
Starship di Space X è tornata in volo, e con un esito complessivamente positivo. Il dodicesimo volo di test del razzo più grande mai costruito (124,4 metri di altezza) è decollato da Starbase, in Texas, alle 00:30 italiane di questa notte, con appena qualche secondo di ritardo dovuto a un breve stop quando mancavano 40 secondi, lo stesso punto in cui il primo tentativo, due sere fa, era stato bloccato da un problema. Stavolta tutto si è risolto in fretta, e il razzo è partito e il lancio è andato come da previsioni.
Tutti e 33 i motori Raptor del Super Heavy (lo stadio inferiore del razzo) si sono accesi correttamente, il volo è proseguito fino alla separazione degli stadi, la Ship (lo stadio superiore del razzo, cioè la navicella vera e propria) è arrivata nello spazio, ha rilasciato il suo carico simulato e ha completato un rientro atmosferico definito molto pulito. Qualche problema c'è stato, soprattutto sui motori Raptor, e il Super Heavy ha avuto un finale travagliato, ma nel complesso questo dodicesimo volo entra di diritto fra i test più riusciti dell'intero programma Starship, e probabilmente anche fra gli ultimi del programma di SpaceX prima del passaggio alle missioni orbitali vere e proprie.
Il lancio: 33 motori accesi e una V3 più veloce della precedente
Il volo 12 era atteso da mesi, perché segnava il debutto di un'architettura quasi interamente nuova: nuovo Super Heavy, nuova Ship in versione V3, nuova generazione di motori Raptor 3 e perfino un nuovo pad di lancio, il pad 2 di Starbase.
Come spiega Astrospace, la V3 si è sollevata dalla rampa più velocemente rispetto alla versione precedente: dopo un solo minuto di volo era già a 8,2 km di quota, contro i 6,8 km del volo 11, e viaggiava circa 200 km/h più veloce. Per la prima volta è entrato in azione anche il flame diverter del nuovo pad, il sistema che devia le fiamme dei motori al decollo per non distruggere la rampa.

Circa 1 minuto e 40 secondi dal lancio, uno dei motori dell'anello esterno del Super Heavy si è spento. Il volo è proseguito, l'hot staging (la fase in cui la Ship accende i propulsori mentre è ancora attaccata al booster) è andato bene, ma il boostback burn, ovvero la frenata che riporta indietro il Super Heavy, non è andato come previsto: uno dei motori sembra essersi danneggiato, spegnendone altri vicini. Il booster ha ruotato vistosamente, ha recuperato l'assetto, ma alla fine si è schiantato nel Golfo del Messico dopo 6 minuti e 20 secondi, con il segnale interrotto a circa 1.400 km/h.
Anche sulla Ship un motore Raptor ottimizzato per il vuoto si è spento dopo 36 secondi dall'accensione. Starship ha proseguito con cinque motori invece di sei, ha compensato e ha raggiunto comunque la traiettoria prevista, ma proprio per via di quel problema SpaceX ha annullato il test di riaccensione di un Raptor 3 nello spazio, una delle prove più attese della missione.
Il rientro atmosferico della Ship è stato molto pulito. Intorno ai 50 km di quota, Starship ha mantenuto una discesa controllata, per poi accelerare nella fase finale. L'accensione di due dei tre Raptor centrali l'ha riportata quasi in verticale prima del contatto con l'oceano. Come è possibile vedere nel video qui sotto, dopo l'ammaraggio, però, la Ship si è inclinata su un fianco ed è esplosa, come previsto. In zona era già presente una nave per il recupero dei detriti.
Gli obiettivi: i satelliti, lo scudo termico e la strada per Artemis
Al netto degli intoppi sui motori, la Ship ha portato a casa la parte più interessante del volo. Durante la fase di crociera ha aperto il portellone di carico e ha rilasciato con successo 20 simulatori di massa degli Starlink di nuova generazione, delle riproduzioni con dimensioni e peso simili ai futuri satelliti veri, usate per testare il meccanismo di rilascio che in orbita dovrà sganciare lotti di Starlink reali. Di seguito il video del rilascio.
Insieme ai simulatori, però, c'erano anche due Starlink veri. Il loro compito non era restare in orbita, ma girarsi e fotografare Starship dall'esterno mentre si trovava nello spazio. Il risultato sono state alcune delle immagini spettacolari e la prima prova reale di un sistema di ispezione esterna in volo. Se questa capacità funziona davvero, in futuro gli operatori potranno controllare in tempo reale se lo scudo termico ha piastre danneggiate prima che la Ship tenti la cattura a Starbase.

Proprio lo scudo termico era soggetto a due esperimenti. Alcune piastre sono state dipinte di bianco per simulare piastrelle mancanti (e capire dalle immagini come si comporta la zona), e una singola piastrella è stata rimossa appositamente per misurare come cambiano i carichi aerodinamici su quelle vicine durante il rientro.
Il volo 12 potrebbe essere stato uno degli ultimi grandi test suborbitali del programma Starship. Da qui in avanti SpaceX punta a passare alle missioni orbitali vere e proprie (cioè in cui la Ship si inserisce in orbita attorno alla Terra), e soprattutto a testare la capacità di rifornimento in orbita. La nuova Starship V3 introduce infatti i punti di attracco proprio per questo. Artemis 3, la missione NASA fissata per il 2027, prevede uno incontro in orbita terrestre bassa tra la capsula Orion con l'equipaggio a bordo e uno dei due lander attualmente in corsa per il primo allunaggio del programma, Starship di SpaceX e Blue Moon di Blue Origin. Senza il rifornimento in orbita, Starship non avrebbe abbastanza propellente per arrivare sulla Luna con un carico utile.
Per questo il volo 12 era così importante. Restano problemi importanti da risolvere ma i tempi potrebbero essere più stretti del solito con il prossimo tentativo atteso tra fine giugno e luglio.