
Quando si parla di costruire nuove centrali nucleari in Italia, una delle prime domande riguarda il territorio: un Paese sismico come il nostro può ospitare questi impianti? Il tema è tornato di attualità con il percorso avviato dal Governo per il ritorno dell’energia nucleare, dopo l’abbandono seguito al referendum abrogativo del 1987, e con la legge delega che punta a definire un nuovo quadro normativo per il settore. Secondo le tempistiche attualmente ipotizzate, i primi nuovi impianti potrebbero entrare in funzione tra il 2033 e il 2034, con un ruolo rilevante affidato anche agli SMR (Small Modular Reactors), reattori modulari di piccola taglia.
Ma dove potrebbero essere costruiti? Per capire se e in quali aree del Paese sarebbe possibile installare una centrale nucleare bisogna partire dalle caratteristiche del sito, dalla pericolosità sismica alla geologia, fino alla disponibilità di acqua e agli altri parametri necessari a garantirne la sicurezza.
I luoghi per costruire le centrali nucleari in Italia: il territorio non deve cedere
Il terreno deve garantire fondazioni stabili, senza fenomeni di cedimento o instabilità incompatibili con la sicurezza dell’impianto. Si studiano quindi le faglie capaci di produrre spostamenti in superficie, le frane, la possibilità che il terreno perda resistenza durante un terremoto – un fenomeno chiamato liquefazione – e i rischi di alluvione. Nelle aree costiere vengono valutati anche tsunami e mareggiate; dove pertinente, si analizza il rischio vulcanico. La pericolosità sismica viene studiata nel dettaglio per stabilire a quali sollecitazioni debbano resistere strutture e componenti. Non serve un territorio nel quale non possa mai verificarsi un terremoto: serve un sito le cui condizioni siano compatibili con una progettazione sicura.
L’Italia è geologicamente compatibile con il nucleare. Esistono diverse aree nelle quali cercare siti potenzialmente adatti: già studi del Politecnico di Milano per il programma di ricerca ENEA consideravano possibilità di insediamento in più parti del territorio nazionale. Più nello specifico, nel documento “Il nuovo nucleare in Italia per i cittadini e le imprese”, viene riportato che «il nucleare può essere collocato in prossimità dei maggiori centri di consumo localizzati prevalentemente al Nord, permettendo così di ridurre gli investimenti che sarebbero necessari al rafforzamento della rete elettrica per portare l’energia prodotta dalle rinnovabili dal sud al nord del Paese». Questo, però, non significa che intere regioni siano automaticamente idonee: la conferma richiede indagini aggiornate sul singolo luogo, considerando anche raffreddamento, rete elettrica e territorio circostante. Le possibilità di localizzazione esistono; devono essere verificate caso per caso.
Tipologie di centrali e sicurezza
Nel dibattito sul nuovo nucleare ricorrono soprattutto tre denominazioni. Per orientarsi, possiamo immaginarle come tre percorsi di sviluppo, ricordando però che queste categorie si sovrappongono:
- Centrali di generazione III+: un’evoluzione tecnologica dei reattori ad acqua (EPR) già ampiamente utilizzati.
- SMR (Small Modular Reactor): l’accento è sulle dimensioni e sulla costruzione modulare; un esempio è NUWARD, sviluppato dal gruppo EDF, che utilizza proprio la tecnologia ad acqua pressurizzata di generazione III+.
- AMR (Advanced Modular Reactor): introducono soluzioni più innovative; nel caso di Newcleo, si tratta di reattori a neutroni veloci raffreddati a piombo liquido. Un reattore avanzato può dunque essere anche piccolo e modulare.

Generazione III+: come evolvono le centrali già utilizzate in Europa
I reattori ad acqua pressurizzata di generazione III+ rappresentano l’evoluzione della tecnologia sulla quale si basa il parco nucleare francese. Il principio rimane lo stesso: la fissione produce calore, l’acqua del circuito primario lo trasporta ai generatori di vapore e il vapore del circuito secondario aziona la turbina. L’evoluzione riguarda soprattutto il modo in cui l’impianto previene i guasti e ne gestisce le conseguenze. Per capire il concetto, è come se andassimo in giro sia con la cintura che con le bretelle, così i pantaloni sicuramente non cadranno.
