
L’Abruzzo è una regione dell'Italia meridionale che si estende dalla pianeggiante costa del Medio Adriatico fino al cuore roccioso dell’Appennino Centrale. È una di quelle regioni italiane che si fanno conoscere un poco alla volta e per qualche strano motivo resta ancora ai margini delle principali direttrici del turismo di massa. Città come il capoluogo L’Aquila, ma anche Teramo, Chieti, Sulmona e Ortona, sono ricche di storia e la loro anima è legata a doppio filo ai famosi artisti e poeti a cui hanno dato i natali. Ma l’Abruzzo è anche il “cuore verde d’Europa” grazie alla sua ricchezza ambientale e paesaggistica, oggi tutelata da ben tre parchi nazionali: quelli d’Abruzzo, Lazio e Molise; del Gran Sasso e Monti della Laga e della Maiella, che occupano il 36% della superficie regionale.
L'origine del nome Abruzzo
A differenza di quello di molte regioni italiane, l’origine del nome Abruzzo non è del tutto certa. La forma più antica conosciuta deriva dal latino medievale Aprutium, attestato già nel VI secolo e inizialmente riferito al territorio di Teramo. Secondo le ipotesi più accreditate, il termine potrebbe derivare da Praetutium, nome dato all’antico popolo italico dei Pretuzi, che ha abitato il territorio dell’attuale Teramo dal I millennio a.C. fino alla conquista romana nel III secolo a.C.
Come spesso succede, durante il Medioevo il nome Aprutium iniziò a fare riferimento territori sempre più estesi e nel Duecento quei territori furono divisi in Abruzzo Citra e Abruzzo Ultra, da cui nacque il tradizionale riferimento al plurale di “Abruzzi”.
Lo stemma della Regione
Sullo stemma della Regione Abruzzo troviamo l’effige della scultura del Guerriero di Capestrano, una delle più importanti testimonianze dell’antica cultura italica. Parliamo di una statua in calcare alta oltre 2 metri e rinvenuta in condizioni quasi perfette nel 1934 in una necropoli del territorio di Capestrano (L’Aquila). La scultura raffigura un uomo, un re o un principe guerriero, con le braccia ripiegate sul petto, armato e riccamente vestito. Nello stemma regionale, questa figura stilizzata si sovrappone allo scudo sannitico, diviso in tre fasce oblique di colore argento, verde e azzurro. I colori richiamano rispettivamente le cime innevate delle montagne abruzzesi, i boschi e le colline e, infine, il Mar Adriatico.
I numeri della Regione
L’Abruzzo è una regione del Sud Italia con capoluogo L’Aquila. Si affaccia sul Mar Adriatico, a nord-est, e lungo il tratto centrale dell’Appennino, quello più elevato, a sud-ovest. Confina con Marche, Lazio e Molise e comprende quattro province, Chieti, L'Aquila, Pescara, Teramo, suddivise in 305 comuni.
La superficie regionale di 10 831,72 chilometri quadrati non è particolarmente estesa e, a fronte di una popolazione di 1 267 222 abitanti, ne risulta una densità abitativa piuttosto bassa, pari a 117 abitanti per chilometro quadrato: una densità molto al di sotto della media italiana, pari a 195 abitanti per chilometro quadrato.
Il territorio della regione è uno dei più tutelati d’Italia: il 36% della superficie complessiva è infatti salvaguardato con diverse aree protette, come i tre parchi nazionali (d’Abruzzo, Lazio e Molise; del Gran Sasso e dei Monti della Laga; della Maiella), un parco regionale e diverse riserve e aree marine protette.

Il "ghiacciaio" più meridionale d'Europa
Il territorio abruzzese conserva l’unico ghiacciaio dell’intera catena degli Appennini, nonché il ghiacciaio più meridionale d’Italia e d’Europa: il Calderone.
Il Calderone sorge sul versante settentrionale del Corno Grande, nel massiccio del Gran Sasso in una posizione davvero particolare: si trova infatti a una quota relativamente bassa e a una latitudine tale per cui le condizioni climatiche rendono difficile la presenza di ghiaccio perenne. Per questo motivo è oggetto di studi, anche internazionali, come importante indicatore dei cambiamenti climatici. Negli ultimi due secoli, tuttavia, ha perso circa il 90% della sua superficie e oggi è stato riclassificato come glacionevato: non è quindi più ufficialmente un ghiacciaio.
I confetti di Sulmona
Il comune di Sulmona (L'Aquila) è conosciuto in tutta Italia, ma anche nel resto del mondo, per i suoi celebri confetti.
Il confetto ha una storia antichissima, sembra infatti che risalga addirittura all’epoca romana, durante la quale veniva servito come speciale dolce negli eventi sociali e nelle celebrazioni. Al tempo, tuttavia, lo zucchero ancora non si era diffuso in Europa e le mandorle venivano ricoperte con impasti diversi, come quello a base di farina e miele.
