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21 Luglio 2026
14:30

Sull’isola di Vulcano droni sul cratere creano mappe dei gas per migliorare la previsione di eruzioni

A Vulcano, nelle Eolie, sono stati testati nuovi droni in grado di misurare i gas vulcanici in modo più preciso e sicuro. Rilevare variazioni nella composizione delle emissioni è importante perché possono anticipare il verificarsi di un'eruzione vulcanica.

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Sull’isola di Vulcano droni sul cratere creano mappe dei gas per migliorare la previsione di eruzioni
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Drone per il monitoraggio dei gas vulcanici sull'isola di Vulcano. Credit: AFP

Nell’ambito di una campagna internazionale sono stati testati nuovi droni sopra il cratere di Vulcano, alle Eolie. Grazie a questi droni e a sensori che inviano raggi laser si riesce a ottenere con una precisione senza precedenti la composizione dei caldissimi gas che fuoriescono dal vulcano. Lo scopo delle misurazioni è intercettare rapidamente eventuali variazioni della composizione dei gas, che potrebbero anticipare un’eruzione vulcanica. Allo stesso tempo monitorare le emissioni di gas vulcanici permette di comprendere meglio l’impatto che hanno sull’ambiente. I droni rendono anche il monitoraggio vulcanico più sicuro, evitando che i ricercatori debbano avvicinarsi ai gas tossici. Questa avanzata tecnologia, testata dall’Università Tecnica di Monaco (TUM), verrà presto messa alla prova anche sull’Etna.

Come funzionano i droni per il monitoraggio dei gas vulcanici

L’isola di Vulcano, nell’arcipelago delle Eolie, costituisce la parte emersa di un vulcano attivo. L’ultima eruzione si è verificata dal 1888 al 1890 e da allora il vulcano presenta un’intensa attività di emissione di gas dal cratere di La Fossa. Proprio qui i ricercatori fanno volare i nuovi droni, che pesano circa due chili e mezzo. Durante il loro sorvolo mantengono una certa distanza dalle emissioni gassose delle fumarole, la cui temperatura può superare i 100 °C. Al suolo un sensore montato su un treppiede invia raggi laser verso le colonne di gas vulcanici presso il cratere. Questi attraversano i gas e raggiungono il drone, che li riflette. Un algoritmo utilizza i segnali riflessi per realizzare una mappa della concentrazione dei gas. Per acquisire misure complete, il drone si muove lungo un percorso predefinito che gli permette di cambiare angolazione, a una distanza che può raggiungere anche i 60 m, impiegando circa 10-15 minuti.

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Un ricercatore guida il drone per il monitoraggio dei gas vulcanici sull'isola di Vulcano. Credit: AFP

Misurazioni più rapide e precisione superiore: i vantaggi

I droni vengono utilizzati per il monitoraggio vulcanico da circa 15 anni, ma quelli impiegati su Vulcano offrono una precisione superiore. Inoltre, possono rimanere fuori dalla colonna di gas, così come il sensore posizionato a terra. In questo modo si evita che gli strumenti entrino in contatto con il gas e subiscano malfunzionamenti. Anche i ricercatori non devono più esporsi ai gas tossici, ma possono mantenere una distanza di sicurezza. I droni, poi, effettuano misurazioni più rapide coprendo vaste aree in poco tempo. Rilevano soltanto i gas provenienti dall’attività vulcanica, mentre gli strumenti per il monitoraggio che si trovano al suolo intercettano anche gas provenienti da altre fonti. I nuovi droni funzionano anche a quote elevate, come quelle a cui si trova il cratere dell’Etna. Questa tecnologia verrà presto testata anche qui, dove le condizioni operative risultano un po’ più complesse. Riuscire a monitorare le emissioni vulcaniche in modo più continuo, preciso e sicuro è fondamentale per cogliere segnali di eventuali future eruzioni. Un aumento delle concentrazioni di gas come diossido di carbonio e diossido di zolfo potrebbe indicare la risalita di magma nel sottosuolo.

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