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12 Febbraio 2024
14:41

Lo storico Carnevale di Ivrea, ecco come è nata la Battaglia delle arance

Lo Storico Carnevale di Ivrea conosciuto in tutta Italia e all'estero per la celebre Battaglia delle arance è in realtà una manifestazione articolata e complessa che racchiude in sé la storia e le tradizioni che nel corso dei secoli hanno dato vita all'identità della città piemontese.

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Lo storico Carnevale di Ivrea, ecco come è nata la Battaglia delle arance
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Quando sentiamo parlare dello Storico Carnevale di Ivrea è impossibile non pensare a quella furiosa battaglia delle arance, durante la quale aranceri bardati come guerrieri di altri tempi si scambiano colpi brutali per le strade della città piemontese. Quest'anno, la battaglia delle arance va dall'11 al 13 febbraio, cioè per tre giorni fino a Martedì grasso, e conta circa 9200 aranceri e 52 carri per il getto degli agrumi. Come è facile immaginare, questa tradizione comporta un certo numero di feriti: quest'anno, per esempio, sono stati 127 i contusi durante la prima giornata della battaglia.

Ma questa manifestazione non è solo un combattimento a base di agrumi, è un affascinante miscuglio di rievocazioni storiche e leggenda che affonda le proprie radici in eventi vecchi di secoli e che nel corso del tempo si è arricchito con le tradizioni di diverse epoche storiche.

Vediamo insieme le origini e gli eventi che caratterizzano oggi uno dei carnevali più spettacolari del Piemonte e del nostro Paese.

Le usanze del Carnevale di Ivrea

Benché le origini del Carnevale di Ivrea possano essere fatte risalire al Medioevo, durante il quale la festa coinvolgeva i diversi rioni della città in rivalità tra loro, oggi possiamo ritrovare nella complessa struttura di tutta la manifestazione richiami di molteplici momenti storici, che vanno da un passato ancora più remoto agli eventi della dominazione napoleonica.
Con l’intento di celebrare l’identità cittadina, i valori di libertà e indipendenza, i diversi eventi che costituiscono il Carnevale sono il risultato della memoria storica di Ivrea.

Alcuni rituali celebrati ancora oggi rimandano ad antichissime usanze propiziatorie. Sono un esempio la Zappata, che coinvolge gli ultimi sposi di ciascuna parrocchia cittadina e prevede il rovesciamento di una zolla di terra con vanga e zappa (a simboleggiare remote tradizioni contadine) per augurare prosperità e fertilità, e l’Abbruciamento degli scarli, alti pali di legno ricoperti di erica e dati alle fiamme dagli Abbà, originariamente i priori delle parrocchie cittadine e oggi impersonati da bambini in rappresentanza di ogni rione.

Verso il XIX secolo il Carnevale si arricchì con nuove connotazioni, a metà tra memoria storica e leggenda, con la nascita di una nuova figura, oggi una delle principali protagoniste di tutta la manifestazione, quella della Mugnaia. Questa figura si ispira alla leggenda di Violetta, costretta a concedersi a un perfido tiranno locale in seguito decapitato dalla stessa giovane. Questo atto di ribellione suscitò una rivolta popolare, oggi simbolo di libertà e lotta all’oppressione.

Altri costumi della celebrazione, come quelli del Generale e dello Stato Maggiore, richiamano direttamente alla passata occupazione napoleonica.

Come si svolge il Carnevale di Ivrea

Dovrebbe essere chiaro a questo punto che il carnevale eporediese (cioè della città di Ivrea) è caratterizzato da una moltitudine di celebrazioni dalla diversa origine e dal diverso significato.

L’inizio di tutta la manifestazione è segnato dall’Epifania, durante la quale un corteo di suonatori di piffero e tamburo sfila per le vie del centro storico per annunciare l’inizio dei festeggiamenti.

La terzultima domenica prima della Quaresima ha luogo la cerimonia dell’Alzata degli Abbà, che vede la presentazione alla città dei giovani rappresentanti dei rioni e che coinvolge alcune delle figure storiche chiave del carnevale, come il Generale, lo Stato Maggiore e il Sostituto Gran Cancelliere.

Durante il giovedì grasso (cioè l’ultimo giovedì prima dell’inizio della Quaresima), il Carnevale entra nel vivo e la figura del Generale viene investita simbolicamente del potere sulla città di Ivrea, a richiamo dell’autorità municipale durante l’occupazione di Napoleone (il Generale veste infatti la storica uniforme dell’esercito napoleonico) e segue un corteo che, giunto nella parte alta della città, porta gli omaggi al vescovado.

Il sabato successivo viene presentata al pubblico la figura dell’eroina del Carnevale d’Ivrea, la Mugnaia, che dopo essere stata accolta dalla folla esultante, sfila per le strade della città in festa su un carro dorato, accompagnata dalla banda e da tutte le figure del carnevale eporediese.

Successivamente ha luogo la famosa Battaglia delle arance e chiudono il Carnevale nei giorni seguenti i riti della Zappata e dell’Abbruciamento degli scarli.

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La battaglia delle arance: come si svolge e cosa rappresenta

Tra gli eventi più conosciuti e suggestivi del carnevale, soprattutto per chi viene da fuori, vi è la Battaglia delle arance.

Durante il corteo storico, per le strade della città prende piede questo scontro goliardico in cui si fronteggiano a colpi di arance nove squadre di tiratori, detti aranceri, che si muovono per le vie del centro a piedi o sopra a grandi carri trainati da cavalli. Gli aranceri a piedi, molto più numerosi, combattono a volto scoperto e senza protezioni, mentre quelli sui carri bardati con i colori del folclore locale, indossano pesanti protezioni ed elmi integrali.

La battaglia infuria per tre giorni – da domenica a Martedì grasso– nelle principali piazze della città ed è seguita per tutto il tempo da una speciale commissione che alla fine del Carnevale assegnerà un premio alle squadre che maggiormente si sono distinte in battaglia.

L’origine di questa curiosa tradizione non è ben chiara. Alcune leggende la fanno risalire al Medioevo, quando ai cittadini di Ivrea fu offerta dal sovrano locale una misera elemosina di fagioli: offesi dal gesto, i cittadini avrebbero lanciato i fagioli in strada dalle proprie finestre. Durante l’Ottocento, sembra che l’usanza di lanciare i fagioli per richiamare l’antico gesto di protesta fu sostituita da quella di lanciare le arance. Gli aranceri a terra rappresenterebbero quindi, secondo questa ipotesi, il popolo in rivolta contro i soprusi dei tiranni.

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Che fine fanno le arance: le controversie sulla battaglia

La pratica di lanciare arance è stata duramente contestata nel corso degli anni più recenti perché considerata uno spreco gratuito di cibo.

In verità le arance lanciate durante il brutale scontro non sono edibili e sarebbero in ogni caso destinate al macero, di conseguenza non vi è nessuno spreco di cibo. Inoltre, alla conclusione del Carnevale tutta la città viene attentamente ripulita e i resti organici e gli agrumi rimasti vengono raccolti, riciclati e impiegati per realizzare il compost, utilizzato come fertilizzante naturale.

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