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22 Gennaio 2022
7:30

C’è un collegamento tra Vesuvio e Campi Flegrei? L’intervista all’esperto

Il collegamento tra Campi Flegrei e Vesuvio è stato a lungo dibattuto e tutt'oggi è oggetto di diversi studi. Per fare chiarezza abbiamo intervistato il professor Claudio Scarpati.

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C’è un collegamento tra Vesuvio e Campi Flegrei? L’intervista all’esperto
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credit: Google Earth Studio.

Una tra le cose che più spesso ci si domanda è se i vulcani, in qualche modo, sono collegati tra loro. In particolare, la domanda a cui vogliamo dare una risposta è: Vesuvio e Campi Flegrei sono in qualche modo collegati? Per fare chiarezza abbiamo deciso di intervistare il vulcanologo e geochimico Claudio Scarpati, Professore dell'Università Federico II di Napoli, così da snocciolare la questione e chiarire eventuali dubbi.

Una domanda che ci viene fatta spesso è: "Ma Vesuvio e Campi Flegrei sono collegati tra loro?"

Questa è una domanda che si sono posti anche i ricercatori nel corso tempo. Sono due vulcani vicini e chiaramente ci si pone l’interrogativo se in qualche modo c’è qualche punto di congiunzione.
Ovviamente non all’esterno perché i due apparati sono completamente diversi e sono posti a qualche km l’uno dall’altro. I due vulcani hanno anche due strutture completamente diverse: il Somma-Vesuvio è uno stratovulcano (quindi erutta molto spesso dallo stesso condotto) mentre invece i Campi Flegrei sono un campo vulcanico (cioè mostrano vulcanismo diffuso).

In profondità invece esiste una relazione tra i due vulcani?

Ci sono risposte diverse dovute non solo a gruppi di ricerca diversi, ma specialmente a metodologie diverse. Recentemente sono stati eseguiti dei test sismici – come la tomografia – che miravano a definire la struttura superficiale e profonda della piana campana e, in particolare, rilevare la presenza e la profondità della camera magmatica di entrambi gli apparati.

Da quei test sembrava vedersi una qualche definizione di camera magmatica. Dal punto di vista geofisico questo significa vedere delle risposte delle onde sismiche a bassa velocità: la velocità delle onde sismiche infatti si abbassa quando diminuisce la densità e in particolare se ci sono nel substrato delle zone dove sono presenti dei fluidi magmatici. Con questi metodi di indagine si è cercato di valutare la presenza della (o delle) camere magmatiche e le loro relative profondità. Non sono stati rilevati elementi superficiali e quello che è stato interpretato dagli autori è che ci sia qualcosa di definito attorno ai 10 km e più di profondità, al di sotto di una porzione importante della piana campana. Questo tipo di struttura è stato interpretato come una camera magmatica comune profonda che alimentava entrambi gli apparati.

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Ipotesi di camera magmatica profonda (credit: INGV).

Sono state eseguite anche altre tipologie di analisi?

Sono state anche svolte indagini geochimiche e petrografiche, che analizzano cioè i prodotti delle eruzioni dal punto di vista chimico. Queste ci danno risultati completamente diversi sia per quanto riguarda l'eventuale presenza di un'unica camera magmatica, sia per quanto riguarda la sua ubicazione. Ricordiamoci che questo tipo di analisi non valuta l’attuale ma si basa su rocce eruttate in passato.
Queste analisi hanno permesso di vedere come varie caratteristiche dei minerali rendano i due apparati incompatibili, cioè non possono – secondo quelli che sono i modelli attuali – essere ricondotti a una sorgente comune. Queste analisi separano nettamente le due camere magmatiche.

Anche la profondità delle loro camere magmatiche è diversa secondo le analisi geochimiche?

Studiando le profondità a cui cristallizzano alcune fasi che sono all’interno dei magmi, oppure studiando le inclusioni fluide nei cristalli, attraverso dei metodi detti geobarometrici (che considerano cioè a che pressione e a che profondità si originano questi cristalli), è possibile ricostruire la profondità delle camere magmatiche. Per le ultime eruzioni del Vesuvio si hanno profondità attorno ai 3-4 km della camera magmatica, mentre quella del 79 invece era a profondità maggiori, attorno agli 8 km. Al di sotto dei Campi Flegrei invece è presente una camera magmatica più grande e a una profondità di circa 8 km. Ma sicuramente non c’è collegamento tra le due a causa della composizione incompatibile dei prodotti.

Quindi possiamo dire che i due vulcani non sono collegati tra di loro?

Io escluderei la sorgente comune come mia interpretazione, anche se come le ho detto ci sono varie conoscenze in letteratura. Dal punto di vista vulcanologico possiamo dire che non c’è nessun condizionamento di una struttura sull’altra. Sono strutture completamente diverse, la frequenza delle eruzioni è diversa, la dinamica delle eruzioni in parte è diversa. Ad esempio le più grandi eruzioni dei Campi Flegrei sono molto molto più grandi delle più grandi eruzioni vesuviane di almeno uno o due ordini di grandezza, senza contare che hanno tempi di ritorno molto più lunghi.

Ma a livello italiano o mondiale, ci sono dei vulcani che effettivamente sono collegati tra loro?

Si si, è molto raro ma esistono. Ad esempio in Papua Nuova Guinea esistono due vulcani gemelli (Vulcan e Tavurvur) che si trovano alle due estremità di una baia. Quello che succede è che quando erutta uno erutta anche l’altro. Sono dislocati su due lati ma hanno una camera magmatica comune: si tratta di un esempio raro in cui effettivamente ci sono due condotti che pescano dalla stessa camera magmatica e quindi si ha l’eruzione simultanea. Di solito però anche vulcani molto  vicini hanno camere magmatiche diverse e condotti diversi che li alimentano.

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credit: Google Earth Studio.
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Stefano Gandelli
Redattore
Sono un geologo appassionato di scrittura e, in particolare, mi piace raccontare il funzionamento delle cose e tutte quelle storie assurde (ma vere) che accadono nel mondo ogni giorno. Credo che uno degli elementi chiave per creare un buon contenuto sia mescolare scienza e cultura “pop”: proprio per questo motivo amo guardare film, andare ai concerti e collezionare dischi in vinile.
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