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25 Giugno 2026
13:30

Cosa sono i rifugi climatici contro il caldo estremo e dove trovarli nelle città italiane: la mappa

Diverse città italiane stanno realizzando reti di "rifugi climatici": parchi, biblioteche e spazi pubblici climatizzati o molto ombreggiati, accessibili gratuitamente. Lo scopo è proteggere le fasce più fragili dalle ondate di calore estremo in estate. Rispetto a realtà come Barcellona c'è ancora molto lavoro da fare, ma i progetti in questo senso si stanno moltiplicando, da Bologna a Firenze, da Torino a Roma.

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Cosa sono i rifugi climatici contro il caldo estremo e dove trovarli nelle città italiane: la mappa
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Un esempio di possibile rifugio climatico, immagine realizzata con AI a scopo illustrativo.

Anche quest'anno le amministrazioni di diverse città italiane hanno stilato e stanno fornendo ai propri abitanti le liste di rifugi climatici e zone fresche in cui trovare sollievo dalle temperature elevate e le ondate di calore sempre più violente e frequenti. Si tratta di spazi pubblici o a uso pubblico, situati sia al chiuso che all'aperto e progettati per offrire protezione dalle Isole Urbane di calore, durante gli eventi climatici estremi: parchi, piazze verdi, biblioteche, musei, scuole, chiese e così via. Aree concepite per essere gratuite e accessibili a tutti, a disposizione anche di coloro che non hanno normalmente accesso a spazi climatizzati a causa della cooling poverty.

In un momento in cui l'ondata di calore degli ultimi giorni sta mettendo a dura prova l'Italia e l'Europa, anche con notti tropicali, con blackout già verificatisi tra Milano, Torino e Napoli a causa del sovraccarico elettrico da condizionatori, record di temperatura più alta mai registrata in Francia (con svariati morti annegati nel tentativo disperato di rinfrescarsi nei corsi d'acqua) e un allarme lanciato dall'OMS che parla chiaramente di "emergenza sanitaria" – lo stress da calore può infatti aggravare nei soggetti più fragili patologie preesistenti, come asma, diabete e malattie cardiovascolari – garantire aree in cui i cittadini possano cercare riparo dal caldo diventa fondamentale.

Il caso più emblematico ce lo offre una città come Barcellona, che ha oltre 400 rifugi attivi in una rete di refugis climàtics creata a partire dal 2019 e un piano per rendere entro il 2030 i rifugi raggiungibili entro i 5 minuti a piedi a tutti, ma dallo scorso anno hanno iniziato a concretizzarsi iniziative o progetti anche in città italiane, come Bologna, Firenze, Milano, Torino, che pian piano stanno dando l'esempio anche ad altri comuni. Le soluzioni non sono ancora diffuse e ottimali, perché spesso si scontrano con orari di apertura che confliggono con le necessità reali e con una mancanza di consapevolezza e comunicazione, ma sono un primo passo.

Cos'è un rifugio climatico e come si progetta

Si tratta di aree destinate in particolare a persone fragili, come anziani, bambini, donne in gravidanza, persone con patologie croniche, cittadini senza adeguato raffrescamento domestico, ma anche, per esempio, turisti e visitatori o lavoratori e residenti che si spostano in città durante la giornata. Nei fatti, nelle diverse città che hanno messo a disposizione elenchi e mappe delle aree adibite, come nel caso di Bologna, Milano, Torino e altre, si tratta di aree verdi (con un’ombreggiatura che copra almeno il 70% della superficie), parchi e giardini pubblici, biblioteche, scuole, case di comunità, dotate ove possibile di climatizzazione e servizi per permettere di vivere le ore calde in una situazione di comfort anche a chi, altrimenti, non ne avrebbe la possibilità.

La progettazione di rifugi climatici davvero accessibili, prevede che non si tratti di un riparo temporaneo, ma di infrastrutture pubbliche permanenti. Come spiega Ombretta Caldarice, Professoressa Associata in Urbanistica al DIST del Politecnico di Torino, i rifugi climatici all’aperto prevedono l'integrazione della natura, con «alberature, depavimentazioni, sistemi di raccolta delle acque e ombreggiamenti naturali», che contribuiscono alla creazione di microclimi più miti, riducendo l’effetto isola di calore e favorendo la biodiversità urbana. La depavimentazione è qualcosa di necessario, visto che l'asfalto raggiunge temperature decisamente più alte rispetto alle superfici verdi.

