento esistano anche delle correnti indipendentiste, al momento la Groenlandia non ha l'indipendenza economica per diventare uno Stato sovrano (circa metà del suo fabbisogno economico è fornito direttamente dalla Danimarca tramite finanziamenti).
Cosa significa che “gli Stati Uniti vogliono la Groenlandia”
La Groenlandia rappresenta una delle poche aree del mondo occidentale con un potenziale minerario significativo ancora poco sfruttato. Un potenziale, tra l'altro, legato ad alcune materie prime (come le terre rare) la cui filiera attualmente è concentrata in buona parte in Cina. Per Washington questo non è solo un problema economico, ma anche – come dichiarato dallo stesso Trump – di sicurezza nazionale. Ciò che fa gola agli Stati Uniti, insomma, non sono solo le risorse minerarie della Groenlandia, ma ciò che questo territorio rappresenta in prospettiva per gli USA: la possibilità di scardinare il “quasi monopolio” cinese sulle fonti di approvvigionamento delle terre rare e di altre risorse di cui la Groenlandia è ricca.
C'è poi la questione delle rotte artiche, che con il riscaldamento globale stanno peraltro diventando navigabili per periodi dell'anno sempre più lunghi. Da questo punto di vista, la posizione della Groenlandia è strategica per monitorare e percorrere rotte di comunicazione, commerciali e anche militari.
La questione militare è strettamente collegata a quella geografica e non è certo di secondo piano per gli Stati Uniti, che peraltro hanno già basi nell'isola. A oggi la presenza militare degli USA in Groenlandia è concentrata nella Pituffik Space Base, che non è solo un aeroporto militare ma un nodo cruciale per il sistema di allerta missilistica, per il tracciamento di satelliti e per la sorveglianza dello spazio artico.
Per tutti questi motivi, quando si dice che «gli Stati Uniti vogliono la Groenlandia» si intende in un senso sottile e moderno: assicurarsi di avere influenza su quel territorio per ottenerne un vantaggio strategico sulle potenze rivali: per l'amministrazione USA è fondamentale impedire che l'isola diventi economicamente dipendente da attori potenzialmente ostili agli USA che potrebbero controllare a loro vantaggio le infrastrutture critiche e le risorse groenlandesi.
Ora capiamo quindi la posizione unica della Groenlandia, un territorio non enorme ma con un’enorme importanza strategica, che deve prendere decisioni da grande potenza senza averne i mezzi politici ed economici. In un certo senso, la Groenlandia è il luogo in cui possiamo osservare dipanarsi in tempo reale alcune delle dinamiche geopolitiche chiave di questo secolo: la transizione energetica che ha bisogno di nuove materie prime, il cambiamento climatico che ridisegna le mappe, la geopolitica che torna a basarsi sulla geografia.
Cosa può fare Trump in concreto
Da un punto di vista pratico, quello che gli Stati Uniti possono concretamente fare ora è giocare sull'influenza politica. “Comprare” la Groenlandia è praticamente fuori discussione, sia per via del già citato Self-Government Act sia perché il suo governo ha più volte dichiarato che «la Groenlandia non è in vendita».
Certamente gli abitanti dell'isola possono decidere del proprio destino, compresa la completa indipendenza dalla Danimarca o lo stipulare un'associazione con un altro Paese, come per esempio gli USA, in cambio di supporto economico. Qualunque decisione dovrà comunque passare per un referendum popolare, l'approvazione da parte del parlamento locale e il consenso del parlamento danese.
Scartando quindi l'ipotesi dell'acquisto, ma anche dell'annessione tramite uso della forza militare (sia USA sia Danimarca sono membri NATO), Trump può aumentare l'influenza degli USA sulla Groenlandia tramite il cosiddetto soft power, cioè – in parole povere – accordi economici o politici. Per esempio finanziando progetti minerari in loco o proponendo un impegno alla difesa del territorio e aiuti economici in cambio di diritti sullo sfruttamento del territorio e delle risorse che contiene.