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29 Giugno 2026
16:00

Perché il numero 4 in Giappone porta sfortuna e cosa significa: la tetrafobia e la pronuncia “shi”

In Giappone il numero 4 è spesso evitato perché si pronuncia shi, come la parola "morte", ed è simbolo di sfortuna. Questa paura ha un nome e si chiama tertafobia ed è diffusa anche in Cina, Corea e Taiwan. Ma dietro questa superstizione si nasconde una storia di influenze cinesi, religione e simboli che resistono ancora oggi, soprattutto nel giorno in cui il Paese gioca il quarto match ai Mondiali.

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Perché il numero 4 in Giappone porta sfortuna e cosa significa: la tetrafobia e la pronuncia “shi”
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In Giappone il numero 4 è considerato un simbolo di sfortuna: ciò dipende dalla sua pronuncia, shi, che ha lo stesso suono della parola morte. Ironicamente, c'è anche una strana "maledizione" calcistica che tormenta la nazionale nipponica: nella sua storia il Giappone non è mai riuscito ad andare oltre la 4ª partita in un Mondiale, e questa sera alle 19:00 sfiderà il Brasile proprio in quel fatidico quarto match. Una coincidenza da brividi per i tifosi giapponesi, perché nel Paese il numero 4 è uno degli esempi più noti di come un elemento matematicamente neutro possa trasformarsi in un simbolo culturalmente carico di significati – tanto che molti edifici privati, ma anche hotel e ospedali, saltano la numerazione del quarto piano.

La sua associazione con la sfortuna e la morte non è il risultato di una credenza isolata, ma di un lungo processo storico e linguistico che coinvolge la formazione della lingua giapponese scritta, l'influenza della cosmologia cinese e la struttura stessa del pensiero simbolico nell'Asia orientale. Comprendere questa superstizione, una paura chiamata "tetrafobia", significa più in generale interrogarsi su perché il Giappone conservi ancora oggi un sistema particolarmente ricco e stratificato di credenze simboliche, nonostante l'alto livello di modernizzazione.

Cosa significa il numero 4 in Giappone: la genesi del simbolo sfortunato

La radice principale della superstizione legata al numero 4 è linguistica. Il carattere (4) può infatti essere letto come shi, che è omofono di (shi), "morte". Questa coincidenza fonetica costituisce il nucleo originario dell'associazione con il simbolo di sfortuna.

Tuttavia, ridurre il fenomeno a una semplice somiglianza sonora sarebbe fuorviante: ciò che rende la superstizione socialmente efficace è il processo di stabilizzazione culturale dell'omofonia.

In linguistica cognitiva, questo processo può essere interpretato come una forma di "condensazione semantica": un suono non rimanda solo a un significato, ma attiva una rete di associazioni emotive e culturali. Nel caso giapponese, la ripetizione storica dell'uso di shi in contesti legati alla morte (rituali buddhisti, linguaggio funerario e formale legato alla morte) ha rafforzato la connessione tra il numero e la mortalità.

Questo associazione si è progressivamente istituzionalizzata nella vita quotidiana: la numerazione di edifici, ospedali e stanze evita spesso il 4, non perchè imposto da norme ufficiali, ma per rispondere a una sensibilità sociale condivisa. La superstizione, quindi, non è un residuo marginale, ma una forma di conoscenza incorporata nei sistemi pratici della società.

La diffusione storica della tetrafobia dalla Cina

La genesi della superstizione non può essere compresa senza considerare il processo di "sinizzazione culturale" del Giappone. Tra il VII e il XII secolo, in particolare, durante i periodi Nara (710-794) e Heian (794-1185), il Giappone importò dalla Cina non solo il sistema di scrittura (kanji), ma anche un impianto filosofico e cosmologico complesso. Anche in Cina la pronuncia del numero 4 è quasi identica a quella della parola "morte".

All'interno del pensiero cinese classico, numeri, colori, punti cardinali e stagioni erano organizzati secondo schemi corrispondenti come i Wu Xing (Cinque Elementi). In questo sistema, il numero non era mai puramente quantitativo, ma parte di una rete simbolica che collegava il cosmo all'ordine sociale.

Il Giappone ha assimilato questi modelli, rielaborandoli in forme locali che hanno mantenuto la logica dell'associazione simbolica.

In questo processo, il numero 4 ha acquisito una doppia valenza negativa: da un lato per la sua omofonia con la morte, dall'altro per la sua collocazione all'interno di un sistema numerico che tendeva a privilegiare armonie cosmiche e simmetrie considerate "auspiciose". Questa stratificazione storica è fondamentale per comprendere perché la superstizione non sia episodica, ma strutturale.

Perché il Paese del Sol Levante ha molte superstizioni: continuità, modernità e densità simbolica

La questione del numero 4 apre una domanda più ampia: perché il Giappone mantiene ancora un alto livello di credenze simboliche e superstizioni rispetto ad altre società altamente industrializzate?

La risposta non è semplice, ma può essere analizzata attraverso tre fattori principali: continuità culturale, struttura religiosa e modalità di integrazione della modernità.

Il primo elemento è la forte continuità storica delle forme simboliche. In Giappone, il passato non è percepito come qualcosa di completamente separato dal presente, ma come un insieme di strati che coesistono. Le credenze non vengono necessariamente eliminate, ma rielaborate e integrate.

Questo vale per lo Shintoismo, che mantiene una dimensione rituale legata alla presenza dei Kami, e per il Buddhismo, che conserva molte pratiche legate alla morte e alla memoria.

Il secondo elemento riguarda la natura stessa della religiosità giapponese, spesso descritta come "non esclusiva" o "sincretica". Le pratiche religiose non sono rigidamente dogmatiche, ma si sovrappongono a livelli diversi della vita quotidiana. Questo permette la coesistenza tra razionalità tecnologica e pensiero simbolico senza percezione di contraddizione.

La terzo elemento è la modernità stessa. A differenza di un modello in cui la modernizzazione implica la rimozione delle credenze tradizionali, nel caso giapponese la modernità ha spesso incorporato elementi simbolici preesistenti, adattandoli a contesti nuovi.

Evitare il numero 4 negli ospedali o negli hotel non è una "resistenza al moderno", ma una forma di adattamento culturale alla sensibilità sociale.

Dalla simbolo alla contemporaneità: tra vita quotidiana e immaginario globale

Nella società giapponese contemporanea il numero 4 continua a essere gestito in modo pragmatico e simbolico allo stesso tempo. Molti edifici evitano il quarto piano, alcune aziende modificano la numerazione dei prodotti e in contesti sensibili si preferisce utilizzare alternative linguistiche come yon (un altro modo per pronunciare e scrivere il numero sfortunato) al fine di ridurre l'associazione con la morte.

Questo dimostra che la superstizione non è statica, ma flessibile e adattiva. Essa si inserisce in un sistema culturale che continua a negoziare tra tradizione e modernità.

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Japan 2020 Olympic Torch Relay. Credits: Shelzia Rung.

Anche nei contesti globali, come lo sport internazionale o le narrazioni mediatiche, i numeri continuano a essere interpretate simbolicamente, come dimostra la tendenza a leggere sequenze statistiche o "barriere numeriche" in eventi come i Mondiali o le Olimpiadi.

In definitiva, il caso del numero 4 in Giappone non riguarda soltanto una credenza locale, ma illumina un meccanismo più ampio: la capacità umana di trasformare il linguaggio e i numeri in sistemi simbolici complessi, attraverso i quali interpretare la realtà, il rischio e il destino.

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