Come sottolinea Caldarice, nella progettazione il rifugio, che deve poter rispondere ai bisogni reali dei cittadini assolvendo alla richiesta di inclusività, deve prevedere di coinvolgere nella sua progettazione anche la comunità locale, in un processo condiviso, in cui giustizia climatica e giustizia e sociale siano integrate. E, insieme, non può prescindere da una corretta comunicazione: «a Barcellona, ad esempio, oltre a esserci una mappa estesa e capillare, in prossimità di ogni rifugio c'è una targhetta che informa che si tratta di un'area aperta come rifugio climatico».

Intorno ai "rifugi climatici" si sta creando una nuova narrazione: «È importante per instillare un cambiamento nella società, perché una parola di questo tipo, "rifugio", rimanda a scenari di crisi, e richiama il disastro. Se serve per convincere anche chi nega ancora che sia in corso una vera e propria crisi climatica, ben venga», commenta Caldarice. Siamo ancora indietro rispetto agli esempi di altri Paesi europei, ma si stanno moltiplicando tentativi di sperimentazione in varie città del nostro Paese.

I modelli di rifugio climatico in Italia: Bologna

Tra le prime iniziative sperimentali in Italia figura la città di Bologna, con il progetto Urban Innovative Actions TALEA “Green cells leading the green transition”, avviato nel 2024: si tratta di un nuovo modello di “cellule verdi”, infrastrutture multifunzionali 100×100 metri, che si propone di unire natura, tecnologia e partecipazione per migliorare il microclima urbano, creare rifugi climatici soprattutto in quartieri vulnerabili e rendere la città climaticamente neutrale entro il 2030. Bologna, infatti, insieme all'Emilia-Romagna, è tra le aree italiane più colpite dall'aumento delle temperature e dal fenomeno delle isole di calore urbane – e secondo i dati dell'ISGlobal ripresi anche dal magazine The Economist, si trova ai vertici delle città europee in cui è più probabile morire per le conseguenze del caldo estremo. Le TALEA Green Cells, TGC, verranno realizzate in tre aree pilota di Bologna entro il 2030. Nel frattempo, viene messa a disposizione una piattaforma digitale dove vengono messe a disposizione mappe interattive e analisi delle isole di calore urbane e dei climate shelters e dataset e strumenti per replicare il modello in altre città europee.

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La mappa dei rifugi climatici a Bologna. In azzurro gli edifici al chiuso, tra case di comunità e biblioteche, in giallo parchi e i giardini pubblici.

Il Comune di Bologna ha intanto diffuso anche quest'anno la mappa che raccoglie tutti i Rifugi Climatici (foto qui sopra), 24 spazi pubblici gratuiti e accessibili a tutti (aggiungendone 8 ai 16 precedenti): negli edifici con spazi interni, come case di comunità e biblioteche, vengono garantiti l'accesso libero e gratuito, aria condizionata, possibilità di sedersi gratuitamente, servizi igienici e accesso all’acqua potabile, accesso ai disabili. Alcuni parchi e giardini pubblici che offrono sedute ombreggiate, servizi igienici e fontanelle.

Sul sito del Comune vengono elencate anche le piscine comunali, i portici che possano offrire riparo dal sole, oltre che informazioni sulle allerte climatiche (attive nei giorni particolarmente caldi e freddi, per offrire un rifugio alle persone senza fissa dimora tra le 19 e le 9 del mattino seguente. C'è inoltre un piano, il MAIS (Monitoraggio Anziani in Solitudine), che svolge un monitoraggio telefonico periodico intensivo rivolto a persone over 75 in situazione di grave complessità socio-sanitaria.

A Torino un progetto per convertire gli spazi delle scuole

In questi giorni Torino è stata interessata da un blackout durato svariate ore a causa delle temperature elevate – qui il bollettino Arpa quotidianamente aggiornato. In condizioni come queste, causate probabilmente anche dal sovraccarico delle reti per l'utilizzo massiccio di condizionatori, e con la conseguenza di lasciare senza energia e quindi senza aria condizionata migliaia di persone, i rifugi diventano fondamentali.

