20 Gennaio 2024
12:30

Come nascono i nomi delle tempeste che investono l’Europa: la Storm Name Procedure

Nessuna fantasia o casualità: i nomi delle tempeste che passano per l’Europa, come le recenti Irene, Ciaran e Babet, sono il frutto di un progetto nato nel 2013 allo scopo di affrontare meglio gli eventi estremi: la Storm Name Procedure.

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Come nascono i nomi delle tempeste che investono l’Europa: la Storm Name Procedure
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Irene, Ciaran, Babet: li abbiamo sentiti nominare in questi mesi, mentre investivano l’Europa. Sono i primi di una lunga lista di nomi di tempeste o cicloni extra-tropicali di una certa intensità, stabilita secondo una serie di criteri ben precisi, che rispondono alla cosiddetta Storm Name Procedure.

Il progetto europeo Storm Naming

Nel 2013 viene istituito il progetto europeo Storm Naming attraverso Eumetnet (Network of European Meteorological Services), in risposta al crescente utilizzo da parte dei media europei di nomi colloquiali per identificare qualsiasi depressione responsabile di forte maltempo e perturbazioni. In questo modo si assicura che la denominazione delle tempeste in arrivo o in formazione sul continente europeo avvenga in modo coordinato, assegnando loro un solo, univoco, nome.

Il progetto ricalca quanto già si fa con gli uragani che si formano sull’Atlantico centro-settentrionale, per i quali – sin dai primi anni ’50 – il National Hurricane Center (il Centro nazionale degli uragani degli Stati Uniti) assegna un nome stabilito con un anno di anticipo.

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L’obiettivo è quello di armonizzare la denominazione delle tempeste e creare così uno schema chiaro e unificato, ma non solo: l'idea è che una denominazione univoca e ufficiale delle tempeste favorisca una comunicazione di massa più efficace di fronte episodi di meteo estremi, aumenta la consapevolezza del maltempo e dunque del pericolo prima che lo colpisca, di conseguenza migliora l’informazione e l’allertamento dei cittadini. Infatti la popolazione risulta essere più attenta alle allerte meteo e alle raccomandazioni sulla sicurezza quando la minaccia è chiaramente identificata e associata al nome della tempesta.

Facciamo un esempio: la famosa tempesta Vaia del 2018, provenendo dalle Isole Baleari, prima di arrivare sull’Italia, colpì la Corsica e per questo motivo fu Meteo France a nominarla per prima con il nome Adrian, che tuttavia in Italia nessuno utilizzò a causa del nome Vaia attribuito dall’Università di Berlino e anche dal fatto che in Italia il progetto di denominazione non era stato ancora avviato. L’inizio ufficiale del progetto Storm Naming nel nostro Paese, infatti, coincide con l’arrivo di Apollo sulla Sicilia il 28 settembre 2021.

Alberi Tempesta Vaia
I danni provocati dalla tempesta Vaia. Credits: Nordavind, CC BY–SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Come si danno i nomi alle tempeste e chi lo fa

Per semplificare il lavoro e lo sviluppo stesso del progetto, si è deciso di suddividere l’Europa in 6 gruppi di Paesi con caratteristiche meteo-climatiche molti simili, i cui servizi meteorologici nazionali devono interfacciarsi per la scelta dei nomi e non solo. L’Italia, con il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, appartiene al “gruppo del Mediterraneo centrale”, all’interno del quale rientrano anche Slovenia, Croazia, Macedonia del Nord, Montenegro e Malta.

Questi, invece, gli altri 5 gruppi:

  • gruppo occidentale: Irlanda, Regno Unito e Paesi Bassi
  • gruppo sud-occidentale: Belgio, Lussemburgo, Francia, Spagna e Portogallo
  • gruppo settentrionale: Danimarca, Svezia e Norvegia
  • gruppo centrale: Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Slovacchia, Cechia, Polonia
  • gruppo del Mediterraneo sud-orientale: Grecia
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Fonte: www.meteoam.it/storm–naming

Il 1° settembre di ogni anno ciascun gruppo pubblica la lista dei 20 nomi che assegnerà alle tempeste che lo investiranno per primo, valida fino al 31 agosto dell’anno successivo. I nomi seguono l’ordine alfabetico, alternando il genere, e vengono scelti secondo criteri precisi: favorire il ricordo delle origini e della cultura dei Paesi del gruppo, avere una buona diffusione in quei territori, essere brevi e facili da pronunciare.

Nel caso invece si tratti di ex cicloni tropicali, già selezionati in precedenza dal National Hurricane Center degli Stati Uniti, i loro nomi vengono mantenuti quando si spostano verso l’Europa.

Per l'Europa vale la regola “chi prima è colpito, prima nomina”: per questo motivo i nomi più frequentemente utilizzati in tutta Europa sono quelli assegnati dai Paesi appartenenti al gruppo occidentale, in quanto solitamente sono i primi a essere raggiunti e investiti dalle tempeste provenienti dal vicino Atlantico.

Inoltre, affinché una tempesta conservi lo stesso nome per tutto il suo ciclo di vita, è necessario che, una volta “battezzata” dal servizio meteorologico nazionale del primo Paese colpito, il suo nome venga mantenuto anche quando transiterà sul territorio delle altre nazioni che attraverserà.

Come si definisce esattamente una tempesta?

Una tempesta è un fenomeno meteorologico di eccezionale intensità caratterizzato da un profondo vortice di bassa pressione: un ciclone, attorno al quale i venti soffiano molto intensi, associato a precipitazioni abbondanti (nubifragi), che possono provocare alluvioni e mareggiate. Entrando nello specifico, per essere classificata e, di conseguenza, nominata, la tempesta deve soddisfare le seguenti caratteristiche:

  • presenza di un’area ciclonica con un diametro da qualche centinaio a qualche migliaio di chilometri;
  • velocità del vento uguale o superiore a 76 Km/h, corrispondente al colore arancione-rosso di Meteoalarm (www.meteoalarm.org), ovvero almeno forza 9 della scala Beaufort (burrasca forte) per almeno 6 ore;
  • nessun altro servizio meteorologico nazionale europeo deve aver già nominato la tempesta in questione.
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