
In italiano esiste un’espressione usata per indicare l’azione di dividere equamente le spese alla fine di un pasto in compagnia, o più in generale di dividere in parti uguali una spesa comune: “pagare alla romana”, o più brevemente “alla romana”. Il significato di questa frase, oggi diffusa in tutta la penisola, affonda le sue radici in un mix affascinante di storia e letteratura. Dalle antiche trattorie dell'Urbe ai banchetti nei triclini dell'Antica Roma, fino alla “romanata” citata da Ugo Foscolo per descrivere merende campagnole basate sulla condivisione spontanea di cibo, questo modo di dire nasconde un'origine complessa.
Origine e significato dell’espressione conviviale
Un modo di dire che non ha nulla a che vedere con Roma in senso stretto, quanto più è un modo convenzionale per indicare una pratica sociale condivisa e che ormai si è diffusa nella penisola italiana indipendentemente dalla regione. La sua origine, infatti, non è certa, ma esistono alcune ipotesi interessanti che aiutano a comprenderne il senso.
Una prima ipotesi popolare collega l’espressione a un’antica usanza delle trattorie romane secondo la quale il conto dei piatti portati in tavola veniva già previamente diviso in parti uguali per ciascun commensale.
Un’altra attestazione più fantasiosa, però, risale ad alcuni testi letterari di Ugo Foscolo che utilizzò l’espressione “romanata” durante un viaggio nei pressi di Fiesole. In quell’occasione il significato era piuttosto curioso, perché con l’espressione “romanata” egli intendeva una merenda campagnola fatta in compagnia di nobil signore. Si trattava, quindi, di un pasto conviviale, in campagna, in cui ciascun partecipante contribuiva con qualcosa, non necessariamente denaro.
La romanata foscoliana consisteva in una piacevole merenda all’aperto, alla quale tutt’al più ogni intervenuto avrebbe potuto contribuire con qualche cibaria. Questo modello di condivisione spontanea è testimone dell’idea che esisteva di dividere equamente le spese in un gruppo. Un concetto analogo esiste anche nel francese pique-nique, definendo così un pranzo o una cena per cui ognuno che vi prende parte paga una quota.
Si può spingere questa riflessione ancora più indietro nel tempo, fino alle abitudini dell’antica Roma. Se si pensa al triclinium, lo spazio domestico in cui gli antichi romani consumavano i pasti sdraiati su letti disposti attorno alla mensa consumando cibo e frutta anche esotica, emerge un’idea di convivialità basata sulla condivisione, sul tempo letteralmente disteso e sulla partecipazione collettiva. Un banchetto che era simile a un picnic bucolico, quest’ultimo fatto di teli sull’erba e contributi spontanei da parte dei partecipanti. In questa prospettiva, non è del tutto azzardato ipotizzare un legame culturale, seppur indiretto, tra queste pratiche conviviali moderne e l’idea di “romanata”, intesa come momento di condivisione semplice e partecipata.
Ma perché proprio la forma “romanata”?
In italiano l’uso del suffisso -ata è molto diffuso nella derivazione suffissale e può esprimere vari significati.
Tra questi, alcuni dei più diffusi sono “esprimere un colpo dato con qualcosa” (forchettata, pallonata), una “quantità contenuta o presa con qualcosa” (cucchiaiata), un “evento o azione” (abbuffata, nuotata, passeggiata) o un “insieme” (fiaccolata, scalinata).
Considerando che queste sfumature spesso comportano un forte valore espressivo o colloquiale, è comprensibile che in passato possa essere sorta la forma “romanata” per aggiungere carica espressiva a ciò che descrive: un momento conviviale.
Fare "alla romana" e altre varianti in Italia e nel mondo
Oltre alla più nota “pagare alla romana”, esiste anche la variante “fare alla romana”, con lo stesso significato di dividere il conto in parti uguali tra tutti i partecipanti. Curiosamente, però, non è l’unica espressione con un riferimento geografico di questo tipo dato che esiste infatti anche “pagare alla genovese”, che secondo alcune interpretazioni può indicare la stessa pratica, ma con una sfumatura ironica legata allo stereotipo della parsimonia ligure.
Questo aspetto è importante perché dimostra che i modi di dire anziché descrivere la realtà in modo oggettivo, molto spesso riflettono percezioni culturali o stereotipi e questo è ancor più evidente se si prende in considerazione come le altre lingue traducono questo concetto.
Il bello è che ogni lingua ha il suo modo di dire per esprimere lo stesso concetto, e spesso lo fa attribuendolo a qualcun altro. In inglese, per esempio, sono diffuse le espressioni to go Dutch (“pagare alla olandese”) o Dutch treat. In questo caso il riferimento è agli olandesi, probabilmente per stereotipi legati alla precisione o alla gestione delle spese che gli inglesi vedevano in questo popolo, ma anche per rivalità e inimicizia.
Ma gli esempi non terminano qua; in altre lingue abbiamo un parallelismo evidente con altre espressioni:
- in turco (Alman usulü) si dice “alla tedesca”, forse anche qua per il mito della precisione tedesca;
- in America Latina si usa pagar a la americana, pagar americanamente o pagar a la alemana, mentre in Argentina si dice proprio pagar a la romana dovuto agli stretti influssi culturali che ha avuto con l’Italia;
- gli spagnoli parlano di pagar a la catalana;
- a Lisbona si dice fazer as contas à moda do Porto o pagar à moda do Porto.
Queste ultime espressioni hanno spesso una sfumatura ironica: si attribuisce il comportamento a una città o regione “rivale”, considerata più tirchia o attenta al denaro.
“Pagare alla romana” non sembrerebbe, quindi, una tradizione esclusivamente romana o italiana, né tantomeno un’invenzione recente. È il risultato di una lunga evoluzione culturale e linguistica che è legata alle pratiche conviviali, anche antiche, di popoli molto diversi tra loro.