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12 Marzo 2024
17:43

“Disidratare” la stratosfera per frenare il riscaldamento climatico: la proposta di geoingegneria

Il vapore acqueo è il gas serra naturale più abbondante nella bassa atmosfera. Rimuoverlo dalla stratosfera favorendone la condensazione in nuvole e la successiva precipitazione potrebbe limitare il surriscaldamento globale. La proposta di geoingegneria del NOAA però è controversa: vediamo perché.

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“Disidratare” la stratosfera per frenare il riscaldamento climatico: la proposta di geoingegneria
disidratazione stratosferica

Si chiama disidratazione stratosferica intenzionale una nuova proposta di geoingegneria climatica, essa a punto dal Chemical Science Lab del NOAA e pubblicata su Science Advances, secondo cui sarebbe possibile – almeno in linea di principio – contrastare il riscaldamento globale diminuendo la quantità di vapore acqueo nella stratosfera (lo strato dell'atmosfera compreso tra circa 9-18 km e 50 km di quota) “seminandola” con particelle di triioduro di bismuto sulle quali far condensare il vapore fino a formare nuvole e precipitazioni con la tecnica del cloud seeding. L'idea si basa sul fatto che il vapore acqueo è il gas serra naturale più abbondante, capace di trattenere enormi quantità di calore nell’atmosfera terrestre.

In cosa consiste la disidratazione stratosferica

La proposta consiste nell'evitare che il vapore acqueo raggiunga la stratosfera, dove in assenza di particelle che agiscano da nuclei di condensazione può permanere per anni contribuendo tramite l'effetto serra al riscaldamento globale. Il NOAA stima che il contributo del vapore acqueo stratosferico all'aumento della temperatura media globale possa raggiungere anche il 30%.

È qui che entra in gioco il triioduro di bismuto, un composto che induce la nucleazione del vapore acqueo in cristalli di ghiaccio che poi vanno a formare le nuvole. L'idea è di iniettare particelle di 10 nanometri di diametro di questo composto in alcune aree del mondo interessate da potenti correnti ascensionali che riescono a raggiungere la stratosfera. Il più importante di questi “iniettori” di aria calda e umida si trova sopra l'Oceano Pacifico equatoriale occidentale, una regione grande più o meno come l'Australia. Mentre il vapore acqueo contenuto nell'aria sale, incontrando pressioni minori e temperature più basse condensa in nuvole dalle quali possono svilupparsi precipitazioni: in questo modo si impedisce che raggiunga la stratosfera.

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Vantaggi e svantaggi di questa tecnica

In uno scenario ottimistico, basterebbero 2 kg alla settimana di queste particelle per convertire questi “pacchetti” d'aria umida in nuvole: una quantità che potrebbe essere spruzzata da palloni aerostatici o droni, senza bisogno di aerei. Poter usare piccole quantità di un composto non tossico è certamente un vantaggio. Anche il fatto che le iniezioni di questo composto avverrebbero solo in zone del pianeta relativamente ristrette è un pro di questa proposta. Anzi, si stima che in queste aree metà del vapore acqueo sia concentrato nell'1% della massa atmosferica interessata dalle correnti ascensionali, rendendo la proposta fattibile anche solo con sonde o droni, senza l'intervento di aerei.

Daniel Cziczo, chimico dell'atmosfera presso la Purdue University (Indiana, USA), sostiene che l'idea è interessante ma potrebbe comportare dei rischi. Se i semi non riuscissero a formare nuvole nel posto giusto e si diffondessero altrove, potrebbero accelerare la formazione dei tipi di nuvole sbagliati: per esempio quelle alte e sottili, come i cirri e i cirrostrati, che riflettono poco la radiazione solare in ingresso, ma assorbono quella infrarossa (che scalda) emessa dalla superficie. In altre parole, se tutto non va come sperato l'intervento potrebbe essere controproducente.

Anche Mark Schoeberl, scienziato atmosferico della Science and Technology Corporation, che aveva già in precedenza identificato la “porta stratosferica” nel Pacifico tropicale occidentale, concordando sulla necessità di ulteriori studi al riguardo, ha dichiarato:

È bene evitare conseguenze indesiderate e fare una valutazione chiara dei costi di implementazione. La tecnica probabilmente non sarà efficace tutto l'anno, perché la maggior parte dell'acqua raggiunge la stratosfera durante le stagioni dei monsoni asiatici. Inoltre, non si sa quanto una riduzione dell'acqua stratosferica possa raffreddare la superficie.

C'è infine da dire che l'effetto della disidratazione atmosferica intenzionale potrebbe essere assai modesto: secondo una stima, compenserebbe soltanto l'1,4% del riscaldamento globale accumulato durante l'epoca industriale.

Perché è una proposta controversa

La prospettiva di risolvere i problemi ambientali del nostro pianeta utilizzando la geoingegneria è profondamente controversa perché, intervenire su sistemi complessi, come il clima della Terra, può facilmente avere effetti imprevisti. Inoltre, non affronta il problema fondamentale dell'uso dei combustibili fossili: sarebbe come rimediare ai sintomi senza curare la malattia.

Tuttavia, queste controversie oggi si stanno in parte attenuando, lasciando intravedere maggiori aperture in questa direzione. L’Unione Europea, per esempio, sta sostenendo la ricerca sulla governance della geoingegneria. E la Svizzera, a fine febbraio, ha invitato le Nazioni Unite a supportare la ricerca in questo campo.

Gli scienziati del clima hanno delle riserve sull'esplorazione di questi nuovi percorsi alternativi, ma alcuni ritengono che non ci sia scelta. I tagli alle emissioni non sono stati abbastanza rapidi, non lo sono tuttora e l'anidride carbonica non può ancora essere aspirata dall'aria a basso costo.

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