La recente crisi tra Russia e Ucraina ci ha fatto parlare molto del gas naturale, del metano per intenderci, e soprattutto delle riserve “strategiche” di gas di cui dispone l’Italia, del cosiddetto stoccaggio di gas. Ma di che si tratta concretamente? Quanto gas “di scorta” abbiamo al momento?

Come funziona lo stoccaggio del gas

Per stoccaggio di gas si intende un processo che consiste nell’iniezione di gas naturale nella roccia porosa di un giacimento esaurito che già lo conteneva. In termini semplici è una soluzione che i Paesi adottano per avere una scorta, sia per far fronte a variazioni improvvise della domanda, sia in casi di di emergenza.
Si tratta di un concetto semplificato, ma ovviamente il lavoro che c’è dietro è enorme. Prima cosa da chiedersi è: dove viene messo il gas? La risposta è nel sottosuolo, nei vecchi giacimenti di gas, ormai vuoti. I luoghi in cui avviene l’iniezione di gas nel sottosuolo, che prende il nome, appunto, di stoccaggio, sono gli stessi giacimenti da cui precedentemente era stato estratto del metano e che ormai sono vuoti. Perché usiamo i vecchi giacimenti? I motivi principali sono due: per una questione logistica e per motivi di sicurezza.

Rappresentazione grafica di un giacimento
in foto: Rappresentazione grafica di un giacimento

Innanzitutto bisogna considerare che si tratta di volumi molto grandi, che se andassero distribuiti in superficie, ad esempio all’interno di silos, costituirebbero una distesa più che rilevante. I giacimenti, al contrario, sono costituiti da rocce porose e permeabili (rocce serbatoio), con dei micropori tra un granulo e l’altro e che si lasciano attraversare da fluidi, come il gas. Queste rocce sono sormontate da altre rocce, impermeabili, che trattengono i fluidi al di sotto. In questo modo i pori delle rocce possono trattenere all’interno enormi quantità di gas. Inoltre i giacimenti sono strutture naturali sicure in cui reimmettere il gas. Perché? Perché quei giacimenti hanno già contenuto il gas, addirittura per milioni di anni.

Dove sono i siti di stoccaggio in Italia?

Snam, attraverso la sua controllata Stogit, è il maggiore operatore dello stoccaggio del gas in Italia. Gestisce 9 impianti: Brugherio, Bordolano, Cortemaggiore, Fiume Treste, Minerbio, Ripalta, Sabbioncello, Sergnano e Settala. La capacità massima complessiva dei giacimenti Stogit è di circa 17 miliardi di m3, comprensiva della riserva strategica, che in Italia è di 4,5 miliardi di m3. Quindi, per sottrazione, la capacità di stoccaggio normale ammonta a 12,5 miliardi di m3.  Considerando che ogni anno consumiamo circa 70 miliardi di m3, la capacità massima (17 miliardi di m3) potrebbe quindi soddisfare il fabbisogno nazionale per circa 4 mesi.

Mappa dello stoccaggio del  gas in Italia – foto credit: SNAM
in foto: Mappa dello stoccaggio del  gas in Italia – foto credit: SNAM

È bene tenere presente un aspetto importante: la capacità massima fa riferimento al volume di gas quando i giacimenti di stoccaggio sono pieni, cosa che non avviene sempre. Il consumo di gas naturale, infatti, varia stagione per stagione. Nelle stagioni più calde non ci sarà bisogno di molto gas perché, per fare un esempio facile, non c’è bisogno di accendere il riscaldamento. Viceversa d’inverno, quando fa più freddo, consumiamo la maggior parte del gas. Ogni anno i giacimenti di stoccaggio vengono riempiti e svuotati (non interamente); c’è una fase di iniezione in estate (periodo in cui lo mettiamo da parte) e una fase di erogazione durante l’inverno (quando lo tiriamo fuori). Questo significa che alla fine dell’inverno le riserve sono ridotte. Nel mese di Febbraio/Marzo sono circa 7 miliardi di m3, comprensivi dei 4,5 miliardi di m3 strategici che solitamente non si toccano.

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Videostorie