Torino, spiega Caldarice, «è ancora all'inizio, ha centri climatizzati e sta lavorando su scuole e biblioteche per rendere questi spazi luoghi di rifugio: parchi e biblioteche lo sono già per natura, mentre le scuole dovranno essere trasformate e questo richiede percorsi lunghi, che cominciano con la depavimentazione». Il Politecnico di Torino, con Torino Urban Lab e la Città di Torino, coordina il progetto Driving Urban Transitions MAINCODE “Mainstreaming nature to co-design urban climate shelters in schoolyards” (2025-2027). Il progetto, di cui Cadarice è responsabile scientifica, ha l'obiettivo di trasformare i cortili scolastici in rifugi climatici come progetti dimostrativi di raffrescamento, realizzati grazie all’impiego di soluzioni basate sulla natura in un processo di co-progettazione in cui la comunità scolastica assume un ruolo centrale, con bambine e bambini, maestri, famiglie e associazioni. Il primo rifugio climatico in un cortile scolastico sarà inaugurato nella primavera 2027 dopo un percorso di condivisone con la comunità educante di una scuola primaria di Torino.

Da quest'anno, le aule studio del Politecnico le aule studio sono aperte anche di domenica, «come accade in moltissimi campus europei, sempre aperti», spiega Caldarice. Nel 2023 la città aveva mappato oltre 120 spazi freschi pubblici, con l’iniziativa “Torino si rinfresca”: nel tempo si sono aggiunti nuovi spazi nei mercati coperti ed è stata avviata la sperimentazione di “isole climatiche mobili”, container climatizzati installati temporaneamente nei quartieri più densi. Quest'anno è stato diffuso nelle varie Circoscrizioni della città un piano estate, rivolto a persone sopra i 65 anni residenti a Torino. Per garantire sollievo durante i periodi di maggiore caldo, il Comune ha previsto anche quest’anno l’apertura di 19 Centri di accoglienza climatizzati, attrezzati con condizionatori o ventilatori, ad accesso libero nei giorni e negli orari di apertura, a cui si aggiungono parchi e biblioteche.

Le aree fresche della città di Milano

Milano ha rilanciato ieri il piano “Milano Aiuta Estate”, per supportare le persone anziane e fragili che trascorrono luglio e agosto in città, a supporto delle famiglie e delle persone sole che possono contattare lo 02.02.02, dal lunedì al sabato dalle 8 alle 18, per chiedere aiuto e ricevere informazioni sui servizi cittadini dedicati.

Nel frattempo, già lo scorso 5 giugno, durante i primi giorni di caldo intenso della precedente ondata, il Comune ha messo a disposizione la mappa degli spazi freschi in città, 116 luoghi che comprendono "aree verdi superiori ai 5mila mq e con una copertura arborea che garantisce il 50% di ombra, in cui sono presenti anche panchine e fontanelle dell’acqua; case di quartiere e biblioteche con locali climatizzati". Ogni luogo della rete, spiegano, "manterrà i servizi originali, offrendo però anche accesso libero a chi vuole utilizzare questi spazi nelle ore più calde della giornata, usufruendo di sedute e aree relax, servizi igienici, e acqua potabile". Si segnala inoltre la presenza in tutta la città di case dell’acqua (soprattutto nei parchi) che erogano gratuitamente acqua fresca, liscia o gassata, con l'uso della tessera sanitaria, oltre alle fontanelle (le "vedovelle", 580 in tutta la città) che erogano acqua potabile.

Sul sito del Sistema Bibliotecario di Milano si legge tuttavia che "A causa delle alte temperature, da mercoledì 24 giugno alcune biblioteche aprono solo al mattino, dalle 9 alle 14: Cassina Anna, Crescenzago (dal 25), Fra Cristoforo, Sormani, Vigentina e Zara. Ci stiamo organizzando per estendere l'orario di apertura nelle sedi che possono garantire un miglior confort climatico. A presto per aggiornamenti." Questo dimostra che c'è ancora molto lavoro di progettazione che va fatto per rendere questi spazi freschi dei veri e propri rifugi climatici.

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Mappa degli spazi freschi del Comune di Milano

Il progetto RESPIRO a Roma e i rifugi ecosostenibili

Il prossimo 2 luglio a Roma verrà presentato il ‘piano caldo' del Campidoglio contro le ondate di calore nella Capitale. A quanto annunciato dal sindaco Roberto Gualtieri durante l'evento Humanizing Energy dell'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea), si prevedono interventi di ripiantumazione, depavimentazione (cioè rimozione del cemento), e l'investimento in nuovi materiali e pannelli solari. Roma potrebbe ispirarsi agli esempi di Barcellona, in particolare ai "toldos", grandi teli impiegati per ombreggiare le strade più calde, parchi giochi, fermate dei mezzi.

