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26 Giugno 2026
8:30

Il ritiro del ghiaccio marino in Artico e Antartide ha toccato i minimi storici: gli effetti del calo

I dati satellitari hanno confermato il progressivo ritiro del ghiaccio marino nelle regioni polari, dovuto al cambiamento climatico in atto. Il fenomeno è particolarmente marcato nell'Artico, dove a marzo l'estensione del ghiaccio marino ha raggiunto un minimo storico.

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Il ritiro del ghiaccio marino in Artico e Antartide ha toccato i minimi storici: gli effetti del calo
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I dati satellitari del National Snow and Ice Data Center (NSIDC) della University of Colorado Boulder mostrano uno dei preoccupanti effetti del cambiamento climatico in corso: il ritiro del ghiaccio marino di Artico e Antartide, che anche nel 2026 è stato significativo. Per entrambe le regioni polari la sua estensione risulta inferiore alla media del periodo 1981-2010. La situazione più critica riguarda l’Artico, dove a marzo 2026 l'estensione massima annuale del ghiaccio marino è stata la più bassa dal 1979, quando è iniziato il monitoraggio con i satelliti: una riduzione senza precedenti, del 12,5% per decennio a partire da quell'anno. I dati confermano una tendenza che si osserva da 48 anni, accelerata dal cambiamento climatico, e che a sua volta lo amplifica creando un vero e proprio circolo vizioso.

Cosa mostrano i dati satellitari: la perdita di estensione

Si sente spesso parlare della fusione dei ghiacciai montani e delle calotte glaciali in relazione agli effetti del cambiamento climatico, ma non bisogna dimenticare che anche il ghiaccio marino è un importante indicatore del progredire del riscaldamento globale.

Il ghiaccio marino, che si forma quando l’acqua congela nell’oceano, nell’Artico raggiunge la minima estensione annuale a settembre e quella massima a marzo. In Antartide invece l’estensione minima si ha a febbraio, mentre la massima a settembre. Secondo i dati satellitari, a marzo 2026 il ghiaccio marino artico ha raggiunto la sua massima estensione annuale con 14,29 milioni di kilometri quadrati. Questo valore è leggermente inferiore a quello dello scorso anno (14,31 milioni di kilometri quadrati) e rappresenta l’estensione massima più bassa degli ultimi 48 anni, segno che i ghiacci non riescono più a recuperare la copertura ottimale durante l'inverno.

L’estensione minima del ghiaccio artico a settembre 2025 è stata invece di 4,18 milioni di kilometri quadrati, il suo settimo valore minimo più basso mai registrato.

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L’estensione del ghiaccio marino nell’Artico nel 2026 confrontata con la media 1981–2010. Credit: National Snow and Ice Data Center

Per quanto riguarda invece il ghiaccio marino antartico, l’estensione massima che ha raggiunto a settembre 2025 è stata di 17,81 milioni di kilometri quadrati, il terzo valore massimo più basso registrato dal 1979. A febbraio 2026 ha invece raggiunto un minimo annuale pari a 2,58 milioni di kilometri quadrati. Si tratta di un valore più basso di 260.000 km2 rispetto alla media del periodo 1981-2010, ma superiore al minimo storico di 730.000 km2 del febbraio 2023 grazie a un fenomeno meteorologico che ne ha rallentato la fusione. In generale, a causa della diversa conformazione geografica in Antartide c’è una maggiore variabilità nei cambiamenti della copertura di ghiaccio ed è più difficile elaborare previsioni sulla sua evoluzione.

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L’estensione del ghiaccio marino antartico a giugno 2026 rispetto alla media 1981–2010 (linea gialla). Credit: National Snow and Ice Data Center

Le conseguenze del calo del 12,5%

Il ghiaccio marino essendo chiaro è in grado di riflettere la luce solare verso l’atmosfera (effetto albedo). Questo fa sì che una grande quantità di calore non venga assorbita dall’oceano. Al contrario, quando la copertura di ghiaccio marino diminuisce, il calore assorbito dalle acque scure dell'oceano aumenta. Si crea così un circolo vizioso, o meccanismo a feedback: l’aumento delle temperature fa aumentare la fusione del ghiaccio marino che lascia esposta la superficie scura dell'oceano e causa così un ulteriore riscaldamento. Per questo l’Artico si sta riscaldando molto più rapidamente del resto del pianeta. Inoltre il ghiaccio marino è costituito da acqua dolce, che quando fonde viene rilasciata nell’oceano e modifica la circolazione oceanica. In Antartide, il ghiaccio marino sostiene le piattaforme di ghiaccio galleggianti ancorate al continente, ma con la sua fusione le rende instabili favorendone la disintegrazione. La riduzione della copertura di ghiaccio marino altera anche gli ecosistemi, influenzando la distribuzione e l’abbondanza delle specie marine. La conseguenza può essere la perdita di biodiversità.

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