0 risultati
video suggerito
video suggerito
22 Dicembre 2023
8:00

La neve in Italia sta diminuendo: l’inverno 2023 inizia con un deficit del –44%

Ad affermarlo è il primo report della Fondazione CIMA sulla stagione invernale 2023. Il deficit è dovuto alle temperature sopra la media e alla scarsità di precipitazioni.

26 condivisioni
La neve in Italia sta diminuendo: l’inverno 2023 inizia con un deficit del –44%
Immagine

Secondo i primi dati sul monitoraggio sulla neve in Italia rilasciati dalla Fondazione CIMA (Centro Nazionale in Monitoraggio Ambientale) per la stagione invernale 2023 appena iniziata, gli accumuli nevosi sul territorio nazionale registrano un importante deficit del –44%.

Il monitoraggio della neve è essenziale perché questa risorsa è fondamentale all'interno del ciclo idrologico, che regola il trasporto e il passaggio dell'acqua attraverso i suoi tre principali stati (solido, gassoso e liquido) nei principali serbatoi naturali della Terra (atmosfera, idrosfera, litosfera e criosfera). In questo contesto, la neve rappresenta una scorta d’acqua per i mesi primaverili ed estivi quando, fondendo, nutre i fiumi a valle. Un deficit di neve significa quindi una diminuzione del serbatoio idrico a disposizione per il territorio nazionale nei mesi a venire.

Cosa emerge dal report sulla neve in Italia

Il parametro misurato dalla Fondazione CIMA è lo Snow Water Equivalent (“Equivalente Idrico Nivale”) che, appunto, descrive la quantità d’acqua disponibile nella neve. Francesco Avanzi, ricercatore della Fondazione, ha dichiarato:

Purtroppo, nei tre anni in cui abbiamo portato avanti il nostro monitoraggio, ciò che abbiamo osservato è sempre un deficit nello Snow Water Equivalent italiano. Vale anche per questi ultimi mesi del 2023: nonostante un inizio novembre con buone precipitazioni nevose, infatti, a oggi il deficit nazionale è –44%.

La situazione si presenta comunque piuttosto variegata, con un manto nevoso superiore alla media per la Valle d’Aosta nord-occidentale e per le Alpi centrali, mentre si registra un deficit significativo per il resto delle Alpi. Parliamo di settori che, peraltro, rappresentano la “scorta” d’acqua più importante della Penisola, perché alimentano il bacino del Po, che infatti attualmente registra un deficit del –36%. In effetti, a livello dei tre bacini idrografici di maggior interesse per l’idrologia nivale nazionale (Po, Adige e Tevere), i dati mostrano un deficit simile tra area alpina e appenninica.

Immagine
Fonte: cimafoundation.org.

I motivi del deficit di neve in Italia

Due sono i fattori principali che concorrono a determinare l’accumulo di neve: temperatura e precipitazioni. Protagonisti non inaspettati ma dal ruolo cruciale e sinergico, che purtroppo quest’anno non hanno ancora collaborato. Se, infatti, novembre ha registrato su gran parte delle Alpi temperature più basse rispetto agli ultimi anni, sulle Alpi sud-occidentali e negli Appennini le temperature sono state invece più alte. Questi fattori sono i principali responsabili dell’attuale deficit di Snow Water Equivalent, a cui si è unito un significativo deficit di precipitazione, a novembre e all’inizio di dicembre, soprattutto nelle Alpi occidentali e nell’Appennino settentrionale.

Immagine
A sinistra le anomalie di temperatura, a destra quelle di precipitazione, entrambe relative a novembre 2023. Fonte: cimafoundation.org

A questo proposito, Avanzi sottolinea:

Costruire il manto nevoso è un lavoro di squadra che richiede la persistenza di condizioni fredde e umide. D’altronde, però, come diciamo da tempo, l’accumulo di neve è come una maratona, cioè la neve deve aver modo di accumularsi in modo costante, in tempi relativamente lunghi. Adesso siamo appena all’inizio della stagione delle nevicate: sugli Appennini, per esempio, abbiamo appena avuto le prime nevicate dell’anno. Nei prossimi mesi la situazione può modificarsi in modo anche sostanziale.

Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views