siccità_po_in_secca

Nelle ultime settimane l'allarme siccità ha colpito in pieno la nostra penisola, destando particolare preoccupazione specie nei riguardi del fiume Po e della sua valle. Lo stato emergenziale del Po è tale da aver subito riduzioni della portata al di sotto dei minimi storici. Cerchiamo di capire cosa stia accadendo in Italia, quali siano le cause di questa crisi idrica e quali i possibili rimedi.

Perché il Po è secco?

La siccità riscontrata nel caso del fiume Po è dovuta al fatto che nell'ultimo anno ha piovuto e nevicato pochissimo. Questo ha fatto sì che ci fosse molta meno neve fusa in grado di scendere verso valle. Dunque dai monti non c’è stato l'apporto idrico che si registra normalmente e che è in grado di alimentare il fiume.
Si aggiungono poi le temperature sempre più elevate: a metà maggio hanno fatto registrare anomalie di +2/+3°C sopra la media stagionale.

fiume_po_2019

A questo punto potrebbe diventare necessario chiedersi: ma perché ha piovuto e nevicato così poco?
Questo grafico mostra il numero di eventi naturali estremi in Italia dal 2010 in poi. Per “eventi estremi” si intendono ad esempio forti temporali, trombe d’aria, eventi di siccità prolungate o alluvioni. Il trend è chiaro: gli eventi estremi sono aumentati in maniera significativa in un intervallo di tempo brevissimo.

Lo stesso pattern in aumento lo vediamo anche analizzando le temperature medie italiane dal 1962 al 2020. In questo grafico infatti possiamo notare che  le temperature medie negli ultimi sessant’anni sono molto più alte rispetto a quelle del periodo 1960-1990.
Questi dati che vogliono dire? Sono in atto delle variazioni, non è una novità. La comunità scientifica mondiale lo dice da anni: è in atto un cambiamento climatico. 1 grado, 2 gradi di incremento della temperatura media globale provocano delle variazioni. È naturalmente inevitabile.

termometro_aumento_temperature

Questi squilibri possono portare a periodi di siccità e a ritrovarsi acqua salata dove dovremmo trovare acqua dolce.
Certo questo non è il primo periodo di siccità ma negli ultimi decenni la frequenza è aumentata. L'Italia negli ultimi 25 anni ha avuto 5 grossi periodi di siccità: nel 1997, nel 2002, nel 2012, nel 2017 e nel 2019.

Cosa comporta il cuneo salino

Ne sentiamo parlare tanto ultimamente: “Il cuneo salino è entrato di 20 km, di 30 km”. Ma che significa?
Per cuneo salino o intrusione marina s’intende il movimento principalmente sotterraneo di acqua marina verso l’entroterra. L’acqua di cui parliamo si muove nelle rocce del sottosuolo, nei pori e nelle fratture delle rocce.
Quando pensiamo a un fiume, infatti, dobbiamo pensare non solo all’acqua che scorre in superficie, ma anche all'acqua che scorre nel sottosuolo. Le acque sotterranee scorrono da monte a valle come un fiume.

fiume_Po_foce

Quando il fiume sfocia in mare ci sarà un contatto tra acqua marina e acqua dolce. L’acqua del fiume spinge verso mare; l’acqua marina spinge verso terra. Dobbiamo immaginarla come una continua lotta che (solitamente) è in equilibrio.
Perché si parla di cuneo? L’acqua dolce, essendo meno densa dell'acqua salata, tende a galleggiare. L’acqua marina invece s’infila sotto. A livello grafico, sui libri universitari per esempio, il cuneo è rappresentato con un'interfaccia netta tra acqua marina e acqua dolce (nella figura qui sotto è quello indicato con il pattern a striscioline e la scritta "salt water").
In natura le cose sono ben più complesse: nella realtà il cuneo è di fatto una una zona mista dove c’è il mescolamento di acqua dolce e acqua salata, chiamata in gergo zona di mescolamento o in inglese mixing zone.

