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27 Febbraio 2026
18:30

Origine e storia geologica dell’Italia: un viaggio lungo 250 milioni di anni

Dalla Pangea al Bel Paese: un viaggio di 250 milioni di anni tra oceani scomparsi e scontri tra placche. Scopriamo come la Sicilia si è staccata dall'Africa e perché le Dolomiti erano fondali tropicali. Un’avventura geologica che spiega la nascita di Alpi, Appennini e dei nostri vulcani.

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Origine e storia geologica dell’Italia: un viaggio lungo 250 milioni di anni

Perché l'Italia ha una forma così peculiare? Perché ci sono fossili di animali marini sulle Alpi? L'Italia non è sempre esistita: è il risultato della lunghissima azione di forze tettoniche che risalgono a circa 250 milioni di anni fa, quando il supercontinente Pangea cominciò a frammentarsi. Tutto partì con una microplacca che i geologi chiamano Adria, e che col tempo sarebbe diventata la nostra penisola. L'Italia si formò pian piano dai movimenti di pezzi dell'attuale Africa e dell'attuale Francia, che diedero origine alle Alpi e agli Appennini, la cui dinamica contribuì alla formazione della Pianura Padana e dell'Adriatico. Soltanto nell'ultimo milione di anni compaiono i grandi vulcani del Belpaese: Stromboli, Etna, Vesuvio e Campi Flegrei.

250-180 milioni di anni fa: la fine della Pangea

Con l'inizio della frammentazione di Pangea, una rottura nella parte orientale del supercontinente fa sì che un ramo dell'antico oceano Panthalassa si insinui in un ramo che chiamiamo oceano Tetide, le cui coste corrispondono all'attuale Europa e l'attuale Africa. È qui che individuiamo i primi “semi” di quella che sarà l'Italia: l'attuale Sicilia (un frammento di quella che chiamiamo Gondwana, cioè il blocco meridionale di Pangea), la Sardegna e Corsica (all'epoca unite nella costa del blocco settentrionale di Pangea, l'attuale Europa) ma soprattutto Adria, una microplacca in cui troviamo la maggior parte delle terre emerse che costituiranno la penisola italiana.

adria italia
Triassico: si formano primi frammenti d’Italia (Adria, Sicilia e Sardegna).

Inizialmente Adria era sommersa nell'oceano Tetide. In questo periodo (siamo attorno ai 220 milioni di anni fa) si formano le rocce sedimentarie (nella fattispecie rocce carbonatiche) che troviamo in quota sulle Alpi orientali o su certe dorsali appenniniche.

180-130 milioni di anni fa: l'oceano ligure-piemontese

Mentre la rottura di Pangea porta alla nascita dell'oceano Atlantico centrale, che separa l'Africa dall'Europa e dal Nordamerica, Adria si stacca dal continente europeo si allontana dall'attuale Europa, formando un profondo bacino che oggi chiamiamo oceano ligure-piemontese. Qui si forma nuova crosta oceanica, con rocce come basalti, gabbri e serpentiniti, che oggi fanno parte di Alpi e Appennini. Le nostre due catene montuose sono composte principalmente di rocce tipiche degli oceani profondi!

adria italia
Giurassico: Adria si stacca dal continente europeo e si forma l’oceano ligure–piemontese.

130-90 milioni di anni fa: la chiusura dell’oceano e la nascita delle Alpi

Con la separazione dell'Africa dal Sudamerica e la formazione dell'Atlantico meridionale, la placca africana comincia a ruotare in senso antiorario, spingendo così il blocco di Adria verso l'attuale Europa. L'oceano ligure-piemontese si schiaccia, la crosta oceanica scivola per subduzione sotto il continente europeo e l'oceano si chiude.

Lo “scontro” tra Adria e l'Europa avviene tra i 65 e i 30 milioni di anni fa e genera le Alpi. I fondali oceanici, infatti, vengono alzati dall'accartocciamento della crosta e dalla progressiva scomparsa dell'oceano. Le Alpi prima, e l'attuale Nord Italia con esse, comincia così a emergere dall'acqua. Adria comincia a diventare terra emersa.

25-7 milioni di anni fa: la nascita di Appennini, Adriatico e Tirreno

Tra l'Oligocene superiore e il Miocene inferiore un frammento di blocco Europeo, dove si trova l'attuale Francia, si stacca e comincia a ruotare in senso antiorario in direzione di quella che oggi è l'Italia. Il centro della rotazione sta nell'attuale Golfo di Genova, e quelle che stanno venendo verso di noi sono Sardegna e Corsica.

La rotazione del blocco sardo-corso e il suo avvicinamento ad Adria porta a un altro accartocciamento, che andrà a generare la nostra seconda catena montuosa: gli Appennini.

La formazione della catena appenninica provoca una flessione della crosta a est di Adria, creando un bacino accanto alla nuova catena montuosa: nasce così il Mar Adriatico. Questo mare è poco profondo perché è il prodotto di una flessione crostale, e 5 milioni di anni fa arrivava fino a Genova: la Pianura Padana terminò di formarsi soltanto 1 milione di anni fa circa.

A est, invece, si forma il Mar Tirreno, ma questa volta non c'entrano gli Appennini: la sua formazione è dovuta a una lacerazione della crosta continentale che fa emergere nuova crosta oceanica. Tecnicamente, il Mar Tirreno non è un mare ma un oceano!

nascita appennini
Miocene: nascono gli Appennini.

7-0 milioni di anni fa: la scomparsa e la ricomparsa del Mediterraneo

L'avvicinamento di Africa ed Europa portò alla chiusura dello Stretto di Gibilterra circa 6-7 milioni di anni fa. Il Mediterraneo diventò un mare chiuso e pian piano evaporò, lasciando grandi depositi di sali sulle nuove terre emerse. A questo punto l'Italia è di fatto collegata con l'Africa. Questi depositi vanno a formare i gessi che ancora oggi troviamo in molte zone d'Italia, dalla Sicilia al Monferrato.

mediterraneo gibilterra
Il Mediterraneo dopo la chiusura dello Stretto di Gibilterra.

5,3 milioni di anni fa lo stretto di Gibiterra si riaprì, portando a un'organizzazione di mari e terre emerse ormai simile a quella attuale.

I nostri vulcani attivi sono nati soltanto alla fine di questa lunghissima storia: Stromboli è nato circa 1 milione di anni fa, l'Etna 500.000 anni fa, il Vesuvio 400.000 anni fa e per ultimi i Campi Flegrei, 80-100.000 anni fa.

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Filippo Bonaventura
Content editor coordinator, Autore
Coordinatore editoriale di Geopop, autore di contenuti e responsabile del magazine geopop.it, dove scrivo principalmente di astronomia, spazio, fisica e meteorologia. Ho una laurea in Astrofisica, un Master in Comunicazione della Scienza alla SISSA di Trieste e in passato ho fatto divulgazione scientifica con il progetto “Chi ha paura del buio?”.
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