
A una settimana dai terremoti di magnitudo 7.2 e 7.5 che hanno devastato il Venezuela, il bilancio della catastrofe continua ad aggravarsi: secondo l'ultimo aggiornamento fornito dal governo venezuelano, le vittime sarebbero almeno 1.943 – di cui 16 cittadini italiani – con oltre 10.500 feriti e circa 43.200 persone ancora disperse.
I due sismi, avvenuti lo scorso 24 giugno a soli 39 secondi di distanza, hanno provocato il crollo di almeno 885 edifici, con circa 16.000 sfollati. Cresce il pericolo di contaminazioni e malattie infettive. Nello Stato di La Guaira, il più colpito dai terremoti, ci sono difficoltà di accesso all'acqua potabile e a beni di prima necessità, con il sistema sanitario in sovraccarico anche a causa della grave crisi socio-economica in cui il Venezuela versava già prima del disastro.
Nel frattempo, proseguono le scosse di assestamento: le più forti, di magnitudo compresa tra 4.5 e 4.8, hanno reso più complesse le operazioni di soccorso. Nonostante tutto, i salvataggi non si fermano: nella giornata di ieri, 30 giugno, un bambino di 3 anni è stato estratto vivo dalle macerie dopo ben sei giorni dai 2 terremoti più violenti e nelle ore successive una madre e il suo neonato sono stati salvati dai detriti di un palazzo crollato a La Guaira.
Le vittime del terremoto e i danni provocati dal sisma
Le due scosse del 24 giugno hanno provocato il crollo di almeno 885 edifici tra abitazioni, strutture commerciali e infrastrutture pubbliche. La zona più colpita è lo stato costiero di La Guaira, a nord della capitale Caracas, dove intere vie sono ormai cumuli di macerie.

L'aeroporto internazionale di Maiquetía, il principale scalo del Paese, è stato gravemente danneggiato e chiuso. Le Nazioni Unite stimano che la catastrofe abbia generato circa 1,2 milioni di tonnellate di detriti solo nello stato di La Guaira. A Caracas, la capitale, numerosi edifici sono crollati, le strade sono disseminate di frammenti di vetro e migliaia di persone hanno trascorso le prime notti all'aperto. Una ventina di ospedali d'emergenza in diversi stati (tra cui La Guaira, Miranda, Aragua, Carabobo, Falcón e Lara, oltre al distretto della capitale) hanno subito danni strutturali e il sistema sanitario è andato immediatamente in saturazione, essendo già fortemente provato dalla grave crisi socio-economica in cui versa il Venezuela da anni.
Come accennato, l'ultimo bilancio ufficiale delle vittime riporta almeno 1.943 morti, con almeno 10.571 feriti. Secondo le piattaforme online create dai residenti, i dispersi sarebbero oltre 43.000, anche se il numero reale potrebbe essere molto più alto: secondo il modello predittivo PAGER del Servizio Geologico degli Stati Uniti (USGS), c'è una probabilità stimata del 44% che le vittime superino le 10.000 e del 30% che superino quota 100.000.
Il presidente del parlamento venezuelano, Jorge Rodríguez, ha riferito che 6.461 persone sono state salvate nell'arco di questa settimana e che nei primi momenti dell'emergenza tra 13.400 e 13.500 persone sono riuscite a salvarsi con i propri mezzi o aiutate dai familiari. Rodríguez ha inoltre dichiarato che l'energia elettrica è stata ripristinata nel 90% di La Guaira, la zona più colpita – anche se non è chiaro se l'informazione si riferisse all'intero stato di La Guaira o solo all'omonimo capoluogo. Secondo le ultime informazioni, gli sfollati sarebbero almeno 15.866: per il loro il governo avrebbe aperto 14 grandi rifugi nello stato di La Guaira e altri 55 tra Caracas, Miranda e altri Stati limitrofi.
Le operazioni di ricerca e soccorso proseguono senza sosta, con squadre internazionali provenienti da 27 Paesi, tra cui anche l'Italia attraverso una missione composta da Vigili del Fuoco e Protezione Civile, e circa tremila soccorritori che si sono uniti alle squadre venezuelane.
Nelle aree più devastate la tensione sociale è altissima: la popolazione ha denunciato una risposta governativa percepita come insufficiente e la presidente ad interim Delcy Rodríguez è stata accolta da fischi e insulti durante una visita nel comune di Chacao, a est di Caracas, accusando la presidente – subentrata a seguito della cattura di Maduro da parte degli USA – di essersi recata nelle zone più colpite solo per motivi di propaganda politica.

Secondo il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUD), le perdite economiche per il Paese ammonterebbero a circa 6,7 miliardi di dollari, pari a quasi il 6% del PIL venezuelano, in un Paese di quasi trenta milioni di abitanti già prostrato da anni di crisi economica e instabilità politica.
Le scosse di assestamento e le cause geologiche del terremoto
A rendere ancora più difficili le procedure di soccorso sono anche le numerose scosse di assestamento, anche di magnitudo medio-alta, che il Venezuela sta registrando. Secondo il presidente dell'Assemblea Nazionale (l'equivalente del nostro Parlamento), Jorge Rodríguez, dal 24 giugno a oggi in Venezuela sarebbero state registrate circa 689 scosse di assestamento, con 86 sismi rilevati il 28 giugno e 30 il 29 giugno. Come riportato dall'USGS, le scosse di assestamento più forti hanno avuto una magnitudo compresa tra 4.5 e 4.8.
Dal punto di vista geologico, il Venezuela si trova in uno dei contesti più complessi al mondo, ossia il perimetro della placca caraibica. In particolare, il Paese è interessato dalla Placca Caraibica a nord e dalla gigantesca Placca Sudamericana a sud: la Placca Caraibica si muove verso est rispetto a quella sudamericana, a una velocità di circa 2 centimetri all'anno e, proprio questo scivolamento laterale crea una faglia di tipo "trascorrente". In parole semplici, questo significa che i due blocchi sfregano orizzontalmente scorrendo l'uno di fianco all'altro.
Lo scivolamento di un primo enorme blocco di roccia sulla faglia avrebbe innescato, quasi in tempo reale, la rottura di un blocco di faglia adiacente. Parliamo di una frattura immensa: l’USGS conferma che coppie di terremoti trascorrenti di questa magnitudo possono indicare una rottura di una superficie di faglia lunga decine di km.
La superficialità di questi eventi (appena 10 km per la scossa più forte) è il motivo per cui l'impatto a Caracas e nelle aree circostanti è stato così catastrofico, risultando il sisma più potente in quest'area da oltre un secolo.