
Se in Italia ci fosse la monarchia, il trono spetterebbe, in teoria, agli esponenti di Casa Savoia, la dinastia che ha regnato sul Paese dall’Unità all’instaurazione della Repubblica, cioè dal 1861 al 1946. Non è chiaro, però, chi sarebbe il re: il titolo di capo della casa è conteso tra due rami della famiglia: il ramo Napoli e il ramo Aosta (talvolta definiti Savoia e Savoia-Aosta).
La dinastia ha alle spalle una storia molto lunga, iniziata nell’XI secolo con il conte Umberto Biancamano. Nell’Ottocento, i Savoia, che erano Re di Sardegna, ebbero un ruolo determinante nel processo di unificazione italiana. La storia della dinastia, però, non è stata sempre gloriosa. Il penultimo re d’Italia, Vittorio Emanuele III, collaborò con il fascismo per vent’anni, avallandone i crimini, e si guadagnò per questo il discredito degli italiani. Nel giugno del 1946 i cittadini italiani scelsero di mettere fine alla monarchia e instaurare la Repubblica. La disputa dinastica, pertanto, non ha alcun impatto sulle istituzioni.
Le origini di Casa Savoia: la Contea e il Ducato di Savoia
Casa Savoia è una delle più antiche casate nobiliari europee. La sua nascita si colloca nella regione della Savoia, situata tra Italia, Svizzera e Francia. La prima figura storica fu Umberto Biancamano, morto nel 1048, che ottenne il titolo di Conte di Savoia. La contea comprendeva vasti territori oltre la Savoia propriamente detta e con il passare degli anni si estese ulteriormente, fino a conquistare lo sbocco sul mare nel 1388 acquisendo il territorio di Nizza.

Il titolo di conte si trasmise agli eredi maschi di Umberto Biancamano. Nel 1416 la contea andò incontro a una sorta di “upgrade”: il conte Amedeo VIII ottenne dall’imperatore, Sigismondo di Lussemburgo, l’elevazione a ducato. Il territorio si estese ulteriormente e il ducato, abile a destreggiarsi tra le potenze europee, in particolare tra la Francia e il Sacro Romano Impero, godette di stabilità in tutta l’età moderna.
Dal Regno di Sardegna al Regno d’Italia
All’inizio del Settecento il ducato prese parte alla guerra di successione spagnola, alleandosi prima con la Francia e in seguito con l’Impero. Il trattato di Utrecht, siglato tra le potenze europee dopo la guerra, assegnò al duca di Savoia Vittorio Amedeo II il Regno di Sicilia. I Savoia ottennero così il titolo di re. Il loro controllo della Sicilia però durò pochi anni: nel 1720, su pressioni diplomatiche, scambiarono la Sicilia con la Sardegna, conservando il titolo regale. Nacque così il Regno di Sardegna, che comprendeva, oltre all’isola, i territori controllati in precedenza da Casa Savoia tra Piemonte, Valle d’Aosta, Savoia propriamente detta e contea di Nizza.

Il Regno giocò un ruolo importante nelle vicende europee tra Sette e Ottocento, spostando sempre più i propri interessi verso la Penisola italiana. Nel 1831, con la morte del re Carlo Felice, il casato originario si estinse e il trono passò a Carlo Alberto, appartenente al ramo cadetto dei Carignano.
Il nuovo sovrano si distinse perché accettò, almeno entro certi limiti, i principi del liberalismo, e nel 1848 concesse ai suoi sudditi una costituzione, lo Statuto Albertino. Nel 1848, Carlo Alberto dichiarò guerra all’Impero d’Austria, dando avvio alla Prima guerra di indipendenza italiana, ma fu sconfitto e costretto a cedere il trono al figlio, Vittorio Emanuele II, nel 1849. Negli anni seguenti, Il Regno di Sardegna guidò il processo di unificazione italiana. Nel 1861, come sappiamo, fu proclamata la nascita del Regno e Vittorio Emanuele II ottenne per sé e per i suoi successori il titolo di Re d’Italia.