Le prime fonti certe in merito alla produzione tradizionale del confetto a Sulmona fanno invece risalire le prime attività artigianali al XV secolo e alcune delle più antiche fabbriche di confetti sarebbero nate proprio nei pressi del comune abruzzese sul finire del Settecento.
Ma a Sulmona il confetto non è solo una piccola prelibatezza. Il dolce della tradizione abruzzese, infatti, viene lavorato e assemblato in composizioni complesse che prendono la forma di fiori, spighe e piccoli bouquet: passeggiando per il centro di Sulmona, è facile incontrare vetrine decorate con queste splendide e coloratissime composizioni, che sono oggi uno dei simboli più caratterizzanti della città.
Gli arrosticini
Gli arrosticini abruzzesi non hanno certo bisogno di presentazione. Si ordinano a decine, si cuociono sulla fornacella e si mangiano quando sono ancora belli caldi. Parliamo di uno dei piatti tipici più rappresentativi della tradizione gastronomica abruzzese, soprattutto delle zone interne della regione. Gli arrosticini sono spiedini di carne di pecora e sono legati alla tradizione pastorale, soprattutto a quella dell’area sud-orientale del Gran Sasso, che risale a quando la carne ovina rappresentava una risorsa preziosa e doveva essere utilizzata senza sprechi.
Nell’arrosticino artigianale i cubetti di carne sono inseriti a mano negli spiedini, stretti uno accanto all’altro, e cotti sulla caratteristica fornacella, una griglia stretta e lunga pensata proprio per questo tipo di cottura alla brace.

L'orso marsicano
L’orso bruno marsicano è uno degli animali più rappresentativi della fauna abruzzese, nonché il simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Si tratta di una sottospecie geneticamente distinta dall’orso bruno delle Alpi e per questo considerata un endemismo dell’Italia centrale. La sua presenza è legata soprattutto alle aree montuose e boscose dell’Appennino, dove trova gli ambienti adatti alla sua sopravvivenza. Secondo le stime riportate dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, la popolazione presente nel territorio dell’area protetta e nelle zone vicine è di circa una cinquantina di esemplari: un numero estremamente ridotto, che rende la specie a rischio critico di estinzione. La conservazione dell’orso marsicano è oggi una delle questioni più importanti nella tutela della fauna abruzzese e italiana in generale.
Le mura ciclopiche di Alba Fucens
Le mura di Alba Fucens sono una delle testimonianze più imponenti dell’antica colonia romana fondata alla fine del IV secolo a.C. alle pendici del Monte Velino (L’Aquila). La cinta muraria seguiva l’andamento naturale delle tre colline su cui sorgeva l’insediamento, a oltre 950 metri di quota, creando una fortificazione lunga circa 3 chilometri. Era costruita con enormi blocchi di pietra disposti in opera poligonale, cioè incastrati tra loro senza l’uso di malta. Proprio le dimensioni e la particolare tecnica costruttiva hanno fatto nascere i nomi di mura “ciclopiche”. La dimensione delle fortificazioni era tale che Alba Fucens fu elogiata anche dallo storico Strabone per la sua solidità e sicurezza e fu utilizzata dai Romani anche come luogo di detenzione per personaggi di alto rango, tra cui il re macedone Perseo. Alcuni tratti della fortificazione risalgono alle prime fasi dell’insediamento, ma il sistema fu modificato e ampliato nel tempo. Ancora oggi ne rimangono circa tre chilometri, distribuiti lungo il perimetro dell’antico abitato.
La Costa dei Trabocchi
La Costa dei Trabocchi è il tratto di litorale abruzzese che va grossomodo da Ortona a Vasto, lungo tutta la costa della provincia di Chieti, per circa 40 chilometri. Deve il suo nome ai tradizionali trabocchi, antiche strutture in legno realizzate direttamente sugli scogli e collegate alla terraferma da una passerella. I trabocchi erano vere e proprie “macchine” da pesca: una piattaforma sosteneva lunghi pali, corde e bracci chiamati antenne, dai quali veniva calata in acqua una grande rete. In questo modo era possibile pescare senza doversi avventurare in mare in barca.
Oggi si contano lungo la costa circa una trentina di trabocchi, nei territori di Ortona, San Vito Chietino, Rocca San Giovanni, Fossacesia, Torino di Sangro e Vasto. Alcuni sono ancora operativi, soprattutto a scopo dimostrativo e didattico, mentre altri sono stati recuperati e trasformati in ristoranti.
Il comune con il nome più lungo d’Italia
In Provincia di Pescara si trova San Valentino in Abruzzo Citeriore, un comune di quasi 1 800 abitanti e non molto conosciuto se non per il suo curioso primato: con 30 caratteri (spazi esclusi) è il comune con il nome più lungo d’Italia.
Il nome attuale risale al 1863: “Citeriore” richiama l’antica denominazione amministrativa dell’Abruzzo Citeriore, mentre San Valentino è legato ai santi Valentino e Damiano. Il paese era conosciuto in precedenza come Castel di Pietra e compare nelle fonti storiche già nell’XI secolo.