
Lungo i sistemi di faglie di San Andreas e San Jacinto nella California meridionale le rocce sono attualmente sottoposte a un livello di sforzo, dovuto ai movimenti delle placche tettoniche, che ha raggiunto i valori massimi degli ultimi 1000 anni. A dimostrarlo è stato un nuovo studio, guidato dall’Università di Hawaii con la collaborazione dell’Università di Berna e dell’U.S. Geological Survey e pubblicato sulla rivista Journal of Geophysical Research: Solid Earth. Per giungere a questa conclusione, i ricercatori hanno analizzato un millennio di storia sismica dell’area e realizzato simulazioni con un modello fisico. Lo studio mostra che in futuro potrebbe verificarsi un violento terremoto in grado di interessare entrambe le faglie colpendo gravemente aree densamente popolate, il famoso “Big One” di cui si parla da decenni. Prevedere esattamente quando ciò si verificherà non è possibile, ma la ricerca è fondamentale per migliorare la prevenzione del rischio sismico.
La faglia di San Andreas e il settore più a rischio “Big One”
La faglia di San Andreas è una faglia trascorrente lunga oltre 1000 km, in corrispondenza della quale due placche tettoniche scorrono orizzontalmente una accanto all’altra. Separa la placca pacifica, in movimento verso nord, dalla placca nordamericana, in movimento verso sud. Questi movimenti fanno sì che nelle rocce si accumuli una quantità di energia sempre più elevata, destinata a essere rilasciata all’improvviso quando gli sforzi superano la resistenza delle rocce. Il sistema di faglie di cui fa parte quella di San Andreas genera ogni anno migliaia di terremoti. In passato qui si sono verificati terremoti violentissimi, di cui il più noto è quello del 1906, di magnitudo 7.9, che ha devastato San Francisco nella California settentrionale. Da decenni i sismologi affermano che qui, prima o poi, si verificherà il cosiddetto “Big One”: termine giornalistico che indica un terremoto di magnitudo superiore al settimo grado della scala Richter. Attualmente il settore della faglia più a rischio è quello meridionale, dove si sta accumulando più energia. L’ultimo forte terremoto che si è verificato in questo settore è il terremoto di Fort Tejon, del 1857, con magnitudo 7.9.

Lo studio sul massimo stress nel settore meridionale della faglia
Dal momento che il settore meridionale della faglia è quello più a rischio, lo studio dei ricercatori si è concentrato proprio su questa porzione. Grazie a dati geologici, documenti storici, datazioni al radiocarbonio dei sedimenti e analisi degli anelli di accrescimento degli alberi, hanno potuto ricostruire 1000 anni di storia sismica dell’area. Dopodiché hanno costruito un modello informatico basato sulla fisica che simula come lo sforzo viene accumulato e rilasciato lungo il sistema di faglie. In particolare, sono stati presi in considerazione i sistemi di faglie di San Andreas e San Jacinto e la simulazione ha mostrato che entrambi presentano livelli di sforzo molto elevati, pari o superiori a quelli più alti mai registrati nell’ultimo millennio. La faglia di San Jacinto si dirama da quella di San Andreas a partire da Cajon Pass, un passo montano che costituisce un sito critico perché funge da “porta sismica”, nel senso che a volte blocca grandi rotture che si propagano lungo le faglie, mentre altre volte le veicola in entrambi i sistemi di faglie, che vengono così coinvolti contemporaneamente in un unico evento sismico. Un evento di questo tipo potrebbe essere di gran lunga più distruttivo rispetto a uno relativo a una singola faglia. Verrebbero colpite aree densamente popolate come Los Angeles, San Bernardino, Riverside e la Coachella Valley.

Lo studio non rappresenta una previsione del “Big One”, ma una valutazione dal punto di vista fisico dell’attuale stato dei sistemi di faglie. La sua importanza è legata al fatto che permette di migliorare la valutazione del rischio sismico dell’area e quindi anche la pianificazione di edifici e infrastrutture e la predisposizione di piani di emergenza. Inoltre il tipo di modello utilizzato è applicabile anche ad altri sistemi multipli di faglie presenti sul pianeta.