22 Settembre 2023
14:00

Un nuovo studio spiega il fenomeno delle “cascate di sangue” in Antartide

Originariamente si pensava che la bizzarra cascata rossa prendesse il suo colore dalle alghe. Ora i ricercatori hanno trovato un collegamento con una grande fonte di acqua salata intrappolata sotto il ghiacciaio.

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Un nuovo studio spiega il fenomeno delle “cascate di sangue” in Antartide
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Credits: National Science Foundation/Peter Rejcek, via Wikimedia Commons.

Dal 1910 al 1913, la spedizione Terra Nova fu condotta in Antartide sotto il comando del capitano Robert Scott. In questa missione, il geologo ed esploratore australiano Thomas Griffith Taylor  fu selezionato come geologo senior. È stato durante questa ricerca che quest'ultimo scoprì una cascata unica che scorre da sotto il ghiacciaio Taylor e che diventa di colore rosso sangue dopo essere entrata in contatto con l'aria, che è stata appunto ribattezzata con l'appellativo Blood Falls (“Cascate di Sangue”). Da allora, questo fenomeno non ha mai avuto una spiegazione davvero convincente. Ora però sembra che Kenneth Livi, un ricercatore della Johns Hopkins University, insieme alla sua squadra, abbia trovato una risposta.

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Il ghiacciaio Taylor. Credits: Michael Studinger, NASA, da Wikimedia Commons.

Lo studio dietro il fenomeno delle “cascate di sangue”

Taylor attribuì il caratteristico colore delle cascate alle alghe rosse, ma ulteriori ricerche hanno invalidato questa teoria. Studi successivi hanno affermato che il colore rosso sangue deriverebbe molto probabilmente dal ferro contenuto nel lago subglaciale che alimenta la cascata. Kenneth Livi e la sua squadra hanno analizzato l'acqua, trovando soltanto tracce di ferro sotto forma di nanosfere (100 volte più piccole dei globuli rossi umani) create da microbatteri che risiedono nei laghi subglaciali. Le nanoparticelle si ossidano, dando all'acqua che scorre verso il Blood Falls la sua caratteristica tonalità rossa.

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Credit: weforum.org.

«Non appena ho guardato le immagini al microscopio, ho notato che c'erano queste piccole nanosfere ed erano ricche di ferro, e hanno molti elementi diversi oltre al ferro – silicio, calcio, alluminio, sodio – e tutti variavano», ha dichiarato Livi. «Per essere un minerale, gli atomi devono essere disposti in una struttura cristallina molto specifica. Queste nanosfere non sono cristalline. Quindi i metodi precedentemente utilizzati per esaminare i solidi non li hanno rilevati».

La correlazione tra la scoperta e il pianeta Marte

I ricercatori, che hanno pubblicato i loro risultati sulla rivista Frontiers in Astronomy and Space Sciences, credono che la loro scoperta possa avere applicazioni anche oltre la Terra. Il lago subglaciale che nutre le cascate Blood Falls è estremamente salato, senza luce o ossigeno. Queste condizioni sono simili, in linea di principio, a quelle che si possono incontrare su Marte in corrispondenza della sua calotta polare sud. Oggi sappiamo infatti che a 1,5 km di profondità sotto la calotta glaciale marziana si estende un lago di acqua liquida ad alta salinità.

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La calotta polare sud di Marte. Credits: NASA/JPL/Malin Space Science Systems.

Come il lago sottostante il ghiacciaio Taylor è riuscito a ospitare un ecosistema microbico isolato per milioni di anni, nonostante le sue condizioni proibitive, lo stesso potrebbe essere successo anche su Marte e su altri pianeti. Tuttavia, non abbiamo ancora la tecnologia per confermare questa ipotesi.

Secondo Livi, «Il nostro lavoro ha rivelato che l'analisi condotta dai veicoli rover è incompleta nel determinare la vera natura dei materiali ambientali sulle superfici del pianeta. Questo è particolarmente vero per i pianeti più freddi come Marte, dove i materiali formati possono essere nanometrici e non cristallini. Di conseguenza, i nostri metodi per identificare questi materiali sono inadeguati. Per capire veramente la natura delle superfici dei pianeti rocciosi sarebbe necessario un microscopio elettronico a trasmissione. Ma al momento non è possibile posizionarne uno su Marte».

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