
Un vero e proprio tornado si è abbattuto sul piccolo comune di Pomas, a circa dieci chilometri a sud di Carcassonne, ben visibile nel video qui sopra: negli ultimi giorni, infatti, un intenso sistema temporalesco ha attraversato l'Europa occidentale, sfilando da sud-ovest verso nord-est e raggiungendo anche l'Italia, ma il fronte perturbato ha scaricato la sua massima violenza sul territorio francese.
A differenza della maggior parte degli eventi estivi in cui si tende a scambiare una semplice raffica di vento lineare (downburst) per un vortice, in questo caso l'analisi meteorologica, la disposizione dei danni e le immagini arrivate confermano la presenza di una struttura rotante verticale toccante il suolo.
Il vortice ha devastato l'area di Pomas, sradicando alberi, abbattendo pareti, isolando circa 2.800 nuclei familiari, ferendo 40 persone e scoperchiando circa 300 edifici con danni concentrati lungo una traccia ben definita.
Va ricordato, tra l'altro, che non c'è alcuna differenza tra tromba d'aria e tornado: i due termini sono sinonimi. Vediamo nel dettaglio cosa è successo e perché eventi meteo estremi come questo sono destinati a diventare sempre più probabili anche in Europa.
Cos'è successo a Pomas: la genesi della supercella tornadica
Nel corso di lunedì 24 agosto, l'ingresso di aria più fresca legato a una profonda saccatura atlantica si è scontrato con un solido serbatoio di aria calda e umida presente nei bassi strati sul sud della Francia. Questo forte contrasto termico ha innescato una linea temporalesca particolarmente attiva.
All'interno di questa linea si è sviluppata una supercella, ovvero una struttura temporalesca dotata di un mesociclone, una corrente d'aria ascensionale in forte rotazione. In condizioni di spiccato wind shear (la variazione di velocità e direzione del vento salendo di quota), il mesociclone si è allungato verso il basso fino a toccare terra, dando vita a un tornado.
Il vortice ha devastato l'area di Pomas, provocando numerosi danni, ferendo 40 persone e scoperchiando circa 300 edifici. Non si è trattato quindi di un downburst (raffica di vento lineare), ma di un fenomeno vorticoso a tutti gli effetti.

La Scala Fujita e la potenza del vortice: perché è il fenomeno più violento
In base ai primi rilievi effettuati sul campo dall'osservatorio francese sui temporali e dai servizi meteorologici locali, il tornado di Pomas potrebbe essere classificato temporaneamente come un evento di grado EF2 o EF3 sulla Scala Fujita (Enhanced Fujita Scale).
La Scala Fujita è il sistema internazionale utilizzato per misurare l'intensità di un tornado non in base alle sue dimensioni visive, ma in base ai danni materiali generati al suolo. La scala va da EF0 (danni lievi, venti sotto i 130 km/h) fino a EF5 (devastazione totale, venti superiori ai 320 km/h). Nel caso di un EF3, quindi, parliamo di un fenomeno di estrema violenza caratterizzato da raffiche stimabili tra i 220 e i 265 km/h, capaci di sradicare grandi alberi, scoperchiare integralmente tetti in muratura e abbattere pareti portanti, esattamente come riscontrato a Pomas.

Com'è possibile avere un tornado in Europa?
Esiste un falso mito secondo cui i tornado siano un'esclusiva delle grandi pianure americane (Tornado Alley). In realtà, dal punto di vista fisico, un tornado può formarsi in qualsiasi parte del mondo purché sussistano determinate condizioni termodinamiche e geografiche:
- Una forte instabilità atmosferica alimentata da aria calda al suolo ed elevato contrasto in quota.
- Spazio ed estensione per mantenere la stabilità del loro perno rotante. Un'orografia troppo complessa o racchiusa tra montagne e mari tende a spezzare o disturbare i flussi d'aria nei bassi strati, ostacolando l'organizzazione del vortice.
L'Europa presenta diverse aree favorevoli alla nascita di questi fenomeni, in particolare sul Centro-Est Europa. La Francia, poi, possiede ampie distese pianeggianti, ideale per lo sviluppo di linee temporalesche severe.
Anche in Italia la storia meteo insegna che i tornado non sono affatto sconosciuti. La Pianura Padana, grazie alla sua conformazione, è una delle zone a maggior rischio di supercelle d'Europa. Fenomeni tornadici si registrano ciclicamente anche lungo le pianure del Lazio e del litorale tirrenico, oltre che sulle distese pianeggianti della Puglia e in Sicilia.
Il legame con l'aumento delle temperature e l'energia in gioco
Se la formazione dei tornado risponde a dinamiche fisiche ben note, ciò che sta cambiando visibilmente è la quantità di energia potenziale convettiva (CAPE) a disposizione di questi sistemi.
La Francia, così come l'intero bacino del Mediterraneo, sta sperimentando estati caratterizzate da prolungate ed estreme ondate di calore. Un'atmosfera più calda è in grado di trattenere una quantità maggiore di vapore acqueo (circa il 7% in più per ogni grado di aumento della temperatura). Quando l'aria fresca riesce a rompere questa massa calda e stagnante, la liberazione di energia avviene in modo violento ed esplosivo.
Non è un caso che in un'estate segnata da marcate anomalie termiche si verifichino strutture temporalesche in grado di generare fenomeni di forte intensità. Sebbene la frequenza totale dei tornado in Europa rimanga un tema di studio, l'aumento del calore a disposizione al suolo fornisce carburante sempre più potente a questi sistemi, incrementando la probabilità di assistere a fenomeni severi anche sulle nostre latitudini.