L'anticiclone africano sta per portare nella giornata di giovedì 8 agosto una nuova ondata di calore in Italia con picchi fino a 40 °C al Sud e 38 °C al Centro e al Nord, mentre per oggi mercoledì 7 agosto sono possibili temporali, soprattutto i cosiddetti “temporali di calore” tipici tra la fine della primavera e l'inizio dell'autunno, quando l'aria al suolo è particolarmente calda e l'umidità aumenta rendendo il caldo afoso.
I temporali di calore, o più propriamente temporali termoconvettivi, sono i classici temporali estivi o tardo-primaverili che scoppiano nel tardo pomeriggio o in serata dopo una giornata calda e soleggiata, scaricano piogge intense e fulmini in aree piuttosto circoscritte e terminano rapidamente, talvolta anche solo 30 minuti dopo. Sono tipici delle zone centrali delle pianure o in prossimità dei rilievi e in Italia avvengono prevalentemente da maggio a settembre. Come ogni temporale, sono preannunciati da imponenti nubi torreggianti dalla base piatta e dal forte sviluppo verticale: i cumulonembi. Per formarsi, i temporali termoconvettivi hanno bisogno di due ingredienti fondamentali: aria calda e umida al suolo (condizione non difficile da trovare nei mesi più caldi) e aria fredda in quota.
Il fenomeno scatenante dei temporali termoconvettivi è il calore al suolo causato dall'irraggiamento solare. Nelle giornate calde e soleggiate, i raggi del sole scaldano il terreno già dalle prime ore della giornata. L'aria immediatamente sopra il suolo diventa sempre più calda e, con l'aumento della temperatura, diminuisce la sua densità. A questo punto entra in gioco la spinta di Archimede, ed ecco che queste “bolle” di aria calda cominciano a salire verso l'alto come un palloncino, creando un moto convettivo sotto forma di correnti ascensionali che possono essere anche piuttosto intense. Da qui capite perché questi temporali si chiamano “termoconvettivi”: perché sono originati da moti convettivi dovuti all'elevata temperatura del suolo.
Man mano che l'aria calda sale incontra l'aria fredda in quota e la sua temperatura si abbassa. Questo fa condensare il vapore acqueo contenuto nell'aria stessa. Quando c'è tanta umidità al suolo, questa umidità si trasforma in innumerevoli goccioline di acqua liquida che vanno ad addensarsi per formare grandi nubi chiamate cumuli. Un cumulo, quando diventa congesto, può provocare rovesci ma non temporali, perché non produce fulmini (ricordiamo infatti che si parla di temporali solo in presenza di attività elettrica).
Per avere attività elettrica, e dunque temporali, occorre che i cumuli si sviluppino in verticale – grazie alle correnti ascensionali – fino ai confini della troposfera (circa 10 km di quota), dove l'acqua solidifica in minuscoli cristalli di ghiaccio. È qui che i cumuli evolvono in cumulonembi e iniziano i temporali, che mediamente durano 30-40 minuti lungo il loro tragitto (ma in una specifica località possono durare anche solo qualche minuto).
Con le precipitazioni assistiamo nel cumulonembo a un vero e proprio tiro alla fune tra le correnti ascendenti (updraft) che alimentano la cella temporalesca e le correnti discendenti (downdraft) che scaricano piuttosto violentemente la pioggia al suolo. Queste correnti di aria fredda discendente sono il motivo per cui “i temporali rinfrescano”, cioè le temperature al suolo calano parecchio (anche di 5-6 °C) anche se temporaneamente. La prevalenza di correnti discendenti nella zona di caduta delle precipitazioni impedisce anche l'ingresso di nuova aria calda e umida nel cumulonembo, andando così a “spegnere il motore” del fenomeno temporalesco.