
Ogni volta che viaggiamo in aereo, prima del decollo e dell'atterraggio, ci viene richiesto di chiudere il tavolino incassato nello schienale del sedile di fronte a noi. Sembra una formalità, ma dietro a quel gesto c'è una ragione di sicurezza precisa, messa nero su bianco nei regolamenti aeronautici della FAA (Federal Aviation Administration), l'autorità USA che si occupa della sicurezza dell'aviazione civile. Per ogni tipo e modello di aereo, infatti, è obbligatorio dimostrare di poter evacuare passeggeri ed equipaggio in massimo 90 secondi: il tavolino aperto, quindi, potrebbe ostacolare le procedure di evacuazione in caso di emergenza, soprattutto per i passeggeri seduti vicino ai finestrini.
In Europa il principio è identico: le regole europee sulle operazioni di volo sono stabilite nel Regolamento (UE) 965/2012, elaborato dall'EASA (European Union Aviation Safety Agency).
Tra l'altro, in caso di forte decelerazione o atterraggio brusco, il tavolino aperto potrebbe agire come un ostacolo contundente: per inerzia, il passeggero verrebbe proiettato in avanti urtando contro il bordo di plastica rigida, rischiando gravi lesioni toraciche o addominali.
Chiaramente, non può essere imposto ai passeggeri di mantenere chiusi i tavolini durante l'intera durata del volo: ecco perché la regola viene imposta durante le manovre di decollo e atterraggio, ed estesa eventualmente in caso di turbolenze durante il viaggio.
Perché i tavolini devono essere chiusi
Negli Stati Uniti la normativa federale stabilisce che un aereo non può muoversi al suolo, decollare o atterrare se ogni vassoio di cibo e bevande e il tavolino dello schienale non sono riposti e bloccati nella loro posizione di chiusura. Lo stesso vale per i carrelli di servizio e per gli schermi che sporgono nel corridoio, che devono essere anch'essi ritirati. In Europa funziona allo stesso modo: il regolamento della EASA (European Union Aviation Safety Agency) impone che, prima del rullaggio, del decollo e dell'atterraggio, tutte le uscite e le vie di fuga siano libere da ostacoli e che prima del decollo e dell'atterraggio ogni attrezzatura e bagaglio sia adeguatamente assicurato.
Tutte queste prescrizioni ruotano attorno a un unico scenario: un'eventuale evacuazione d'emergenza. Un bollettino operativo della FAA spiega bene la logica per la parte relativa a cibo e stoviglie: in una situazione che richiede di evacuare, i residui del servizio di bordo (tra cui anche bevande calde come il caffè) possono diventare pericolosi perché rendono insicura la camminata e il pavimento poco stabile sotto i piedi.
Il ragionamento vale a maggior ragione per gli oggetti ingombranti: se le vie di fuga devono restare completamente sgombre, come chiede l'EASA, un tavolino aperto è un ostacolo in più tra chi è seduto e il corridoio. Non a caso la stessa norma americana precisa che ogni passeggero è tenuto a seguire le istruzioni date dall'equipaggio su questo punto.
La regola dei 90 secondi per evacuare un aereo
Per capire quanto conti ogni secondo, bisogna guardare a un requisito che gli aerei devono soddisfare per poter trasportare passeggeri: la regola dei 90 secondi. La normativa prevede che ogni tipo e modello di aereo con una capacità superiore a 44 posti debba dimostrare, con una prova reale, di poter essere evacuato completamente, cioè tutti i passeggeri e tutti i membri dell'equipaggio, in 90 secondi o meno.
Va detto, comunque, che non è sempre stato così. Quando questo requisito venne introdotto, nel 1965, il tempo massimo concesso era di due minuti, con metà delle uscite utilizzabili; nel 1967 il limite fu abbassato a 90 secondi, il limite tuttora in vigore.
La parte interessante è come si svolge la prova, perché le condizioni sono pensate per avvicinarsi a un'emergenza vera. Durante la dimostrazione si può usare solo metà delle uscite, la cabina è tenuta con un basso livello di illuminazione e nei corridoi vengono sparsi bagagli a mano, cuscini e coperte a fare da ostacolo, con circa una borsa per ogni fila di sedili in ciascun corridoio. In più, i partecipanti non sanno in anticipo quali porte verranno aperte.
La prova è considerata superata solo quando l'ultima persona a bordo, passeggero o membro dell'equipaggio, ha toccato il suolo entro il tempo limite. E oltre a misurare le capacità dell'aereo, serve anche a verificare che l'addestramento dell'equipaggio e le procedure di emergenza funzionino davvero.
Messa così, la logica del tavolino chiuso diventa chiarissima: se un intero aereo deve svuotarsi in un minuto e mezzo, con metà delle uscite disponibili e i corridoi ingombri, ogni secondo perso per evitare un tavolino aperto o richiuderlo è tempo sottratto all'evacuazione.