intrusione_acqua_salata

Ora, abbiamo detto che acqua dolce e salata spingono. Se le spinte di entrambe sono uguali il cuneo rimane lì dov'è.
Ma se improvvisamente arriva meno acqua dal fiume, il fiume è più debole. Risultato: l’acqua di mare entra.
È quello che sta succedendo al Po in questo periodo. "Il cuneo è entrato di 20-30 km" significa che l’acqua di mare, nel sottosuolo e nei pori delle rocce, si sta addentrando nell’entroterra.
Questo cosa comporta? Comporta che l’acquifero, l’acqua che recuperiamo solitamente dal sottosuolo con delle pompe, non è più dolce, ma è salata. Chi ne soffre di più è l’agricoltura.

Gli effetti della siccità sui settori produttivi

Il settore agricolo è sicuramente uno di quelli che sta subendo maggiormente questa emergenza. Questo è legato al fatto che l’acqua per l’irrigazione arriva principalmente o dai corsi d’acqua superficiali o dai pozzi.
In questo momento l’acqua dei fiumi è a livelli minimi e quindi non ce n’è a sufficienza per riuscire ad irrigare in modo adeguato i campi. Si aggiunge a tutto ciò il cuneo salino che abbiamo visto prima.

terreno_non_coltivabile

Ma anche l’idroelettrico ha subito una riduzione. Essendoci meno portata di acqua, le centrali idroelettriche funzionano meno. Anche alcune centrali termoelettriche hanno avuto dei problemi perché non riuscendo a prelevare acqua dal sottosuolo non possono più raffreddare la centrale.

Possibili soluzioni

Sappiamo che il governo è all'opera per un piano di emergenza, ma capiamo quali possono essere le possibili soluzioni all'emergenza.
Sicuramente una soluzione contenitiva è il razionamento. Purtroppo tanti comuni già da settimane hanno optato per il razionamento dell’acqua.

chiusura_rubinetti

Come soluzioni future ci sarebbe quella di costruire nuovi invasi per recuperare una percentuale maggiore di acqua piovana, permettendo di avere uno stoccaggio di acqua maggiore per eventuali periodi di siccità appunto. Ma si tratta di una soluzione a medio-lungo termine e non risolutiva nell’immediato.

E l’acqua di mare invece? Non potremmo dissalarla e utilizzarla per scopi agricoli?
Idealmente sì, ma se il processo di dissalazione non viene ancora applicato a larga scala è perché ci sono delle limitazioni di tipo tecnico e serve una grande quantità di energia.

Desalination_plant_RAK
in foto: Impianto di desalinizzazione negli Emirati Arabi Uniti. Credits: Octal, CC BY 2.0

Esistono varie tecniche ma le principali sono 2:

  1. distillazione: far bollire l'acqua di mare per cui l'acqua si separa dai sali per evaporazione e poi condensazione. Questa tecnica è molto energivora. Circa 8 kWh per produrre 1 m3 di acqua potabile;
  2. osmosi inversa, cioè si “spinge” l’acqua salata ad alta pressione attraverso una membrana che intrappola il sale da un lato. Tale metodo impiega circa la metà dell’energia necessaria per l’ebollizione dell’acqua, ma richiede ancora circa 4 kWh per produrre 1 m3 di acqua potabile;

In realtà alcune tecnologie hanno permesso di ridurre il consumo energetico a 1kWh circa ma si tratta comunque di tecniche ancora in fase di studio e non utilizzate su larga scala.
C’è poi da considerare un altro fattore: l’impatto ambientale. Per ogni litro di acqua dolce ottenuta infatti la dissalazione produce circa 1,5 litri di salamoia. Questa salamoia è a tutti gli effetti una scoria industriale che dovrebbe essere smaltita in modo opportuno per evitare di creare un danno ambientale. Smaltirla in maniera appropriata aggiungerebbe un costo aggiuntivo.

Articolo a cura di
Camilla Ferrario