7 Febbraio 2024
16:48

Le note musicali non sono 7, ma 12: ecco la loro origine

Si parla sempre delle 7 note do, re, mi, fa, sol, la e si. A queste in realtà se ne aggiungono altre 5, per un totale di 12 note. Ma come sono state scelte queste note?

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A cura di Redazione
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Le note musicali non sono 7, ma 12: ecco la loro origine
7 note

Le note musicali che usiamo nella tradizione musicale occidentale sono 12. Ci sono le 7 note naturali, che conosciamo tutti: do, re, mi, fa, sol, la, si (le note dei tasti bianchi del pianoforte, per intenderci). E poi ci sono le 5 note alterate: do♯ (o re♭), re♯ (o mi♭), fa♯ (o sol♭), sol♯ (o la♭), la♯ (o si♭). Ma perché proprio 12, e non per esempio 4 o 27? La risposta sta, molto probabilmente, nel modo in cui il nostro orecchio percepisce come particolarmente consonanti (cioè che suonano bene insieme) alcune coppie di note: sulla base di questo criterio sostanzialmente estetico è stata costruita nei secoli la scala delle 12 note che usiamo in Occidente. Se ci pensiamo, è incredibile come con sole 12 note si possano creare canzoni tanto varie e diverse tra loro. Pensate che solo Spotify contiene circa 85 milioni di brani!

Tutto parte da un fatto universale: le note musicali non sono altro che onde sonore con una determinata frequenza. In altre parole, perturbazioni periodiche di pressione nell'aria con un certo numero di oscillazioni al secondo.  Prendiamo per esempio una corda tesa e pizzichiamola. Questa vibrerà con una certa frequenza, producendo così una precisa nota musicale. Ora, come sa ogni chitarrista o violinista, se blocchiamo la corda a metà della sua lunghezza sentiremo una nota più alta che il nostro cervello interpreta come se fosse la stessa nota, cioè con la stessa “qualità sonora”, ma a una frequenza più alta. In gergo tecnico si dice che le due note stanno alla distanza di un'ottava, che è il massimo grado di consonanza che due note possono avere. In altri termini, le due note stanno talmente bene assieme da sembrarci due versioni diverse della stessa nota!

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Dopo l'ottava, la nota più consonante a quella di partenza si ha quando blocchiamo la corda non a metà della sua lunghezza ma a 1/3 della sua lunghezza. La distanza tra la nota ottenuta senza bloccare la corda e quella ottenuta in questo modo si chiama in gergo tecnico quinta. Per esempio, se la corda inizialmente produceva un do, ora produce un sol: queste due note stanno a una quinta di distanza. Stanno molto bene insieme ma non abbastanza da meritare lo stesso nome.

Ecco che, a partire da una nota iniziale, siamo arrivati a definire un'altra nota che sta bene con la prima. A questo punto possiamo ripetere il procedimento e cercare la nota che sta a una quinta di distanza dal sol. Per esempio, prendiamo una corda che produce un sol e blocchiamola a 1/3 della sua distanza. Otteniamo un'altra nota: il re.

Andiamo avanti. La nota a una quinta di distanza dal re è il la; quella a una quinta di distanza dal la è il mi; a un'altra quinta di distanza troviamo il si. Procedendo in questo modo troviamo poi il fa♯, il do♯, il sol♯, il re♯, il la♯ e il fa. Ora, colpo di scena: a una quinta di distanza dal fa ritroviamo nuovamente il do. Quinta dopo quinta siamo tornati, dopo 12 passaggi (cioè 12 note), al punto di partenza! Questo significa che non possiamo più “inventare” altre note procedendo per quinte successive. Ecco da dove viene la convenzione occidentale di dividere l'ottava in 12 note. Che poi sono i 12 tasti, bianchi e neri, che troviamo all'interno di un'ottava nella tastiera di un pianoforte.

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Determinare la frequenza precisa di ognuna di queste note è stata un lungo lavoro di perfezionamento. Tra il 1400 e il 1600 venne introdotto un sistema musicale chiamato "temperamento equabile" che, in parole semplici, prevedeva di dividere la scala in modo che tra due note consecutive il rapporto delle frequenze fosse sempre costante, pari a circa 1,06. In questo modo, dopo 12 note otteniamo una nota a frequenza doppia, cioè a un'ottava di distanza.

Non in tutto il mondo si utilizzi questo sistema. In India e in Medio Oriente, per esempio, l'ottava è suddivisa in un numero diverso di note distinte: i cosiddetti microtoni, cioè tutte quelle note che si nascondono tra le 12 di cui abbiamo appena parlato. Esiste insomma un'enormità di suoni che sono molto spesso inesplorati dalla musica contemporanea, e chissà che in futuro non si inizino a creare canzoni utilizzando nuove frequenze!

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