
In Croazia, nell'isola dalmata di Mljet, nei pressi della baia di Polače, giace sul fondo dell'Adriatico un relitto che sta riscrivendo la comprensione delle rotte marittime bizantine. Il Dipartimento di Archeologia Subacquea dell'Istituto Croato per la Conservazione studia queste acque dal 2007 e fino ad oggi ha censito 20 relitti inediti, databili tra il II secolo a. C. e il XVI secolo d. C. Quello di Mljet, emerso nel 2015, è il più importante. Il 20 luglio 2026 l'istituto ha presentato i risultati di nove campagne: il ritrovamento più importante, oltre a quello di un anello-sigillo, consiste in oltre 600 grammi d'oro restaurato. Si tratta della più grande concentrazione mai recuperata da un relitto nel Mediterraneo.

La nave fece naufragio tra la fine del VII e l'inizio dell'VIII secolo. Gli ogggetti ritrovati dimostrano che le rotte marittime che trasportavano beni di pregio erano ancora operative nonostante la profonda turbolenza dell'Impero Romano d'Oriente all'epoca. In quel periodo l'impero stava combattendo per la propria sopravvivenza contro gli Arabi, che si erano impadroniti del Medio Oriente e del Nordafrica. La datazione è confermata da monete d'oro coniate sotto quattro imperatori della dinastia eracliana (610-711 d. C.). Gli studiosi ipotizzano che la nave cercasse riparo nella baia di Polače quando affondò.

I reperti più pregiati sono quattro set completi di cinturoni in oro con fibbie ornate di smeraldi, rubini e perle, riservati ai dignitari imperiali di alto rango e mai trovati prima in un contesto subacqueo.
Tra questi spicca un anello-sigillo in oro con l'effigie di un imperatore eracliano, affidato solo ai funzionari autorizzati a sigillare documenti ufficiali: potrebbe essere un dono diplomatico o la proprietà di un alto ufficiale a bordo. Il carico comprendeva anche anfore, bilance, pedine in avorio e ceramiche, suggerendo che la nave avesse una duplice funzione, ufficiale e commerciale.

Il ritrovamento del relitto fornisce alla ricerca nuovi dati per conoscere e interpretare le rotte del Mediterraneo nell'Alto Medioevo. La ricchezza degli oggetti rinvenuti (in particolar modo l'anello-sigillo, che suggerisce la presenza di un alto funzionario) dimostra come, nonostante la crisi e le scorrerie dei pirati arabi, merci e beni di questo tipo continuassero a circolare.