La campagna italiana di Grecia fu una operazione militare condotta durante la Seconda guerra mondiale dall’Italia fascista. Durò dal 28 ottobre 1940 al 23 aprile 1941. Mussolini ordinò alle truppe italiane di invadere la Grecia perché frustrato dalle vittorie della Germania nazista, che lo mettevano in secondo piano rispetto a Hitler. Il dittatore si aspettava una facile vittoria, ma si trovò di fronte alla tenace resistenza dei greci. Quando le truppe italiane invasero il territorio ellenico dall’Albania, l’esercito greco fu in grado non solo di resistere, ma anche di contrattaccare e di conquistare un settore del territorio albanese. La Grecia sarà sconfitta nell’aprile del 1941 dalla Germania, intervenuta per salvare l’alleato. La sconfitta subita dall’esercito italiano in Grecia dimostrò il fallimento del fascismo: per venti anni la dittatura aveva imposto la militarizzazione della società italiana e si era vantata di aver trasformato l’Italia in una grande potenza: ora scopriva che la sua propaganda bellicista non aveva fondamento.
I rapporti italo-greci e le ragioni dell’attacco
Negli anni tra le due guerre, i rapporti tra Italia e Grecia erano relativamente distesi. Dopo un incidente diplomatico avvenuto nel 1923, le relazioni erano diventate cordiali. Nel 1936 in Grecia era asceso al potere il dittatore Ioannis Metaxas, che non faceva mistero di provare ammirazione per l’Italia fascista. Sul piano diplomatico, però, la Grecia conduceva una politica filoinglese.

Nel 1939, come sappiamo, l’Italia fascista conquistò l’Albania, trovandosi così a confinare con il territorio greco, e nel giugno del 1940, entrò nella Seconda guerra mondiale accanto alla Germania nazista. Mussolini nutriva una forte invidia per i successi che stavano ottenendo i tedeschi e immaginò di condurre una «guerra parallela», cioè di realizzare le sue conquiste senza il coinvolgimento diretto della Germania e senza nemmeno informare Hitler delle sue mosse. Iniziò a valutare la possibilità di attaccare la Grecia subito dopo l’entrata in guerra e scatenò una campagna di stampa contro il Paese ellenico, prendendo a pretesto la questione della Ciamuria (una regione costiera greca, nella quale viveva popolazione di etnia albanese).
La decisione di attaccare la Grecia fu presa in ottobre, dopo che la Germania nazista ebbe stanziato le sue truppe in Romania senza avvertire l’Italia, creando ulteriore frustrazione in Mussolini. Stando al diario del ministro degli esteri Galeazzo Ciano, il dittatore reagì in questa maniera:
Hitler mi mette sempre di fronte al fatto compiuto. Questa volta lo pago della stessa moneta: saprà dai giornali che ho occupato la Grecia. Così l’equilibrio verrà ristabilito.
Le operazioni militari: il fallimento dell’Italia fascista
L’attacco fu preventivato per il 28 ottobre, anniversario della marcia su Roma. Due giorni prima l’esercito italiano inscenò un finto incidente di frontiera, a seguito del quale il governo consegnò un ultimatum, volutamente inaccettabile, a Metaxas. Prima ancora che l’ultimatum scadesse, le truppe italiane, guidate dal generale Visconti Prasca, invasero il territorio greco muovendo dall’Albania.

Il piano prevedeva una marcia attraverso l’Epiro e l’arrivo ad Atene in poche settimane. Doveva essere una marcia trionfale ma la realtà si rivelò molto diversa. L’esercito greco, supportato da forniture inglesi, invece di sfaldarsi mostrò grandi una grande capacità di resistenza: fu in grado non solo di respingere l’assalto italiano, ma di contrattaccare e penetrare profondamente in territorio albanese, occupando una vasta fascia di territorio.
Per il fascismo e per Mussolini l’umiliazione era completa: per tutto il Ventennio fascista aveva imposto una educazione militarista agli italiani e si era vantato di averli trasformati in un popolo guerriero; ora scopriva che i «suoi» soldati non erano in grado di sconfiggere nemmeno un esercito molto poco potente come quello greco. I soldati italiani furono mandati a morire in una guerra condotta senza un piano adeguato e agli ordini di generali non all’altezza del loro ruolo. Alla campagna di Grecia, non a caso, è legato uno dei più struggenti canti di guerra: Sul ponte di Perati.

A novembre del 1940, a meno di un mese dall’attacco, l’Italia fascista si trovò sul punto di dover chiedere la resa. Tuttavia, l’avanzata greca si esaurì e il fronte si stabilizzò per alcuni mesi. Alla guida delle truppe italiane Visconti Prasca fu sostituito prima dal generale Soddu e poi dal generale Geloso. Cambiò anche il capo di stato maggiore generale: a Pietro Badoglio subentrò Ugo Cavallero.
L’attacco alla Grecia fu giudicato assai negativamente da Hitler, che avrebbe voluto lasciare la Penisola balcanica fuori dal conflitto, almeno nell’immediato.
L’intervento tedesco e la sconfitta greca
Nel 1941 Mussolini, approfittando anche della morte di Metaxas avvenuta in gennaio, sperava ancora di poter ribaltare l’umiliazione subita. In marzo ordinò all’esercito di tentare una nuova offensiva e si recò personalmente in Albania, sperando di assistere a una vittoria delle «sue» truppe. Si trovò però di fronte a una nuova sconfitta, perché i greci respinsero l’attacco.
La situazione stava precipitando e rischiava di creare problemi anche alla Germania. Hitler si era reso conto che, prima dell’attacco alla Russia, che aveva già preventivato, doveva risolvere il problema creato nei Balcani dal suo alleato.
Il 6 aprile le truppe tedesche invasero la Grecia (oltre che la Jugoslavia), partendo dalla Bulgaria e avanzando rapidamente verso Atene. L’esercito italiano non ebbe alcun ruolo nell’avanzata. Il 21 aprile i greci si arresero e due giorni più tardi fu firmato l’armistizio. Il territorio ellenico fu occupato da truppe italiane, tedesche e bulgare.

Il significato della campagna italiana di Grecia
Per l’Italia, la campagna di Grecia segnò la fine dell’idea della guerra parallela. Più in generale, la sconfitta dimostrò tutti i limiti della dittatura fascista, che invece di trasformare l’Italia in una potenza, l’aveva condotta a una cocente umiliazione.
Per i greci, la resistenza mostrata all’invasione italiana entrò nella mitologia nazionale. Ancora oggi li 28 ottobre è una festa nazionale, celebrata come il Giorno dell’Ochi, cioè il giorno del No, per la risposta negativa all’ultimatum fascista.
;Resize,width=578;)