Nell’EPR, diverse funzioni di sicurezza sono organizzate in più sistemi ridondanti, separati per ridurre la possibilità che un singolo evento li renda tutti indisponibili. Il reattore dispone inoltre di un doppio contenimento e di un core catcher: una struttura progettata per raccogliere e consentire il raffreddamento del materiale del nocciolo nell’eventualità estrema di una fusione con fuoriuscita dal recipiente. La sicurezza, quindi, considera anche ciò che dovrebbe accadere qualora le prime protezioni non fossero sufficienti. All’interno della stessa generazione esistono anche approcci diversi. Ad esempio, l’AP1000 americano utilizza sistemi passivi basati su gravità, circolazione naturale e scambio termico: in questo contesto, “passivo” indica proprio l’impiego di fenomeni fisici naturali per svolgere una funzione di sicurezza. È un po’ come collocare un serbatoio in alto: quando viene aperto il percorso previsto, l’acqua può scendere senza che una pompa debba spingerla. In caso di perdita completa dell’alimentazione elettrica, il progetto prevede la gestione iniziale dell’emergenza per 72 ore senza intervento dell’operatore.
SMR: che cosa cambia con NUWARD
NUWARD applica la tecnologia dei reattori ad acqua pressurizzata a un impianto modulare. Nella configurazione oggi presentata da EDF, la potenza elettrica arriva a circa 400 MWe. Ma essere più piccolo significa automaticamente essere più sicuro? Le dimensioni possono agevolare alcune soluzioni progettuali, ma la sicurezza deve essere dimostrata per l’impianto completo. Anche un reattore modulare deve poter arrestare la reazione, continuare a raffreddare il combustibile e trattenere le sostanze radioattive.
Per NUWARD, il riferimento è quindi la sicurezza dei PWR di generazione III+, con un progetto sottoposto al confronto preliminare con più autorità europee. Questo percorso, chiamato Joint Early Review, serve a discutere le scelte progettuali prima delle autorizzazioni vere e proprie. Nel 2026 vi partecipa anche l’autorità italiana ISIN come osservatore. È importante distinguere questo processo da un’approvazione definitiva: NUWARD è un progetto in sviluppo e la sua sicurezza deve essere verificata nella configurazione che verrà effettivamente realizzata.

AMR: come cambia la sicurezza con il piombo liquido di Newcleo
Con Newcleo cambia anche il refrigerante. In questo caso il reattore utilizza neutroni veloci per la fissione e piombo liquido per trasportare il calore prodotto nel nocciolo. Il piombo consente di lavorare con il refrigerante a pressione prossima a quella atmosferica e presenta una temperatura di ebollizione molto elevata. Questo offre un ampio margine prima dell’ebollizione e riduce le problematiche associate a un circuito primario fortemente pressurizzato. La NRC statunitense indica inoltre, tra le caratteristiche del progetto, il feedback intrinseco negativo di reattività. Significa che un aumento della temperatura provoca effetti fisici che tendono a ridurre la reazione nucleare. Possiamo immaginarlo come un freno che si aziona da solo ed in maniera naturale se la macchina sta superando i limiti.
Nella letteratura tecnica del LFR-AS-200, la dilatazione del nocciolo contribuisce a distanziare il combustibile e ad aumentare la quantità di neutroni che sfugge dalla zona attiva. Meno neutroni disponibili per nuove fissioni significa una riduzione della potenza. A questo si aggiungono altri effetti, come quello Doppler nel combustibile che riduce ulteriormente i neutroni utili alla fissione.
I micro e minireattori per le applicazioni offshore e industriali
Un ulteriore sviluppo è rappresentato dai mini e microreattori: molti adottano tecnologie avanzate e possono essere immaginati come AMR in formato ancora più piccolo. Sono studiati per fornire energia continua a siti remoti, impianti industriali energivori e applicazioni offshore, anche mediante unità galleggianti dedicate a servizio delle piattaforme. Nella stessa direzione di compattezza si colloca ad esempio il progetto Newcleo LFR-AS-30 da 30 MWe che dovrebbe essere costruito dal 2033 a Savigny-en-Véron e Beaumont-en-Véron. Queste soluzioni potrebbero produrre elettricità e, secondo la configurazione, calore vicino al luogo di utilizzo, riducendo il ricorso ai combustibili fossili.
Possiamo superare la paura del nucleare?
Le tecnologie descritte incorporano soluzioni di sicurezza molto avanzate: sistemi ridondanti e barriere multiple, raffreddamento passivo e comportamenti fisici che contrastano l’aumento della potenza. Per gli impianti già autorizzati queste soluzioni sono passate attraverso le verifiche dei regolatori; per i nuovi progetti, come NUWARD e Newcleo, la dimostrazione deve accompagnare lo sviluppo fino all’autorizzazione e all’esercizio. Gli standard richiesti sono estremamente elevati. Questo non elimina il lavoro necessario su realizzazione, gestione, rifiuti e controlli, ma permette di affrontare il tema su basi concrete.
Superare le nostre paure è dunque un passaggio fondamentale: significa capire come funzionano queste protezioni, chiedere verifiche trasparenti e giudicare gli impianti sulla base delle evidenze. La paura non dovrebbe decidere al posto nostro: a guidare la scelta devono essere conoscenza, dati e controlli indipendenti.