
La Repubblica sociale italiana, nota anche come Repubblica di Salò ed esistita dal settembre del 1943 all’aprile del 1945 (in piena Seconda Guerra Mondiale), è stata uno Stato fantoccio controllato dalla Germania nazista. Il potere era formalmente detenuto da Mussolini, che però agiva sotto il controllo dei tedeschi.
La Rsi fu istituita dopo che il Regno d’Italia ebbe firmato l’armistizio con gli angloamericani. Originariamente aveva giurisdizione su tutto il Centro-Nord della Penisola ma, grazie alla avanzata degli Alleati, il suo territorio si ridusse progressivamente. La Rsi dovette affrontare anche la Resistenza dei partigiani, che diedero un importante contributo alla sua sconfitta.
I fascisti della Rsi collaborarono con la Germania nazista nella deportazione degli ebrei e si resero responsabili di gravi crimini contro gli italiani.
Storia della Repubblica sociale: lo Stato fantoccio nelle mani dei nazisti
La Repubblica sociale italiana è stata uno Stato fantoccio istituito nel 1943 nell’Italia centro-settentrionale dai tedeschi e dai fascisti. Dopo l’8 settembre, quando l’Italia rese pubblico l’armistizio firmato con gli angloamericani, le forze armate germaniche liberarono Mussolini, detenuto sul Gran Sasso, e lo misero a capo di un nuovo Stato, da loro controllato, per continuare la guerra contro gli Alleati.
Lo Stato assunse il nome di Repubblica sociale italiana nel dicembre del 1943 (in precedenza era chiamato Stato repubblicano italiano) perché si proponeva di realizzare la socializzazione delle imprese, che in realtà non avrebbe mai attuato.

La Rsi era nota anche come Repubblica di Salò, perché nella cittadina in provincia di Brescia avevano sede il Ministero degli esteri e altre istituzioni. Mussolini risiedeva invece a Villa Feltrinelli a Gargnano. Tutte le istituzioni erano situate nell’Italia settentrionale.
La Rsi non godeva di alcun riconoscimento internazionale se non di quello della Germania e di altri Paesi alleati dell’Asse Roma-Berlino.
Il territorio della Rsi: l’avanzata degli Alleati e la Resistenza
La Rsi aveva originariamente sotto il proprio controllo tutta l’Italia del Centro Nord, con l’eccezione di vasti territori ceduti al controllo diretto della Germania: Trentino, Alto Adige, Friuli e Istria.
La RSI al momento della istituzione. In verde le zone sottoposte a controllo diretto tedescoIl resto del territorio, però, si ridusse progressivamente. Gli angloamericani sbarcarono a Salerno la notte tra l’8 e il 9 settembre 1943 e diedero avvio alla liberazione del territorio italiano dall’occupazione nazista e dalla dittatura di Mussolini.
Nell’autunno del 1943 l’avanzata Alleata si bloccò lungo la linea Gustav, situata tra Cassino e Ortona. Di conseguenza, tutti territori a nord di questa linea, inclusa la città di Roma, restarono sotto il controllo della Rsi. Gli angloamericani superarono la Linea Gustav nel maggio del 1944, all’inizio di giugno liberarono Roma e proseguirono l’avanzata verso Nord. Il fronte si stabilizzò nuovamente nell’autunno del 1944 lungo la Linea Gotica, presso l’Appenino tosco-emiliano.
Negli ultimi mesi di vita la Rsi governava solo i territori a Nord della linea, cioè la Pianura Padana e l’arco alpino. Nell’aprile del 1945 gli Alleati superarono la Linea Gotica e liberarono le regioni ancora occupate: la Rsi cessò così di esistere. Mussolini fu catturato dai partigiani e fucilato.

Nel corso della sua esistenza, la Repubblica di Salò dovette combattere non solo contro gli angloamericani, ma anche contro i partigiani, che condussero azioni di guerriglia in montagna e, in alcuni casi, anche nelle città, dando un importante contributo alla liberazione del Paese e favorendone il riscatto morale: mentre i fascisti erano schierati al fianco dei nazisti, altri italiani combatterono per agevolare la liberazione del territorio nazionale.
Le istituzioni della Repubblica di Salò
Nella Rsi il potere era concentrato nelle mani di Mussolini, che deteneva l’incarico di presidente del Consiglio dei ministri. Mussolini, però, era sottoposto al controllo della Germania nazista.
Nel territorio della Repubblica erano presenti varie istituzioni, derivate da quelle dell’Italia fascista. Il partito unico era il Partito fascista repubblicano, che aveva compiti di educazione politica dei cittadini e di controllo. Suo segretario era Alessandro Pavolini.

La Rsi disponeva di un esercito regolare, formato da comuni cittadini richiamati alle armi su ordine del Ministro della guerra, Rodolfo Graziani. Tuttavia, nonostante le minacce di morte per chi si sottraeva alla chiamata, il tasso di renitenza alla leva e diserzione fu molto elevato.
Nella Rsi erano attive anche milizie di partito, le Brigate Nere, la Guardia nazionale repubblicana e alcune formazioni minori, che combatterono soprattutto contro la Resistenza.
La giustizia era amministrata dai tribunali “ordinari” sottoposti al controllo del potere politico e da un tribunale speciale incaricato di giudicare gli oppositori politici. Il Tribunale speciale condusse il processo di Verona contro i gerarchi fascisti che, nella seduta del Gran consiglio del fascismo del 24-25 luglio 1943, si erano schierati contro Mussolini.
Crimini di guerra: la persecuzione degli ebrei e le stragi naziste
Nella Rsi era in vigore la legislazione razziale contro gli ebrei, introdotta dal fascismo in Italia sin dal 1938, che fu ulteriormente inasprita. Inoltre, le autorità di Salò collaborarono con le truppe di occupazione naziste alla deportazione degli ebrei verso i campi di sterminio. I fascisti fornirono supporto, detenendo gli ebrei nei campi di transito e agevolando i rastrellamenti dei tedeschi. Il rastrellamento più noto è quello del ghetto di Roma, dal quale il 16 ottobre 1943 furono catturati e deportati ad Auschwitz più di mille ebrei.

Al tempo della Rsi, i nazisti compirono numerose stragi contro cittadini italiani, senza trovare opposizione dalle autorità di Salò: Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, Civitella di Val di Chiana sono solo le più note. In alcuni casi gli italiani collaborarono attivamente alle stragi, per esempio fornendo gli elenchi delle persone da eliminare, come nel caso della strage delle Fosse Ardeatine. Le forze di polizia di Salò si resero inoltre responsabili di torture ed esecuzioni sommarie di partigiani e oppositori.