
Con la ripresa dell'attività eruttiva dell'Etna, si sente sempre più spesso parlare del "respiro" del vulcano, tecnicamente noto come tremore vulcanico. Ma di cosa si tratta esattamente? A differenza di un normale terremoto, che si manifesta con una scossa improvvisa, il tremore è una vibrazione sismica continua, un ronzio di fondo causato dalla risalita di magma, gas e fluidi all'interno dei condotti vulcanici. Per monitorarlo, l'INGV utilizza una fitta rete di sismografi, traducendo i dati in grafici accessibili a tutti, che lo registrano costantemente.
L'attività recente dell'Etna ha costretto l'aeroporto di Catania a bloccare tutti i voli in arrivo e in partenza fino alle 02:00 del 14 agosto. Un blocco che va ad aggravare i disagi dell'ultima settimana, segnata da centinaia di cancellazioni e aerei dirottati sugli scali di Palermo e Comiso.
Il tremore vulcanico sull’Etna: come viene misurato
Il tremore vulcanico è una vibrazione sismica originata dal movimento di magma, di fluidi idrotermali e di gas che risalgono all'interno dei condotti vulcanici. Volendo fare un esempio più comune, pensiamo ai tubi del riscaldamento delle nostre case quando l'acqua inizia a circolare: a volte si sente un gorgoglio continuo, quasi fastidioso. Ecco, nell'Etna succede sostanzialmente la stessa cosa, ma a una scala molto più grande. Un terremoto "normale" infatti, è un evento con un inizio secco e una fine netta. Il tremore, invece, è un ronzio di fondo quasi ininterrotto, che può durare ore, giorni, e in certi casi persino anni.
Per ascoltare questa vibrazione così sottile, l'INGV ha piazzato una rete densissima di sismografi sensibilissimi tutto intorno al vulcano. Il segnale che raccolgono viene trasformato in un numero: l'ampiezza RMS (Root Mean Square), misurata in millivolt (o in nanometri al secondo se convertita nella reale velocità del suolo). Il calcolo si concentra su una banda di frequenza ben precisa tipicamente compresa tra 0.5 e 2.5 Hz, che è come la "firma digitale" del movimento dei fluidi vulcanici.
Tuttavia, un terremoto è localizzabile con relativa facilità guardando quando le onde arrivano alle varie stazioni. Il tremore invece no, dal momento che le sue onde emergono lentamente dal rumore di fondo, senza un inizio netto da cronometrare. Per questo i vulcanologi devono stimare la sorgente confrontando l'ampiezza del segnale registrata dalle diverse stazioni della rete.
Come leggere il grafico dell’INGV e perché non è possibile capire quale bocca erutterà
Se siete mai andati sul sito dell'INGV, avrete probabilmente visto quel grafico con le linee frastagliate, come quello che segue.

L'asse orizzontale indica il tempo, in ore e giorni, mentre l'asse verticale l'intensità del segnale – cioè quanto è forte il tremore sismico. Ci sono poi tre fasce colorate, che ci aiutano a capire lo stato del vulcano anche a colpo d'occhio. In questo caso il tremore si attesta sulla porzione inferiore della fascia rossa a partire dal pomeriggio del 6 agosto – in corrispondenza dell'inizio del fenomeno eruttivo in corso – e sembra essere in aumento proprio in queste ultime ore.
Attenzione però: quando osserviamo questi grafici, dobbiamo tenere a mente alcune cose per non essere tratti in inganno. Innanzitutto la presenza di un picco non equivale necessariamente a un'eruzione, visto che un'oscillazione nei valori del tremore è normale all'interno della vita del vulcano, anche in momenti di riposo. Inoltre questi picchi non ci possono dire da dove uscirà la lava: è impossibile stabilire in anticipo il cratere o la bocca eruttiva. Per questi motivi quando si sente parlare di tremore è bene ricordarsi che non si tratta di una sfera di cristallo ma di un utile strumento da affiancare a tutti gli altri in dotazione all'INGV.