Monarchia fino al 1946: poi il fascismo e l’abolizione
Casa Savoia regnò sull’Italia fino al 1946: dopo Vittorio Emanuele II, morto nel 1878, subentrarono Umberto I fino al 1900, Vittorio Emanuele III fino al 1946 (sebbene avesse di fatto ceduto il regno al figlio nel 1944) e Umberto II per un solo mese tra maggio e giugno del 1946.
Per molti anni il Regno fu governato con un sistema liberale. Nel 1922, però, Vittorio Emanuele III chiamò al governo Benito Mussolini, consentendo l’instaurazione della dittatura fascista. Per tutto il Ventennio, il re, nonostante la diffidenza reciproca, collaborò con Mussolini, dal quale ricevette il titolo di Imperatore d’Etiopia nel 1936 e di Re d’Albania nel 1939. Anche altri esponenti di Casa Savoia ottennero incarichi prestigiosi dalla dittatura, come quello di vicerè d’Etiopia, conferito Amedeo di Savoia-Aosta e quello di re di Croazia assegnato ad Aimone di Savoia-Aosta.
La vicinanza al fascismo screditò la monarchia gli occhi degli italiani: durante la Seconda guerra mondiale, quando fu chiaro che la dittatura aveva condotto l’Italia alla catastrofe e i cittadini, in gran maggioranza, presero posizione contro il fascismo, anche la monarchia divenne oggetto di discredito. I tentativi di salvare la Casa reale in extremis non ebbero successo: nel 1946 gli italiani furono chiamati a scegliere tra monarchia e repubblica e si schierarono in maniera netta per la seconda opzione.

Il re Umberto II e i suoi sostenitori rifiutarono di riconoscere i risultati, avanzando la teoria che ci fossero stati dei brogli (oggi sappiamo che la teoria era del tutto infondata e che la maggioranza dei cittadini scelse consapevolmente la repubblica). Il sovrano, però, fu costretto a lasciare il potere e ad andare in esilio. La Costituzione della Repubblica sancì definitivamente l’abolizione della monarchia, stabilendo all'art. 139 che "la forma repubblicana dello Stato non può essere oggetto di revisione costituzionale": non sarebbe possibile in nessun caso tornare alla monarchia. La Costituzione sancì anche che Umberto e i suoi eredi maschi non potevano soggiornare nel territorio della Repubblica (norma abrogata nel 2002, quando gli eredi sono rientrati).
La disputa dinastica: chi sarebbe oggi Re d’Italia se ci fosse la monarchia?
Casa Savoia continua a esistere come dinastia storica, priva di potere politico reale. La Casa assegna titoli nobiliari, che però non sono riconosciuti dallo Stato, e organizza attività culturali e commemorative.
Il “controllo” della Casa è conteso da due rami. Da un lato sono schierati i discendenti diretti di Umberto II (talvolta chiamati ramo di Napoli), che riconoscono come capo Emanuele Filiberto, figlio di Vittorio Emanuele (a sua volta figlio di Umberto II); dall’altro lato sono schierati i loro cugini del ramo Savoia-Aosta, secondo i quali il fatto che nel 1970 Vittorio Emanuele avesse contratto matrimonio “ineguale” (cioè con una donna non appartenente a famiglie reali) senza l’assenso del padre lo avrebbe automaticamente escluso dalla linea di successione. La disputa iniziò negli anni Duemila tra Vittorio Emanuele e Amedeo d’Aosta e non sempre si sviluppò con mezzi “eleganti”, al punto che, nel corso di un ricevimento in Spagna nel 2004, Vittorio prese a pugni il cugino. Oggi la disputa, scomparsi i genitori, continua attraverso i figli, Emanuele Filiberto e Aimone di Savoia-Aosta (nipote dell’ex re di Croazia), ognuno dei quali rivendica di essere il legittimo capo della Casa Savoia e, teoricamente, re d’Italia in caso di restaurazione monarchica.

Entrambi continuano ad assegnare titoli nobiliari e onorificenze (privi, come abbiamo visto, di valore legale) ed entrambi si fregiano del cognome “Savoia”.
In ogni caso, in Italia solo piccole minoranze di cittadini hanno nostalgia della monarchia e il rischio di restaurazione è al momento inesistente. Pertanto, la disputa dinastica non ha alcun effetto sulle istituzioni della Repubblica.