Intanto, nella città, è partito proprio quest'anno il Progetto RESPIRO – Rifugi Ecosostenibili e Spazi Pubblici Inclusivi per la Resilienza alle Ondate di Calore Urbano, condotto dall'Università degli Studi "La Sapienza" di Roma (in collaborazione con Municipio Roma VIII, circolo Legambiente Garbatella e CittàClima di Legambiente), con l'obiettivo di sviluppare strumenti di supporto concreto alla popolazione nei periodi di emergenza climatica, in particolare per le fasce più fragili, e di trasformare lo spazio pubblico in una rete diffusa di rifugi climatici.

Il progetto, iniziato a febbraio e con una durata prevista fino al 31 dicembre 2028, e rende per ora disponibile una mappa in cui sono raccolti tutti i rifugi climatici, esistenti e potenziali: i rifugi climatici esistenti quegli spazi che presentano già condizioni favorevoli alla mitigazione del calore urbano grazie ad alberi, ventilazione, disponibilità di sedute e fontane, accessibilità e sicurezza. Per rifugi climatici potenziali si intendono invece gli spazi pubblici o di uso pubblico che potrebbero diventare adeguati attraverso micro-interventi mirati e a basso costo.

Firenze, Parma e Napoli

A Firenze i rifugi climatici sparsi in tutta la città sono 53: ai parchi e alle biblioteche già coinvolte, si aggiungono quest'anno 4 nuove aree verdi sempre con copertura arborea del 70%, fontanelli e panchine, e alcuni spazi all'interno delle 5 sedi dei quartieri (negli orari e giorni di apertura al pubblico). Anche in questo caso, la mappa è online.

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La mappa dei rifugi climatici di Firenze, tra aree fresche, biblioteche e sedi di quartiere.

A Napoli, non è ancora disponibile una rete mappata dal Comune: si può consultate la mappa dei luoghi freschi dell'associazione indipendente Cleanap, con una trentina di punti distribuiti sul territorio (tra cui parchi alberati come la Villa Comunale, il Parco Virgiliano, la Floridiana e i giardini di Palazzo Reale, oltre a spazi chiusi come biblioteche comunali e alcuni presìdi di quartiere). La città di Parma, nel quartiere San Leonardo, ha avviato un progetto pilota nell'ambito del programma europeo Horizon URBREATH che prevede rifugi concepiti come presìdi socio-climatici con orientamento sanitario e socialità.

Tutele per lavoratori e numeri verdi

Quelli riportati sono gli esempi delle città più densamente popolate e più calde (VDNews ha messo insieme una mappa dei rifugi climatici lungo la Penisola che le raccoglie), ma sui siti dei Comuni di molte città si trovano gli elenchi delle aree preposte.

Nel frattempo, già da fine maggio e fino al 15 settembre, un'Ordinanza del Presidente della Regione Lazio (22 maggio 2026, n. Z00001) – il cui esempio è stato poi seguito a catena da altre Regioni – vieta le attività lavorative all'aperto esposte al sole dalle ore 12:30 alle ore 16:00 nei giorni in cui il rischio climatico è classificato come "alto" (sulla piattaforma worklimate.it le mappe aggiornate quotidianamente), per proteggere alcune categorie di lavoratori dal caldo estremo. Tra i settori più esposti ci sono edilizia, agricoltura, manutenzione urbana, cave e attività all’aperto: ieri, purtroppo, ci sono tuttavia già state alcune vittime legate al caldo, tra cui persone che stavano lavorando nei campi o in cantiere.

Poiché anche diverse mansioni al chiuso però, in caso di alte temperature, possono diventare molto pericolose, il 22 giugno il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge per tutto il Paese che reintroduce “norme già vigenti negli scorsi anni, sulla possibilità per alcuni operatori economici di sospendere o ridurre l’attività lavorativa”, con conseguente accesso in deroga al trattamento di cassa integrazione. Verrà quindi prevista la cassa integrazione straordinaria per tutti quei lavoratori costretti a fermarsi per il caldo, di cui le aziende potranno fare richiesta secondo specifici requisiti.

Dal 22 giugno – e fino all'11 settembre – è attivo il numero di pubblica utilità 1500 dedicato alle ondate di calore del Ministero della Salute, in sinergia con l'Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL), che offre ascolto e informazioni ai cittadini, soprattutto alle persone più fragili e a rischio, per mitigare gli effetti delle ondate di calore sulla salute. Il servizio è gratuito, ma è attivo dalle 9 alle 17, dal lunedì al venerdì, esclusi festivi.

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